-
Campioni internazionali

Rosewall l'infinito, quando tornerà un australiano così?

Ken, il più giovane campione dell'Australian Open e il più anziano vincitore Slam, ha vinto dall'inizio degli anni Cinquanta alla fine dei Settanta. Nessuno ha giocato meglio in un periodo tanto lungo. Verso il major di casa, l'Australia cerca ancora un erede per un campione di continuità

di | 28 dicembre 2019

Andiamo avanti veloce: subito verso l'Australia. Terra di grandi campioni, leggende. Ma nel suo caso, il tempo andava in retromarcia. Ken Rosewall, il più giovane campione dell'Australian Open e il più anziano vincitore Slam, ha vinto dall'inizio degli anni Cinquanta alla fine dei Settanta. Nessuno ha giocato meglio in un periodo tanto lungo. A Sydney, dove è nato e ha imparato a giocare sui campi in terra di un quartiere di lavoratori, gli hanno dedicato il campo centrale dell'NSW Tennis Centre, all'interno del parco olimpico. Qui si giocheranno le semifinali e la finale dell'ATP Cup, la grande novità del calendario 2020, che SuperTennis trasmette in diretta dal 3 al 12 gennaio.

I GRANDI DEL PASSATO: LA CARRIERA DI KEN ROSEWALL PER IMMAGINI

Nel 1973 l'Australia più forte

Nella sua carriera, ha attraversato l'era dei dilettanti, il circuito dei professionisti e battezzato l'avvento dell'era Open. Ha conquistato 18 Slam (otto in singolare, nove in doppio, uno nel misto), 15 titoli nei tornei per professionisti prima del 1968 e dopo 39 titoli ATP.

Numero 2 del mondo a 40 anni nel 1975, ha alzato quattro volte la Coppa Davis nel 1953, 1955, 1956 e 1973. Un anno storico, questo, perché l'ITF riammette nella manifestazione anche i professionisti, fino a quel momento esclusi.

E l'Australia trionfa a Cleveland contro gli Usa con quella che viene ancora oggi considerata la miglior squadra di Davis di sempre: Rosewall, che aveva già 39 anni, Rod Laver (35) Mal Anderson (38) e John Newcombe (29).

“Eravamo i più forti di sempre, eppure nessuno voleva venire a vederci nel vecchio, vasto Public Auditorium di Cleveland: in tre giorni, ci saranno stati forse 7 mila spettatori”, ha scritto Rod Laver nel suo libro autobiografico “The education of a tennis player”.

Mancino naturale, destro nel tennis

Come Laver, Rosewall non era forte né potente, e si è portato dietro l'affettuoso soprannome di “Muscles” (“Muscoli”). Mancino naturale, figlio di un droghiere, Robert, che l'ha convinto a giocare con la destra e l'ha portato così a sviluppare quello che i contemporanei definivano “il miglior rovescio dai tempi di Don Budge”.

Si annuncia al mondo con i due titoli Slam del 1953. Vince gli Australian Championships in finale su Mervyn Rose, australiano pure lui, a 18 anni e due mesi; e ancora il Roland Garros dello stesso anno su Vic Seixas. Si ripete nel Major di casa nel 1955 su Lew Hoad, suo regolare compagno di doppio. Lo batte anche nella finale degli US Nationals. Vincendo, Hoad avrebbe completato il Grande Slam. Ma riesce solo a strappare il primo set.

“L'erba a Forest Hills era più spugnosa, più irregolare rispetto a Wimbledon”, ha spiegato Roewall a Steve Flink in una lunga intervista per Tennis Channel. “Quel giorno c'era vento, e io stavo imparando a essere più aggressivo, a scendere di più a rete. Questo ha sorpreso Lew”, ha ammesso. Insieme, quell'anno, vincono il titolo in doppio. Rosewall festeggia anche il terzo titolo, nel doppio misto con Margaret Osborne duPont.

Dai pro agli Open

Passato professionista, perde 50 volte in 76 partite nel tour con Pancho Gonzalez del 1957. Conquista però 15 titoli nei tre principali tornei riservati ai “pro”: due U.S. Pro Championships (nel 1963 e 1965 sempre in finale su Laver), otto French Pro Championships a Parigi e cinque London Indoor Pro a tra il 1957 e il 1963.

A Bournemouth, il 22 aprile del 1968, al West Hants Club di Bournemouth, Owen Davidson batte John Clifton, un dilettante di Leeds cresciuto in Scozia nella prima partita del primo torneo Open. In finale, ci sono sempre loro due, Rosewall e Laver, che gioca bene e cerca le righe. Il gioco di “Muscles”, però, è perfetto per la terra battuta. Rosewall cede il primo set ma rimonta, non si lascia condizionare dall'interruzione per pioggia all'inizio del terzo set, e vince 3-6 6-2 6-0 6-3.

Nel pieno del maggio francese si gioca il primo Slam “Open”, il Roland Garros 1968. Il clima, racconta Laver, “era elettrizzante ed esasperante insieme: i trasporti pubblici non funzionavano, la benzina non c'era, nessuno andava a lavorare. Tutti andavano a piedi al Bois de Boulogne”. Il pubblico è immenso, l'atmosfera è quella di una grande festa di famiglia. Alla fine, Rosewall festeggia più di tutti: vince 6-3 6-1 2-6 6-2.

Il più anziano vincitore Slam

A 35 anni, diventa il terzo più anziano vincitore dello Us Open dopo Bill Tilden e William Larned. L'età è solo un numero, per un campione che nel 1971 a 36 anni domina l'Australian Open senza perdere un set e l'anno successivo piega Mal Anderson, che quattro anni prima si era ritirato iniziando a lavorare come istruttore di tennis e squash. Con quel successo, l'ultimo della sua carriera in singolare in un Major, resta il più anziano vincitore Slam dell'era Open.

In quegli anni, il calendario del tennis mondiale si forma attraverso l'alternanza di tornei appartenenti a due circuiti: gli eventi ATP e quello del World Championship Tennis (WCT) voluto dal petroliere Lamar Hunt. I migliori si affrontano rispettivamente nel Masters e nelle WCT Finals. Le prime due finali di questo torneo, al Moody Coliseum di Dallas, le vince Rosewall, sempre su Rod Laver. La sfida del 1972, trasmessa in diretta negli Usa sulla NBC, resta una delle partite iconiche nella storia del gioco.

Rosewall perde il primo set, allunga al quinto, rimonta da 3-5 nel tie-break decisivo e chiude 4-6 6-0 6-3 6-7 7-6 (5). “Ho bei ricordi di quel giorno”, ha detto a Steve Flink. “Laver voleva vincere e giocare bene sempre, su qualunque superficie e in ogni condizione. A Dallas forse non avrei dovuto trascinare la partita al quinto set, ma alla fine ho giocato i colpi giusti al momento giusto”.

Costanza e controllo

Laver è calmo, ma quando entra in campo si trasforma. Come ha detto Marty Riessen, “Il Razzo entra in una cabina telefonica e si cambia”: la versione tennistica di Clark Kent prima di entrare in azione con il mantello di Superman. Il gioco di Rosewall, invece, è un'estensione della sua personalità. “Vince con la costanza e il controllo, eppure senza un servizio potente che oggi appare essenziale. Compensa questa mancanza con l'accuratezza”, scrive Jerry Kirschenbaum su Sports Illustrated in un dettagliato profilo del 1972.

Non ha vere debolezze, non risente particolarmente del cambio di superficie. Il suo è un tennis costruito sulla rapidità, l'agilità, l'anticipo e l'equilibrio. “Ho imparato a giocare nel modo giusto, e non ho subito infortuni: per questo sono durato tanto”, ha spiegato, con la tendenza a non prendersi meriti di chi non conosce vanagloria.

Ma non bastano questi due fattori a spiegare una carriera così lunga. Rosewall ha attraversato tre decenni, ha affrontato avversari via via più potenti che utilizzavano racchette sempre più evolute. Ma si è adattato alle novità. E nel 1977, a 43 anni, vince due titoli in due settimane a Hong Kong e Tokyo su Tom Gorman e Ilie Nastase.

Connors, la nemesi

Gli è mancato solo il sigillo a Wimbledon. Sull'erba, ha perso quattro finali. “Le prime due perché ero troppo giovane, le ultime perché ero troppo vecchio”, ha spiegato. Perde la prima nel 1954, a 19 anni, contro Jaroslav Drobny, il campione esule amatissimo dal pubblico, e la seconda contro Lew Hoad con cui vince in doppio.

Torna in finale ai Championships solo nell'era Open. Nel 1970, contro John Newcombe, il pubblico è tutto per lui. Drobny e Hoad, opinionisti per la BBC, lo considerano favorito: pensano che vincerà in tre set. Ma non andrà così. Giocare singolo e doppio non aiuta Rosewall, che cede al quinto.

Non ha invece alcuna chance nel 1974 contro Jimmy Connors, all'epoca fidanzato di Chris Evert: “l'accoppiata dei piccioncini” a Wimbledon è la storia dell'anno. La moglie Wilma e i due figli, presenti per la prima e unica volta all'All England Club, vedono Rosewall piegare in cinque set Stan Smith. La finale contro Jimmy Connors si tramuta nell'epifania di un cambio di paradigma. Rosewall, l'icona di stile del tennis elegante e delle racchette di legno, scatena ondate di nostalgia.

Jimmy Connors, il ribelle punk che non riserva particolare considerazione ai grandi del passato, gli concede sei game. Saranno due nell'ancora più umiliante finale dello Us Open di quel 1974. “Nemmeno se fossi stato più fresco, avrei potuto battere Connors”, ammette Rosewall. Ma nemmeno Connors è riuscito a essere altrettanto longevo. “Quando sono diventato professionista nel 1957 - ha detto - non avrei mai pensato che avrei giocato così a lungo”.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi