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Campioni internazionali

Il 2020 di Fognini: così può salire ancora

Annunciato il nuovo staff tecnico, con a capo Corrado Barazzutti, Fabio Fognini si prepara alla nuova stagione con obiettivi ambiziosi. Parte da solide basi e da due aspetti chiave che, secondo le statistiche, possono fargli fare un altro salto di qualità. Vediamo quali

di Gabriele Ferrara | 10 dicembre 2019

Il 2020 di Fabio Fognini sarà un anno di grandi novità, con una figlia in arrivo a gennaio e un nuovo staff tecnico pronto a dargli nuovi stimoli per migliorare ulteriormente e raggiungere grandi risultati. Questi ultimi potrebbero arrivare grazie a un rendimento migliore al servizio e da una posizione più avanzata in campo.
Di questo e molto altro dovrà occuparsi Corrado Barazzutti, il suo neo capo allenatore, supportato da Alberto Giraudo (amico storico di Fognini e sparring partner), Stefano Barsacchi (preparatore atletico, in passato ha lavorato al centro federale di Tirrenia, ma anche con Francesca Schiavone e con diversi tennisti australiani) e Giovanni Teoli (fisioterapista). Negli scorsi mesi, Fognini ha deciso di interrompere il lavoro intrapreso tre anni fa con Franco Davin.

È stato sostituito anche il preparatore atletico Duglas Cordero, per cui comunque Fognini aveva speso parole importanti: “Sei la persona più positiva che ho conosciuto in tutta la mia vita”. Avere nel proprio team Barazzutti, che lo conosce bene e lo ha supportato tantissime volte in carriera, gli dovrebbe fornire diverse garanzie. Anche perché Fognini è reduce da un grande 2019, terminato al numero 12 del mondo (quarto anno concluso tra i top 20) e ricordando perché è il miglior tennista italiano degli ultimi 40 anni.

Le sue qualità sono note: sensibilità e velocità di braccio degne dei migliori della classe, appoggi perfetti ed esplosività con tutti gli arti del corpo. A Monte-Carlo, dove ha conquistato il primo Masters 1000 in carriera, contro Nadal la velocità media dei suoi colpi è stata pari a 123 km/h, mentre il maiorchino non ha superato i 118 km/h. In quella stessa sfida Fabio è riuscito a non arretrare oltre due metri dietro la linea di fondocampo nel 78% dei casi. L’impresa è particolarmente rilevante se si considera che si trattava di uno dei campi più lenti del circuito.

L'OCCHIO TECNICO: LE FOTO DEL DIRITTO E DEL SERVIZIO DI FABIO FOGNINI

In grado di fare qualsiasi cosa dalla parte del rovescio, uno dei termometri del gioco di Fabio è il dritto, con cui è molto bravo ad andare in lungolinea, come si è potuto notare anche nell’incontro di quarti di finale a Montréal, opposto a una versione di Nadal decisamente superiore a quella monegasca. In quell’occasione, Fabio è riuscito a giocare il lungolinea nel 54% dei casi, così come avvenuto nella splendida vittoria di Shanghai contro Murray.

Secondo i dati i grattacapi principali per Fognini sono legati al servizio. Nella off-season del 2015 aveva provato a lavorare su questo aspetto, come si vide nella sfida di Melbourne 2016 contro Muller, in cui giocò quattro tie-break mettendo a segno ben 20 ace e conquistando il 66% dei punti con la seconda di servizio. Sfortunatamente, a febbraio si procurò una lesione agli addominali obliqui che lo costrinse a bloccare il lavoro intrapreso, senza poi produrre cambiamenti permanenti.

Non a caso nel 2019 è stato 77° per efficienza al servizio, vincendo il 48,2% dei punti con la seconda (sul duro scende ulteriormente fino al 46,3%).

Nonostante ottenga diversi risultati sui campi in cemento, fuori dalla terra tende a perdere i set con più facilità proprio perché fatica a tenere i suoi turni di battuta in maniera continuativa. Di conseguenza, perdendo il servizio almeno una volta - o quasi - in ogni parziale, non sempre ha la possibilità di compensare in risposta.

Ciò è ben evidenziato dal fatto che quest’anno abbia vinto il 73,2% dei game alla battuta (solo cinque giocatori hanno un rendimento peggiore), scendendo a 71,2% quando gioca sul duro, risultando terzultimo dietro a Djere e Dzumhur.

Rispetto al 2018, ha registrato un calo del 5% nei turni di servizi vinti e del 4% nei punti vinti con la seconda, anche se, a ben vedere, i numeri del 2019 sono in linea con quelli registrati nel corso della carriera. In particolare, Fabio potrebbe migliorare nel suo rendimento da sinistra, dove si giocano la maggior parte dei punti importanti. Da questo punto di vista, è interessante notare come Fognini sia solamente 71° per palle break salvate (58%).

Se si guarda alla distribuzione dei servizi, nel 2019 ha optato per la soluzione esterna nel 42,7% dei casi, mentre ha cercato la T il 46,5% delle volte, ottenendo rispettivamente il 66,4% e il 63,4% dei punti. Quest’ultimo aspetto è particolarmente significativo se si considera che, secondo i dati ATP, quest’anno ha provato questo servizio nel 68,8% dei casi quando ha dovuto salvare una palla break. E da destra ha ottenuto 16 punti su 16 quando ha servito alla T sul punteggio di 15-40.

 

Inoltre, sul duro la sua ricerca della T aumenta nel suo complesso (53,3%), ma la resa non va oltre il 62%. Quando deve servire la seconda, invece, nel 48,4% dei casi prova la soluzione centrale, da cui ottiene il 53% dei punti.

Nonostante questo, Fabio vince il 60,8% dei tie-break grazie alle sue qualità in ribattuta, che hanno contribuito a renderlo il decimo miglior giocatore dell’anno per rendimento sotto pressione.

Fognini è fenomenale quando deve rispondere, come dimostra il suo ottavo posto nel return rating, ma anche il 43,6% di palle break convertite (settima posizione, davanti a fenomeni come Medvedev e Thiem).

In particolare, da sinistra Fabio risponde benissimo alle prime esterne, solitamente piatte, vincendo il 49,6% dei punti in cui riesce a rimettere la palla in gioco (Djokovic non va oltre il 38,4%).

In questi casi, sul duro riesce a trovare il rovescio dell’avversario nel 71,6% dei casi (Djokovic arriva al 67,3%), cancellando così l’efficacia dello schema “servizio e dritto” di molti avversari. Il ligure registra ottime performance anche da destra.

Per esempio, si pensi al servizio esterno con rotazione in slice che quasi tutti utilizzano per aprirsi il campo e allontanare dal campo l’avversario.

Ebbene, in questi frangenti Fognini vince il 51,5% dei punti (Djokovic non supera il 49,5%), arrivando al 68% quando deve fronteggiare una seconda palla, a dimostrazione di come possa essere difficile giocare contro di lui su qualsiasi superficie.

Nel 2020 l’azzurro compirà 33 anni. A questo punto della carriera diventa ancora più importante la programmazione e l’attenzione dedicata alla preparazione atletica, aspetto su cui è migliorato sensibilmente nei tre anni di lavoro con Davin e Cordero.

Sarà importante vedere come riuscirà a lavorare sul servizio e magari su una condotta di gara ancora più propositiva. Le qualità tecniche e fisiche non mancano, l’incognita sarà soprattutto lo stato di salute.
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