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Campioni nazionali

Baldi, un’emozione che sale

Filippo Baldi, numero 158 ATP, è uno di quei gladiatori che meglio riescono ad incanalare l’energia trasmessa dal campo più bello del mondo, il Pietrangeli. Vittorioso sullo slovacco Klizan, n.61, al primo turno di "quali", dedica il successo al padre Leonardo, suo primo tifoso, scomparso pochi mesi fa

di Alessandro Re | 12 maggio 2019

Un’emozione che sale, ti riempie e non riesci più a tenerla dentro. Ti esce dagli occhi. Guardi il cielo e si fa pioggia. Quella che bagna il viso di Filippo Baldi mentre cala la sera sul campo Pietrangeli. Sul campo più amato dal pubblico, gremito fino alle statue di marmo che lo circondano sin dal primo turno di qualificazione, Filippo, n.158 del mondo, ha appena battuto Martin Klizan. E' un momento commovente, una nuova occasione per essere protagonista al Foro Italico. E’ la sensazione di essere tornato sul palcoscenico dei sogni dopo un anno lungo, difficile, doloroso.

Giovane promessa sin dai tornei under 16 e 18, precoce vincitore della Coppa Davis Junior e dell’Avvenire, Filippo aveva avuto modo di assaggiare la terra rossa romana lo scorso anno, passando brillantemente le qualificazioni ai danni di Marton Fucsovics e Guillermo Garcia-Lopez, staccando così il pass per il main draw, dove non sfigurò per nulla incrociando la racchetta col georgiano Nikoloz Basilashvili.
La capitale, con cui il lombardo ha un rapporto d’amore viscerale, nel 2018 gli diede la spinta per l’ingresso nel tennis che conta e gli preparò la strada per la prima vittoria Challenger ad Ismaning e la finale in chiusura di stagione ad Andria.
Fondamentale per il raggiungimento di questi buoni risultati era stato il suo approdo nella calda Palermo, al Cinà Tennis Institute dove “Filo” ha trovato la sua perfetta dimensione, seguito da allenatori che credono in lui, Francesco Aldi in primis, che lo ha messo sotto la sua ala protettiva, ed hanno sciolto le briglie del suo estroso tennis.

La scelta era stata forte ma aveva richiesto un sacrificio importante: dover stare lontano da casa, dalla famiglia. Questo il prezzo da pagare per provare a inseguire fino in fondo il sogno di scalare il ranking del tennis professionistico. Un sogno nato in famiglia e costruito con grande supporto e partecipazione dei genitori. Specie di quel papà, Leonardo, che sin dai tempi dell’attività giovanile soffriva i match uno per uno, a bordo campo.
Sulle tribune del Pietrangeli quel papà ieri non c’era. Non poteva più esserci. Tre mesi fa aveva perso la partita contro un male inesorabile. Scendere di nuovo in campo al Foro Italico contro uno tosto come Klizan, dotato di accelerazioni fulminanti e vincitore di ben cinque titoli ATP, richiedeva la massima concentrazione. Ma come impedirsi di pensare che in quell’arena di sogni condivisi, per la prima volta Filippo entrava da solo. Fisicamente, umanamente parlando.

Ma un gladiatore non ha scelta. Lotta dal primo colpo o soccombe. L’azzurro è partito bene sin dalle prime battute, facendo sempre le scelte giuste e servendo in maniera da portare l’avversario fuori dal campo per poi entrare deciso a chiudere il punto. Ha messo alle corde il mancino di Bratislava non lesinando palle corte e passanti da leccarsi i baffi. 6-3 6-1 in due netti parziali e match incamerato con ovazione finale delle 2.000 anime azzurre del Pietrangeli.

Come non guardare il cielo. Come trattenere le lacrime. Come non alzare le braccia dove Filippo ha impresso le ultime parole del padre, tatuandosi la scritta “proteggile”. A lui va la dedica per la prima vittoria romana, a lui il pensiero e lo sguardo al cielo alla fine di ogni incontro. Per finire con un lungo abbraccio all’angolo dove erano seduti la mamma Rosaria, la sorella Martina e lo staff al completo.

Al turno finale di quali affronta Taylor Fritz, uno dei futuri “crack” del tennis americano che dopo un lungo periodo di appannamento, complici il matrimonio con la bella Raquel Pedraza e la nascita del piccolo Jordan, sembra aver nuovamente ingranato la marcia giusta facendo lo scalpo a Tsonga, Dimitrov, Monfils, Isner e Schwartzman.
Baldi lo affronta con la forza di chi ha le lacrime agli occhi ma una vetta da scalare nel cuore. Dai papà, andiamo lassù. Ti porto io.