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Campioni internazionali

Baghdatis-Svitolina, il sorriso va all’attacco!

Marcos ed Elina sono fra le persone più positive dell’universo delle racchette. Due talenti di fisico e di tecnica arrivati tra i top ten. Due rappresentanti di mondi diversi come possono essere un cipriota girovago e un’ucraina allevata a Londra​

di Vincenzo Martucci | 12 dicembre 2019

Marco Baghdatis, appena abbandonato l’agonismo, rimane nel tennis come allenatore e come prima allieva avrà Elina Svitolina. Eureka! Due soggetti spontanei, simpatici, attraenti e positivi si congiungono, per la felicità del tennis stesso. Perché, intanto fanno baciare due sorrisi fra i più belli e coinvolgenti del tennis: metaforicamente, sia chiaro, entrambe sono felicemente legati ad altre persone (lui con la collega croata, Karolina Sprem, lei col collega francese Gael Monfils).

Baghdatis e Svitolina sono fra le persone più positive dell’universo delle racchette. Due talenti di fisico e di tecnica, due ragazzi-prodigio che, da professionisti, sono arrivati fra i top ten. Due rappresentanti di mondi diversi come possono essere un cipriota girovago e un’ucraina allevata a Londra.

Lui, Marcos da Limassol, anni 34, numero 1 del mondo under 18 nel 2003, finalista agli Australian Open 2006, l’anno magico in cui è arrivato al numero 8 del mondo, ha vinto 4 titoli Atp e 11 Challenger, grande giocoliere, dal tennis vario e divertente, famoso per essersi infortunato spesso e in qualsiasi parte del corpo - vivendo quindi una carriera a singhiozzo -, e per aver stabilito un ben negativo primato: agli Australian Open 2012, ha distrutto per la rabbia quattro racchette in 25 secondi.

Lei, Elina da Odessa, anni 25, regina al Roland Garros e poi finalista a Wimbledon under 18, quindi numero 3 delle pro 2017, con 13 titoli sul circuito fra cui la doppietta agli Internazionali d’Italia di Roma 2017-2018, e il Masters 2018, sta cercando di evolversi da giocatrice soprattutto difensiva con un super-rovescio in giocatrice a tutto campo, migliorando soprattutto la volée, dopo i sensibili progressi al servizio.      

Marcos sembra la persona ideale per insegnarle la transizione difesa-attacco. Ha chiuso da tennista pro all’ultimo Wimbledon: “Lì è nata la mia passione per il tennis, guardando alla tv Ivanisevic che sbagliava la volée di rovescio nella finale del 1992 contro Agassi. Non potrò mai dimenticare come piangeva Andre per la felicità: diventò il mio idolo”.
Agli Us Open 2005, chiese al punk di Las Vegas di giocare un set con lui nel corso del torneo al quale erano iscritti entrambi, coinvolgendolo con la sua appassionata insistenza a uno strappo alla regola e poi stupendolo tantissimo perché continuava a sorridere malgrado avesse perso per 6-2. “Gli dissi che mi somigliava un po’ come stile - racconta Andre nella sua biografia - e Marcos mi rispose che non si meravigliava perché era cresciuto con le mie foto sul letto e mi imitava da sempre”. Un anno dopo, agli Us Open, i due si ritrovarono di fronte nel primo e ultimo match ufficiale Atp, perché Andre aveva deciso di chiudere lì la carriera. Il vecchio campione la spuntò per 6-4 6-4 3-6 5-7 7-5, complici i crampi che fermarono Baghdatis dal 4-4 del quinto set. 

Ma Marcos sorrideva anche negli spogliatoi mentre i massaggiatori lavoravano sul suo corpo sofferente. La sua filosofia era e resta fantastica: “Qualsiasi cosa faccia, voglio divertirmi, altrimenti non lo faccio. La vita dev’essere così, divertente. E questa è la persona che sono, questa è la carriera che ho avuto. D'accordo, ci sono stati momenti difficili. Ma ho sempre guardato le cose in modo positivo e ho cercato di imparare da ogni momento negativo”. A luglio si è arreso proprio a Wimbledon, in tre set, contro Matteo Berrettini, ora ha rivelato su Twitter la prossima avventura come coach, dal 2020: “Sono davvero onorato di annunciare il prossimo capitolo della mia vita potendo allenare una grande atleta e una super giocatrice come la numero 6 della classifica Wta, Elina Svitolina, lavorando al fianco di Andrew Bettles (hitting partner). Voglio ringraziare Elina per avermi dato fiducia”.

Con quel sorriso coinvolgerà sicuramente Elina. Che risponde col primo, entusiasta, selfie insieme, mentre si prepara per il prossim’anno: “Il lavoro di squadra ti offre la migliore opportunità per trasformare la visione in realtà”.
Per lei il 2019 è stato altalenante: ha raggiunto per la prima volta le semifinali sia a Wimbledon che agli US Open, ma non ha vinto alcun titolo Wta. Dopo i quattro che aveva conquistato nel 2018.
Nella sua vita è transitata dai complicati inizi attraverso una dieta fin troppo ferrea per perdere peso; ha resistito alle sirene inglesi che volevano strapparla per soldi alla patria Ucraina.
Oggi lotta con quel diavoletto del fidanzato, il lunatico Monfils, sempre con quel bel sorriso stampato sul viso. Anche lei, come coach Baghdatis, non è solo quello ma molto molto altro, e vuole dimostrarlo. Inseguendo gli Slam, senza pressioni. Anzi, facendosi anche tante risate.

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