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Campioni internazionali

“Io che vivo nel tour, con Shapo... tra le mani”

L’italiano Stefano De Pirro è il fisioterapista personale di Denis Shapovalov, con cui viaggia regolarmente anche durante i tornei. “Ho cominciato al Futures di Viterbo e sono arrivato a Wimbledon”. Ha lavorato anche con Cibulkova e Thiem. “Ricordo quella sera che Federer…”

di | 15 dicembre 2019

Denis Shapovalov è uno dei giovani di maggior talento della nuova generazione. Un contributo importante alla sua crescita lo si deve anche a un italiano, il fisioterapista Stefano De Pirro. Lavora con il canadese quotidianamente dal 2017 seguendolo in ogni torneo, tanto da diventare vero e proprio punto di riferimento e collante per tutto il team. De Pirro ci ha raccontato - dalla Florida (dove sta seguendo la preparazione del canadese per il 2020) - la sua storia e l'ingresso nel mondo del tennis, l'incontro con Shapovalov e…
Allora Stefano, come sei entrato nel mondo del tennis?
“Il tennis è sempre stata una grande passione. Sono nato a Milano e quando da piccolo mi spostai a Porto Santo Stefano fu importante per il mio inserimento tra i ragazzi dell'Argentario. Ero il classico terraiolo che la ributtava e non moriva mai! Mi ha sempre affascinato l'aspetto mentale del gioco, la sfida con te stesso per superare sia l'avversario che i propri limiti. Mi sono laureato in Scienze Motorie a Pisa e Fisioterapia a Viterbo, e proprio al termine del periodo universitario è arrivata la svolta della mia vita. Il Tc Viterbo, col quale collaboravo per mantenermi, mi offrì il ruolo di fisioterapista per il suo Futures maschile da 10mila dollari. Fu un colpo di fulmine, tornando a casa dissi ai miei genitori ‘Ho capito cosa voglio fare da grande. Voglio che ogni settimana sia come quella che ho appena passato’. Volevo arrivare a lavorare a Wimbledon, al massimo livello...”.

Da Viterbo ai Championships, ne hai fatta di strada…
“Iniziai subito a informarmi, chiedendo a giocatori, supervisor… la risposta fu unanime: 'Fai la gavetta! Fatti vedere in giro'. Chiamai vari eventi in Italia per fare esperienza e dopo un solo anno ero stato fisioterapista in quasi venti tornei. Fu un periodo di crescita importantissimo e il mio nome iniziò a girare nell'ambiente anche perché, senza falsa modestia, facevo bene il mio lavoro. Ero ‘entrato nel giro', passando prima ai Challenger e quindi agli ATP. Ricordo di aver trattato tra gli altri Gilles Muller, Simone Bolelli, Ernests Gulbis".

E poi cos'è successo?
"Un altro passo importante sono stati gli Internazionali BNL d'Italia, inserito nel team dei tirocinanti, dove feci esperienza al massimo livello. La mia prima collaborazione stabile è arrivata con Dominika Cibulkova: cercava un professionista che la seguisse full time. Volai a Miami per un periodo di prova nella off-season, le piacque il mio modo di lavorare tanto che mi propose di seguirla nel 2012. Fu il mio inizio. Poi ho collaborato per un periodo con Lucas Pouille e succcessivamente sono approdato all'accademia di Gunther Bresnik a Vienna, dove ho assistito Dominic Thiem”.

Come è nato il rapporto con Shapovalov?
“Lo conobbi nel 2016, mentre lavoravo con Thiem a Vienna. Denis venne ad allenarsi nella struttura di Bresnik in autunno, era molto giovane ma si notava il suo talento. Sfortuna sua (...o fortuna mia?) durante una sessione con Thiem cadde in campo e si slogò una caviglia. Era un vero peccato che un 17enne venuto appositamente dal Canada per lavorare con Dominic non potesse allenarsi, quindi lo presi in cura. Scattò subito un bel feeling tra noi e questo mi portò a una riflessione".

"Se fossi restato a Vienna in accademia avrei avuto un lavoro stabile, ma non sarei potuto crescere e nemmeno avrei viaggiato come sognavo. Pensai che era un'occasione da cogliere al volo: trovai un accordo per iniziare un percorso col ‘team Shapo’, un viaggio che continua tutt'ora”.

Sei sempre al suo fianco, durante gli allenamenti e i tornei. Un lavoro impegnativo che richiede un ottimo feeling
“Sì, sono probabilmente la persona con cui Denis passa più tempo in assoluto, e lavorando insieme full time se non ci fosse chimica e non avessimo gli stessi obiettivi il rapporto non potrebbe funzionare. Cosa ci accomuna? Abbiamo un carattere simile, ci capiamo al volo e ci piace il modo in cui spendiamo il tempo insieme, sia in campo o in palestra che nei momenti di relax. Durante i trattamenti lui è sul lettino, e mentre io lavoro guardiamo le serie tv. Condividiamo questa passione insieme a quella dei videogame, creare video e foto per i social, uscire la sera come buoni amici senza parlare di tennis. Denis è una persona con cui mi piacerebbe condividere esperienze anche se non fosse il mio datore di lavoro”.

Shapovalov che tipo di fisico ha?
“Ha un fisico esplosivo ed elastico. I due aspetti vanno a braccetto: è esplosivo perché è elastico. Per ora sembra non soffrire un'inclinazione particolare agli infortuni e questo ci permette di lavorare con intensità; tuttavia ci sono ancora molti dettagli su cui è necessario spingere per portarlo alla forma massima. È un percorso che richiede tempo perché alcuni temi vanno affrontati separatamente dal resto. Nel 2018 l'obiettivo era migliorare la stabilità e l'equilibrio, che perdeva soprattutto dopo aver eseguito il colpo. Questo lavoro lo ha portato a perdere un filo di velocità ed esplosività, tanto che questo era il focus nella stagione 2019. Nella preparazione che stiamo svolgendo adesso in Florida ci concentriamo in particolare sui cambi di direzione”.

Quindi il tuo lavoro non si limita alla pura fisioterapia.
“No, anche perché il preparatore fisico non è sempre con noi e io mi occupo di far seguire a Denis le tabelle e gli esercizi che lui prepara. È importante avere una routine e non improvvisare, ma ogni anno apportiamo dei cambiamenti. A volte sono io che modifico all'improvviso il programma giornaliero per vedere se lui sta attento ai passaggi e nota la differenza. Già dalla scorsa stagione è capitato che in diversi tornei io ero l'unico insieme a Denis, a volte manca mamma Tessa che si occupa della sua accademia in Canada o coach Youzhny, che è parte del team dalla scorsa estate. Il suo primo successo sul tour Pro, lo scorso ottobre a Stoccolma, è arrivato in un torneo dove c'ero solo io, è stata una piccola soddisfazione personale”.

Il ruolo del fisioterapista è diventato cruciale.
“Non superiore a quello del coach, ma molto importante sì. Il calendario è impegnativo, il tennis sempre più intenso e stressante per il fisico e le carriere stanno diventando mediamente più lunghe. Per questo molti tennisti inseriscono nel loro team un ‘fisio’ full time per lavorare e prevenire infortuni e dolori”.

Come sta cambiando il tennis?
“I giocatori sono sempre più resistenti e più continui nella prestazione. Non è una questione di velocità pura: per esempio col servizio non arrivano tutti a 240 km/h, come qualcuno ipotizzava in passato, ma servono a oltre 210 km/h anche al quinto set, e soprattutto corrono a fine match quasi come all'inizio”.

Sei molto seguito su Instagram e pubblichi molti contenuti, li studi o ti vengono naturali, come il tennis di Shapo?
“Ci lavoro molto sopra, sono un perfezionista e cerco di regalare a chi mi segue un po' della magia che trovo in giro per il mondo. Col mio lavoro viaggio moltissimo, visitando posti esclusivi. Le mie foto delle colazioni con vista al lunedì mattina? È diventata un'abitudine divertente, un appuntamento fisso. Tutto è nato nel periodo trascorso a Vienna: molti nell'accademia odiavano ripartire col briefing del lunedì mattina. Trovai sui social un murales che diceva “il lunedì mattina non è così male, è il tuo lavoro che non è all'altezza”. Dato che amo il mio lavoro, decisi di rivalutare i lunedì mattina postando una foto di una mia “colazione con vista” con la didascalia “I love Monday Morning”, ogni settimana da una città diversa seguendo il calendario del tour. Cosa mi pesa del lavoro?"

"Mi mancano delle routine costanti in uno stesso luogo, ma dall'altro lato più viaggi e più rivaluti i momenti passati a casa. Mi considero un privilegiato”.

Torneo preferito?
“Australian Open, non a caso lo chiamano ‘Happy Slam’. L'unico difetto è che richiede la trasferta più lunga…”.

 

Ne avrai viste di tutti i colori. La più curiosa?
“Ricordo un episodio capitato in uno dei miei primi viaggi con Thiem. Siamo appena arrivati a Dubai, solo noi due, con Dominic fresco di ATP Tour. Andiamo a cena al ristorante dell'hotel con Sasha Zverev, amico di Thiem e all’epoca così giovane da giocare le qualificazioni. Mentre aspettiamo per ordinare da mangiare dal nulla spunta Federer e fa: ‘Ciao ragazzi, posso sedermi con voi a cena?’. Noi tre sbianchiamo con la faccia di chi pensa ‘...ma tu sei Roger Federer, basta che ce lo chiedo e ti lasciamo il tavolo!’. Eravamo tre ragazzi quasi sconosciuti e la leggenda del tennis ci chiedeva di cenare insieme, con estrema naturalezza. Fu un momento difficile da dimenticare”.

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