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Campioni internazionali

#RIGADIFONDO - Rafa e la melma

Dal fango spalato durante i giorni dell’alluvione a Maiorca a quello spazzato via con una lettera aperta dopo che il sindaco di Manacor l’aveva accusato di aver ricevuto favoritismi per la costruzione della sua Academy e per il posto barca in porto. La reazione di Nadal, come quelle in campo

di | 12 dicembre 2019

Sulla terra rossa sta comodo come in culla. Ma pure con la melma sa sempre cosa deve fare. Rafael Nadal lo ha dimostrato più di una volta. Quando con gli stivaloni ben calzati ai piedi ha spazzato via quella fangosa che ha insozzato le strade della sua Maiorca durante l’alluvione dell’ottobre 2018, per lui non era una prima volta.

Senza grosse isterie e scenate, lungo diversi tratti del percorso di una carriera incredibile si è trovato a dover dare colpi di badile alle insinuazioni di chi sosteneva che quel fisico lì, scolpito com’era (e com’è) nel granito, non potesse essere soltanto frutto della fatica e dei solchi del sudore.

Adesso, l’ultima spalata alla melma l’ha data a colpi di penna, con una lettera aperta inviata alla testata El Confidencial de Mallorca ma indirizzata a Miquel Oliver, “alcalde” di Manacor. In sostanza il sindaco lo aveva accusato di non essere il cittadino modello che tutti s’immaginano, ambasciatore senza macchia di Manacor e della “manacorità”.

“Quella si dimostra nella vita di tutti i giorni, non basta sbandierarla a parole”, aveva affondato l’eco-sovranista Oliver, contrariato a quanto pare soprattutto dal fatto che i piani d’ampliamento della Rafa Nadal Tennis Academy (per un totale di 45 campi da tennis, 7 da padel, piscine, Spa, foresteria…) fossero ‘passati’ con troppa disinvoltura nonostante le proteste degli ambientalisti. Che a loro volta, riporta sempre El Confidencial, avevano bollato l’ok al progetto soltanto come “un favore alla famiglia Nadal”.

Rafa ha fatto passare del tempo, ha lasciato finire la stagione, ha permesso alla rabbia di sedimentare e ha evitato il fallo di reazione. Ha firmato però, a freddo, una lunga lettera aperta, con tanto di allegati a supporto delle sue tesi (cedolini di pagamento compresi), ribattendo colpo su colpo a ogni accusa. Come in un lungo scambio da fondocampo.

Di quelli che gli abbiamo visto vincere tante volte. Ma tante e tante che, chiudendo gli occhi, sembra di vederle. Il sindaco mette i piedi dentro al campo e spinge sul lato del diritto: “Hai costruito la tua Accademia senza rispettare tutto ciò che è previsto dalla legge e sfruttando la tua immagine”; Rafa si allunga, ci arriva, la prende e si difende: “Ho seguito tutte le norme, come farebbe un cittadino qualsiasi”.

“Potevo costruirla in un’altra città, lontano: avrei speso meno, ma questa è casa mia e ci tengo. Porta grandi benefici al territorio e alle 300 persone che ci lavorano”. La traiettoria del colpo è perfetta e il rimbalzo profondo, ma la difesa non è conclusa. Arriva un altro colpo forte e angolato: “Non hai pagato tutto ciò che era dovuto”. Nadal cambia direzione, corre verso l’altro angolo e, col classico rovescio in back in allungo, tira fuori i cedolini che attestano i pagamenti delle rate.

Ma dall’altra parte segue la discesa a rete con drop-shot in contro-tempo: “La tua barca è lì solo perché al porto ti hanno fatto dei favoritismi”. Rafa corre a testa bassa in avanti e recupera pure la palla corta: “Porto Cristo è come se fosse casa per me, il mare è la mia grande passione: chi dice che per accogliere la mia barca vanno fatti lavori strutturali al porto (ancora gli ambientalisti, nda) dice il falso”.

Stavolta il recupero è millimetrico e definitivo: rimbalza sulla riga e diventa imprendibile: “Mai ho detto che Nadal vive ai margini della città e che non è interessato a quel che succede nella comunità. Stimo Rafa come sportivo e come uomo”, ha raddrizzato il tiro il sindaco in risposta alla lettera. Game-Nadal, Re della terra rossa e principesco spalatore di melma.
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