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Campioni internazionali

ITF: il tennis russo non è coinvolto nel caso doping

In una dichiarazione all'agenzia di stampa TASS, la federazione internazionale sottolinea come l'inchiesta sul "doping di Stato" per cui la WADA ha imposto quattro anni di squalifica allo sport russo non abbia toccato il mondo del tennis.

di | 11 dicembre 2019

“L'ITF non è a conoscenza di tennisti russi menzionati nel rapporto McLaren del 2016. Inoltre non risultano prove di manipolazioni, alterazioni, cancellazioni di dati anti-doping nei database del laboratorio di Mosca che li riguardino”. Con questo comunicato inviato all'agenzia di stampa russa TASS, la federazione internazionale ha sottolineato come il tennis non sia al centro dell'inchiesta che ha portato l'agenzia antidoping mondiale a squalificare la Russia per quattro anni.

Il procedimento, nato dopo le rivelazioni di un'inchiesta sulla tv tedesca ARD del 2014, ha avuto un primo esito con il rapporto McLaren, dal nome dell'avvocato canadese che l'ha compilato. McLaren ha parlato di “doping di Stato” alle Olimpiadi invernali di Sochi, di un “sistema "controllato, diretto e supervisionato" dal ministero dello Sport russo, "con l'aiuto attivo dei servizi segreti", di “insabbiamento a tutti i livelli istituzionali per favorire il conseguimento dei migliori risultati". Altissimo il numero di atleti che ne avrebbero beneficiato, e non solo a Sochi, ma dal 2011 si legge nel rapporto. L'esplosione dello scandalo porta a una prima sanzioni: alle Olimpiadi estive di Rio 2016 e ai Giochi invernali di Pyeonchang del 2018, gli atleti russi gareggiano come neutrali, sotto la bandiera olimpica, e senza l'esecuzione dell'inno alle premiazioni.

McLaren però non fa cenno a tennisti. L'indagine dell'agenzia mondiale anti-doping è andata avanti. La scoperta, a novembre, di dati e accessi falsificati su controlli eseguiti nel laboratorio di Mosca hanno spinto la WADA alla determinazione della sanzione senza precedenti resa pubblica il 9 dicembre: esclusione dell'agenzia anti-doping russa (RUSADA) dall'elenco degli organismi nazionali che obbediscono al codice mondiale della WADA, cancellazione dell'accredito del laboratorio di Mosca, esclusione dei russi dai grandi tornei internazionali come Olimpiadi e Mondiali per quattro anni.

 

Anche nella parte più recente dell'inchiesta, scrive l'ITF, i dati alterati non riguardano tennisti. E questo è un aspetto importante, un punto a favore che potrebbe salvaguardare le possibilità della nazionale russa di partecipare alla Coppa Davis o alla Fed Cup. Secondo la decisione della WADA, infatti, “gli atleti russi potranno partecipare alle principali competizioni solo se dimostreranno di soddisfare determinate condizioni”, definite dal Compliance Review Committee (CRC).

Si tratta di un comitato indipendente chiamato a verificare se i firmatari del codice mondiale della WADA rispettano effettivamente. I firmatari sono i comitati olimpici nazionali, le federazioni sportive delle discipline estive e invernali che fanno parte o sono comunque riconosciute dal CIO, come l'ITF; altre organizzazioni come la Federazione degli Sport studenteschi o universitari o dei Giochi del Commonwealth.

 

Il CRC impone condizioni per la partecipazione ai grandi eventi gestiti dalle organizzazioni che firmano il codice. Per questo, la nazionale di calcio non potrà partecipare ai Mondiali 2022 se non come squadra neutrale, ma potrà regolarmente giocare e ospitare alcune partite dell'Europeo 2020. Infatti, la UEFA, che riunisce le federazioni calcistiche europee, non rientra in questo elenco. Dunque, San Pietroburgo potrà ospitare la finale di Champions League 2021 nonostante la squalifica comprenda anche l'impossibilità di organizzare grandi eventi in Russia nel prossimo quadriennio.

 

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In questo periodo, scrive la WADA, gli atleti possono partecipare agli eventi internazionali solo se “dimostrano di non essere implicati in alcun modo nelle attività che hanno portato alla sanzione”. Devono per questo dimostrare che “non sono menzionati in circostanze incriminanti nel rapporto McLaren; non ci sono elementi di positività nei database; i dati dei loro campioni non sono stati manipolati; sono stati sottoposti a controlli adeguati, durante le competizioni e al di fuori dei tornei, prima degli eventi in questione”.

 

I dati del 2018 pubblicati dall'ITF rivelano che sono stati testati, durante i tornei e non, una sessantina di tennisti russi di cui 12 controllati più di quindici volte nel corso dell'anno: Karen Khachanov (32), Daniil Medvedev (26), Ekaterina Alexandrova (23), Ekaterina Makarova (22), Evgeniya Rodina e Andrej Rublev (20), Maria Sharapova (19), Natalia Vikhlyantseva e Svetlana Kuznetsova (18), Anastasia Pavlyuchenkova, Elena Vesnina e Mikhail Youzhny (17). Altri elementi che potrebbero giocare a favore del tennis russo.

 

Ma questo non alleggerisce il quadro complessivo, ha spiegato a Sports.ru l'ex numero 1 del mondo Yevgeny Kafelnikov, oggi vice-presidente della federazione tennis russa. “Il doping è una macchia difficile da lavare via, non esiste niente di peggio nel mondo dello sport” ha dichiarato. “C'era un sistema di doping in Russia, ne sono sicuro. Qualcuno deve essere punito per questo, ma nessuno vuole prendersi le sue responsabilità, così finirà tutto sulle spalle dei poveri atleti. Penso ai tanti che pagheranno senza colpe, posso parlare per esempio per i miei amici tennisti che dovranno andare alle Olimpiadi e giocare sotto una bandiera neutrale senza aver fatto assolutamente niente. In ogni caso, di fronte al dilemma tra non andare alle Olimpiadi e giocare sotto la bandiera olimpica come atleta neutrale, sceglierei sempre di partecipare”.

Proprio su questo aspetto si è concentrato Vladimir Putin indicando le principali ragioni per fare appello contro una decisione che, dice, “va parzialmente contro la Carta Olimpica. Da quel che vedo, non hanno nulla contro il Comitato Olimpico russo. Se è così, allora gli atleti e le nazionali dovrebbero poter rappresentare la Russia ai Giochi. La punizione dovrebbe essere basata sulle azioni dell'individuo, non può essere collettiva e non può riguardare chi non ha niente a che fare con certe violazioni”.

 

Una delle poche voci pro-WADA nel mondo dello sport russo è quella dell'ex campionessa mondiale di salto in alto Mariya Lasitskene, che ha saltato i Giochi del 2016 per la sospensione della nazionale russa di atletica. “Non avevo dubbi che sarebbe finita così, è una vergogna” ha detto. Anche un ex campione di biathlon come Alexander Tikhonov sostiene che la WADA abbia preso la decisione giusta. “Ho detto subito che sono dalla loro parte” ha detto, come riportato dal sito russo Sport24.ru, “abbiamo avuto quello che ci meritiamo”.

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