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Campioni nazionali

1° titolo challenger a 17 anni!

A Bergamo Jannik firma la settimana perfetta. In finale batte Marcora e si aggiudica il suo primo challenger in carriera. L'altoatesino è il primo tennista nato nel 2001 ad ottenere questo risultato, appena al quinto torneo disputato in questa categoria.

02 maggio 2019

Jannik Sinner ha firmato la settimana perfetta. A 17 anni e sei mesi si è aggiudicato il suo primo titolo challenger in carriera (è il primo tennista nato nel 2001 ad aver ottenuto questo risultato), al quinto torneo disputato in questa categoria. Nella finale del "Trofeo Faip-Perrel", torneo challenger Atp da 46.600 euro di montepremi sul greenset del PalaNorda di Bergamo, il ragazzo di San Candido, numero 546 del ranking mondiale, in gara con una wild card, vera rivelazione del torneo, si è aggiudicato per 63 61, in un’ora e 11 minuti di gioco, il derby tricolore contro Roberto Marcora, 29enne di Busto Arsizio, numero 250 del ranking mondiale. Per il lombardo è stata la terza finale challenger persa in carriera dopo quella di Guangzhou 2015 (contro il belga Coppejans) e quella di Budapest un paio di settimane fa (sconfitto dal kazako Bublik).
Grazie a questo risultato, invece, da lunedì Sinner salirà intorno alla 325esima posizione, naturalmente best ranking.

Seconda finale tricolore di fila a Bergamo dopo quella vinta lo scorso anno da Matteo Berrettini su Stefano Napolitano. La cronaca. Ed è proprio il 17enne altoatesino, sceso in campo con personalità, senza paura e con il braccio assolutamente libero, a provare il primo allungo strappando il servizio al 29enne lombardo nel quinto gioco alla terza opportunità e salendo poi 4-2. Nel nono game con un diritto imprendibile Sinner ha firmato il secondo break archiviando il primo parziale in appena 40 minuti. Jannik ha continuato a non mollare un punto, a suon di recuperi incredibili, anche in avvio di seconda frazione e nel secondo gioco ha tolto di nuovo il servizio al suo avversario allungando poi sul 3-0. Un Sinner incontenibile ha brekkato ancora Marcora nel sesto gioco prima di archiviare con autorità l’incontro in quello successivo con uno smash dopo un micidiale attacco di diritto.

Nella strada verso il titolo Jannik, cresciuto ammirando Andreas Seppi, ha perso solo due set in sei partite: uno con Salvatore Caruso al secondo turno, ed uno con il croato Galovic al terzo. Ma dai quarti in avanti non ha concesso scampo a Quinzi, al francese Lamasine ed a Marcora, nessuno dei quali è riuscito a strappare più di tre game nello stesso set all’altoatesino.
Disinvolto ed implacabile in campo quanto timido nel suo discorso di ringraziamento: <i>”Sono quasi più teso a parlare al microfono che in campo…”</i>, ha detto dopo aver sottolineato le due finali di fila giocate nelle ultime tre settimane dal suo avversario. Poi si è lanciato nei ringraziamenti di rito ed ha confessato: <i>”E’ stata davvero una grande emozione giocare davanti a così tanta gente, non mi era mai capitato. E’ una vittoria che mi dà grande fiducia”</i>.

Sinner il predestinato: Ho spinto fin dall'inizio, fargli sentire la pressione era la cosa più importante" - ha detto - "credo di averlo fatto bene e brekkarlo subito è stato importante. Paura non ne ho ma la tensione c'è. Capita che il fuoco bruci dentro di me. In semifinale ho avvertito un po' di tensione verso la fine, ma sono ancora giovane e ci può stare, a maggior ragione sul 5-0. Oggi ho fatto attenzione, ho cercato di restare sul pezzo fino alla fine e credo di aver fatto molto meglio”. Quello di Sinner è il successo di un predestinato. Durante la premiazione, lo sconfitto Roberto Marcora ha rivelato un curioso aneddoto: Ho conosciuto Jannik 4-5 anni fa, quando era poco più che un bambino. Mi trovavo all'Isola d'Elba, durante uno stage di Riccardo Piatti. Mi disse che mi avrebbe fatto allenare con un ragazzino che entro qualche anno mi avrebbe fatto fare pochi game... Oltre a essere un grande coach, Riccardo è stato anche un veggente”. PalaNorda sold-out per la finale (2.500 spettatori): "Oggi era pieno, c'era una bella atmosfera. Uscire dal tunnel e trovare il palazzetto pieno è una splendida sensazione. Diciamo che bisogna essere bravi a trovare il giusto equilibrio tra tensione, gioco e tutto il resto. Più vai avanti nei tornei ed è più facile”. Adesso viene il difficile: la prossima settimana sarà impegnato nel torneo ITF di Trento. Ma ci sarà tempo per pensare al futuro, anche nell'ottica di una possibile qualificazione alle Next Gen Finals (argomento che l'ATP gli ha subito sottoposto nell'intervista dedicata ai “First-Time Winner” dei tornei Challenger): adesso Jannik si gode il successo. E pensare che a Bergamo ci era arrivato proprio all'ultimo momento, reduce dalla semifinale in un ITF in Kazakhstan. “Ero molto tranquillo, finalmente avevo battuto un top-500 e da allora è stato tutto più facile. Sapevo di avere il livello per potermela giocare con tutti, ma non pensavo di vincere il torneo. Ho iniziato a pensarci dopo il successo su Caruso, che è un avversario molto solido. A volte capita che i tornei si possano vincere così, dal nulla. Ho pensato anche a questo”.