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Campioni nazionali

Lorenzo pronto per Roger: "Sul rosso ce la giochiamo"

Intervista al torinese, numero 73 del mondo, primo avversario dello svizzero che torna al Roland Garros dopo quattro anni. "Felice di incontrarlo, è uno dei miei giocatori di riferimento" dice. "Quest'anno ho imparato tanto, mi sento più sicuro"

di Alessandro Mastroluca | 26 maggio 2019

Sarà il protagonista dell'evento più atteso al primo turno del Roland Garros. Sarà Lorenzo Sonego il primo avversario di Roger Federer, che torna a Parigi dopo quattro anni. Torinese, 24 anni, numero 73 del mondo, si racconta come “uno spirito guerriero, abbastanza umile e generoso”. Ha preso velocità a partire dal primo successo nel circuito maggiore, al primo turno dell'Australian Open del 2018 su Robin Haase. Il secondo turno agli Internazionali BNL d'Italia e il primo quarto di finale ATP a Budapest, dopo aver salvato due match point a Hurkacz e battuto Gasquet, l'hanno proiettato al numero 86 del ranking a fine ottobre del 2018.

Quest'anno ha giocato due quarti ATP a Marrakech e a Montecarlo, il suo primo in carriera in un Masters 1000. Nel Principato ha battuto Andreas Seppi, il suo primo successo contro un italiano, Karen Khachanov, la sua prima vittoria contro un top 20. “E' stata una delle mie partite più belle” ammette, raggiunto telefonicamente. Così si è anche affacciato in top 70 e toccato il best ranking di numero 66. Ha obiettivi chiari, una certa ritrosia verso lo spreco di parole e un gusto per lo spettacolo da trasmettere in campo. Magari sul Philippe Chatrier dove, presumibilmente, si troverà a giocare per la prima volta.

Quando hai visto il sorteggio, primo turno contro Roger Federer al Roland Garros, che hai pensato?

Sono felice, tutti vogliono giocare partite così almeno una volta. Sarà una bellissima esperienza, Federer è uno dei miei giocatori di riferimento. Sono convinto che sarà molto dura ma sulla terra sarà un match giocabile.

 

Come ti immagini lo Chatrier?

Fino a ieri non me lo sono immaginato, devo dire. Sarà tutto pieno, penso. Una situazione che per me diventa solo una carica in più.

 

Come preparerai il match? La tua routine pre-partita è sempre la stessa?

Ascolto reggaeton per caricarmi. Farò riscaldamento con il preparatore. Poi entro in campo e inizio a concentrarmi. In campo, in quei momenti, riesco a essere freddo. Però mi piace condividere bei colpi e bei momenti con il pubblico, mi può aiutare.

 

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Cosa è scattato in te quest'anno?

Giocare tante partite ad alto livello mi ha fatto capire molte cose, come affrontare diverse situazioni. Anche allenarmi con tanti campioni mi ha fatto imparare tanto. Si vede che sono attenti a ogni palla, a ogni dettaglio. Allenarmi con loro mi fa stare più concentrato. Poi credo di più in me stesso, mi sento più sicuro.

 

Quali sono i tuoi obiettivi, dove vuoi arrivare?

Intanto entrare tra i primi cinquanta. Poi, certo, ce n'è un altro più difficile, giocare le ATP Finals a Torino, la mia città.

 

Com'è Lorenzo Sonego fuori dal campo?

Non c'è tanto tempo libero, chiaramente. Vado a cena fuori, guardo qualche serie tv. Ho appena finito Vikings (arrivata alla quinta stagione, racconta le avventure romanzate di un guerriero vichingo del IX secolo, NdI). Seguo sempre il Torino, che quest'anno non è entrato in Europa ma ha comunque fatto la stagione migliore degli ultimi anni.

 

Hai mantenuto le amicizie di sempre a Torino, che impatto ha avuto sul tuo percorso di crescita?

È un vantaggio, credo. C'è chi magari ha iniziato a viaggiare fin da piccolo e non ha potuto crearsi delle amicizie vere o fare quel che fanno tutti i ragazzi.

 

Affrontare Federer sarà una bellissima esperienza. Lo stadio pieno sarà una carica in più

Ne hai costruite altre con i tennisti italiani. C'è anche una qualche piccola rivalità, per esempio con Matteo Berrettini?

No. Sono contento quando gli italiani vincono. Penso che ognuno debba fare la sua strada. Io ho il mio percorso, Matteo il suo. Certo, è bello che ci siano più italiani ad alto livello. Ma il mio obiettivo è fare il massimo possibile, non far la corsa sugli italiani.

 

Da un paio d'anni Umberto Rianna, responsabile del programma over 18, si è affiancato al tuo storico coach “Gipo” Arbino. Avere un secondo punto di vista si è rivelato un fattore positivo?

Da quando lavoro con lui, mi ha fatto capire molte cose soprattutto sul piano mentale. Ero proprio indietro come esperienza, come ragionamento a livello professionale.

 

E' l'aspetto mentale, quindi, quello su cui senti di dover lavorare di più?

No. è importante, posso capire ancora molte cose, ma non è il più importante per me al momento. Credo di essere più indietro dal punto di fisico. Ovviamente in questi anni abbiamo lavorato anche sul gioco, sul rovescio, sul servizio (anche attraverso il contributo del video analyst Danilo Pizzorno che ha lavorato con lui dal torneo di Miami e, guardando anche il movimento di Federer, ha cambiato i punti di riferimento nella torsione con l'obiettivo di anticipare il contatto con la palla, NdI).

 

Qual è il consiglio più importante che ti hanno dato?

Non dare niente per scontato, anche quando vinco. Anche essere al Roland Garros. È importante imparare ad apprezzare tutto quello che si riesce a raggiungere.

 

Se potessi scegliere l'avversario e il luogo della tua partita ideale, quali sarebbero?

Roger Federer a Wimbledon.