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Campioni nazionali

Caruso: "Non è mai troppo tardi"

Il 26enne siciliano di Avola batte all'esordio del Roland Garros lo spagnolo Jaume Munar, classificato quasi 100 posizioni più in alto nel ranking, e si regala il suo primo successo nel main draw di uno Slam. "Sono sempre stato costruttivo anche quando i risultati non arrivavano"

di Angelo Mancuso - da Parigi | 27 maggio 2019

PARIGI - Il tennis è anche questo: ci sono occasioni che ti sfuggono sul più bello, altre che arrivano quando meno te l'aspetti. Salvatore Caruso, 26enne di Avola, paesino di trentamila anime in provincia di Siracusa famoso per il pregiatissimo vino, ne è l'esempio lampante. Lo scorso ottobre ha ottenuto ad Anversa la prima vittoria a livello Atp battendo da lucky loser  l'indiano Bhambri, dopo che a inizio 2018 si era qualificato sempre per la prima volta al tabellone principale di uno Slam agli Australian Open. Poi ecco Parigi e la qualificazione al main draw del Roland Garros passando per le qualificazioni. 

Parigi mon amour: quale città migliore per regalarsi il primo squillo in uno Slam? Missione compiuta: vittoria in quattro set (75 46 63 63) contro il 22enne maiorchino Jaume Munar, numero 53 Atp (un centinaio di posizione meglio del siciliano) sponsorizzato da Nadal. Una gioia incontenibile: dopo il diritto out dello spagnolo, che ha decretato la fine del match, si è sdraiato per terra con le braccia al cielo. Secondo turno sulla terra rossa parigina contro il volpone francese Gilles Simon e best ranking: era 147 prima alla vigilia del torneo, è già numero 136. Senza contare l'assegno di 87mila euro che spetta ai vincitori del primo turno, cifra mai vista prima.

Non ha mai tremato, lui che è abituato a palcoscenici meno prestigiosi. Una vita da mediano canterebbe Ligabue, in giro per il circuito dei challenger: due settimane fa si era fermato nei quarti al Roma Garden. E' stato lucido quando nel quarto set ha servito per il match sul 5-3 ed è andato sotto 0-30. "Sono stato bravo ad andare a prendermi due punti a rete", racconta. Non lo ha sfiorato il ricordo della sconfitta del 2018 al primo turno degli Australian Open, quando si arrese al tunisino Jaziri dopo essere stato avanti di due set. "Di quella partita ho preso gli aspetti positivi, mi ha insegnato tanto e oggi quell'esperienza mi è servita. Era stata la mia prima partita al meglio dei cinque set. Contro Munar ho vissuto la sfida con gramde tranquillità, forse mi sono irrigidito solo nel secondo set. Terzo e quarto li ho gestiti in maniera splendida. Quando ero ragazzini, a 10-12 anni, invece tiravo raccheta dovunque. In questo senso sono maturato".

La vittoria più importante della carriera è arrivata a 26 anni, ma non ha rimpianti. "Ho cominciato a giocare nella mia Avola con il maestro Maurizio Cusumano, d'accordo con i miei genitori ho frequentato il liceo scientifico pubblico fino alla maturità. Il patto era che dopo aver conseguito il diploma mi avrebbero aiutato e sostenuto nella scelta di provare a sfondare nel tennis. Mio padre ha un negozio storico di abbigliamento e intimo nel centro di Avola, mia madre è insegnante al liceo. Se oggi sono quel che sono lo devo ai miei genitori e alle scelte fatte e sono contento così". E' molto legato alle sue radici e lo dimostrano le sue parole: "Oggi in tribuna c'era un mio grande amico, Andrea Salinitro, che lavorava con il maestro Cusumano. Alla fine era più emozionato di me". 

Una grande soddisfazione per un ragazzo umile e educato, che si fa apprezzare non solo per il suo tennis, ma anche per una genuinità rara in questo ambiente. Qualità forgiate insieme al suo coach e mentore Paolo Cannova, 44 anni, colui che lo assiste sin dai primi passi nel mondo dei professionisti. Dopo un periodo da allenatore e sparring nel circuito Wta, ha deciso di scommettere su Caruso, siciliano come lui, quando aveva solo 17 anni. "Abbiamo lavorato tanto e ci meritiamo questo successo - sottolinea -, nei momenti più difficili, quando i risultati non arrivano, siamo sempre stati costruttivi nel capire cosa mi mancava".

Con il suo tennis abbastanza completo, ma un po' leggerino, "Salvo" si è stabilizzato nel circuito dei challenger: lo scorso settembre ha vinto il titolo a Como battendo il cileno Christian Garin, che qualche settimana fa ha sconfitto Matteo Berrettini in finale a Monaco. "Sono un giocatore abbastanza versatile che sa adattarsi a tutte le superfici pur essendo cresciuto sulla terra rossa. Il mio diritto è piatto, ci abbiamo lavorato tanto e mi piace, se posso, prendere il tempo agli avversari, non giocare d'attesa". Ora l'obiettivo è salire definitivamente di livello. A 26 anni non è troppo tardi: la sua è una crescita lenta ma continua, un passo alla volta. E Parigi è un altro prezioso passaggio.