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Campioni nazionali

Black out Cecchinato: Paris adieu

Marco fatica a digerire la delusione per l'eliminazione al primo turno al Roland Garros: "Nel quinto non sono andato a prendermi la partita ed è l'aspetto che più mi fa male. Io di solito lotto, in quei frangenti le situazioni le giro a mio favore... Mi devo fermare qualche giorno, staccare e poi ripartire dalla stagione su erba"

di Angelo Mancuso - da Parigi | 27 maggio 2019

PARIGI - In fondo le avvisaglie le avevamo avute già al Foro Italico, dove Marco Cecchinato aveva più volte ripetuto, quasi a mo' di excusatio non petita, che perdere al primo turno al Roland Garros non sarebbe stato un dramma. L'italico tifo ci aveva fatto girare dall'altra parte, speranzosi che a dettare quelle parole fosse solo la pressione di dover difendere qui a Parigi una montagna di punti: 720 per l'esattezza. L'asticella si è inevitabilmente alzata e anche le aspettative. "Nessuna tragedia, nessuna morte", aveva detto il siciliano al Foro Italico. I conti però se li era fatti per bene: "Il peggio che mi può capitare è scivolare intorno alla 40esima posizione nel ranking", aveva aggiunto. Ed è successo.

 

CECK: "HO SPRECATO TROPPO" - Le stesse identiche parole le ha pronunciate ieri in una saletta stracolma di colleghi della stampa, molti stranieri, accorsi dopo il clamoroso harakiri di Cecchinato contro Nicolas Mahut, cugino d'oltralpe che a 37 anni suonati ormai si dedica quasi esclusivamente al doppio e in tabellone per grazia ricevuta sotto forma di wild card da parte degli organizzatori dello Slam di casa. Che fosse quasi impossibile ripetere la storica semifinale del 2018, quando Marco ha eguagliato 40 anni dopo Corrado Barazzutti, era abbastanza chiaro. Nessuno però poteva pensare a una sconfitta così bruciante all'esordio del torneo che gli ha cambiato vita e carriera. Tanto più dopo che la sfida contro Mahut sembrava incanalata nella normale routine con Cecchinato avanti di due set, seppur non brillando. In fondo lo scorso anno la sua favola parigina era cominciata con un sofferto 10-8 al quinto contro il rumeno Copil, primo match vinto in carriera in uno Slam. Poi ne arrivarono altro quattro sino alla semifinale persa contro Thiem, Invece ecco il black out, fragoroso quanto inatteso: è sparito il servizio, idem diritto e rovescio. Per non parlare della palla corta, il suo marchio di fabbrica che dodici mesi fa aveva fatto impazzire gli avversari, Djokovic compreso. "E' stata una gran brutta giornata, ho sprecato troppo e nel quinto set non ho spinto come dovevo, non sono andato a prendermi la partita pur avendo avuto a disposizione tre palle break che mi avrebbero portato sul 4-3 con il servizio a disposizione. Ed è l'aspetto che più mi fa male. Io di solito lotto, in quei frangenti le situazioni le giro a mio favore".

 

"MI DEVO FERMARE QUALCHE GIORNO, POI L'ERBA" - Dovrà passare qualche giorno prima di analizzare quanto accaduto. "Ora la delusione è troppo forte e fresca - sottolinea - mi devo fermare qualche giorno, staccare completamente e poi ripartire dalla stagione sull'erba. Giocherò al Queen's, a Eastbourne e a Wimbledon". Max Sartori, che ben lo conosce, era stato buon profeta a inizio stagione. "Sarà un anno difficile per Marco - aveva detto - mi aspetto anche che scenda in classifica perché confermarsi dopo un boom così fragoroso come quello del 2018 non sarà facile. Poi dalla prossima stagione si assesterà sui suoi livelli e scopriremo quali sono".

 

"ORA DEVO RITROVARE SERENITA' E SALUTE" - Dopo una mazzata come quella contro Mahut, la domanda è: c'è più ambizione nel migliorarsi o paura di fare un salto all'indietro? "Ci ho pensato spesso - ammette - sarà stato solo un caso come qualcuno dice? Il mio sogno era entrare nei primi 100 giocatori del mondo e sono arrivato tra i top 20. Un po' di timore c'è, ma se continuo a lavorare come si deve credo di potermi togliere tante soddisfazioni". Il titolo conquistato a Buenos Aires a febbraio aveva forse illuso: "In effetti io a inizio stagione stento sempre a trovare la giusta forma", conferma lo stesso Cecchinato, che qualche attenuante ce l'ha. Non cerca alibi, ma è evidente che la condizione fisica non è ottimale. "Dopo Monte Carlo ho avuto la febbre a 39 per una settimana. Nonostante ciò ho raggiunto le semifinali a Monaco, poi ho perso subito a Madrid e al secondo turno a Roma. A questi livelli se non ti alleni ore e ore tutti i giorni le partite non le vinci. Ora devo ritrovare serenità e salute, per fortuna nella seconda parte della stagione non ho punti da difendere". Come diceva il grande Muhammad Alì "dentro un ring o fuori non c'è niente di male a cadere, è sbagliato rimanere a terra".