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Campioni internazionali

Carla ha la nausea. Kveta mai

A 31 anni la Suarez navarro annuncia che ha altre priorità nella vita e che il 2020 sarà la sua ultima stagione: a 44 anni la Peschke non lascia ma rilancia e cambia compagna di doppio, dalla statunitense Nicole Melichar all’olandese Demi Schuurs

di Vincenzo Martucci | 04 dicembre 2019

A 44 anni, Kveta Peschke non lascia ma rilancia, nel 2020 cambia compagna di doppio, dalla statunitense Nicole Melichar all’olandese Demi Schuurs, ma compirà 45 anni in campo, a luglio. A 31, Carla Suarez Navarro annuncia che ha altre priorità nella vita e che il 2020 sarà la sua ultima stagione. “Comincio ad avere altre priorità, e il tennis è uno sport molto impegnativo che richiede tanti sacrifici”, precisa.

La differenza non sta nel montepremi doppio della spagnola rispetto alla ceca (10 milioni 777mila euro e spiccioli contro 5,388mila), ma nelle aspettative diversamente realizzate delle due giocatrici: la piccola iberica di 1.62 è arrivata al 6 del mondo in singolare aggiudicandosi due tornei e non superando mai i quarti negli Slam, a dispetto di un buon tennis, la ceca è diventata numero 1 in doppio, firmando 34 titoli, fra cui Wimbledon 2011.

E’ evidente che il potere, come diceva Giulio Andreotti, logora chi non ce l’ha, bruciando insieme alle ambizioni anche le forze, la volontà, lo spirito di sacrificio. Determinando il “burn out” definito dagli americani, a dispetto degli anni di professionismo, 16 per Carla, 26 per Kveta. Tanto che la spagnola rischia di segnare un record al contrario in questo tennis dove il ritiro è sempre più lontano, lei può lasciare una traccia per aver alzato bandiera bianca prima del consueto.

Le delusioni devono aver proprio minato l’animo di quella che, da numero 55 del mondo, è comunque ancora la numero 2 di Spagna nella classifica Wta. Forse è sta influenzata anche da papà José Luiz, ex giocatore di pallamano e mamma Lali, ex ginnasta che ha lasciato a 9 anni, dalla nativa Las Palmas per trasferirsi a Barcellona. Perché i numeri tennistici li aveva, eccome, a partire dal delizioso rovescio a una mano, dalla profondità di colpi, dalle variazioni. Secondo l’ex doppista di qualità Frew McMillan: “Nel suo gioco c’è qualcosa di Justine Henin, ha una grande varietà di colpi”. Il limite di Carla è stata la tenuta nervosa, come dicono le 9 finali perse su 11. Nel 2015 ha cercato la prima sterzata, cambiando racchetta, ed ha toccato la miglior classifica di sempre, nel 2017, quand’è scaduta al numero 31 del mondo, ha tentato un colpo disperato, lasciando dopo dieci anni il coach storico, Xavier Budo, che l’ha accolta dalle Canarie al circolo Pro-Ab di Barcellona. Ma questa seconda svolta proprio non le è servita.

Ricordiamo qualche sua sconfitta bruciante, come nella finale di Roma 2015 contro Maria Sharapova quando servì, invano, per il match, ricordiamo una sua dichiarazione sull’amicizia fra colleghe tenniste, in contrapposizione alla connazionale Garbine Muguruza: “Io ho un buon rapporto con Sara Errani, Flavia Pennetta, le giocatrici spagnole. Il mio inglese non è così buono e sono in difficoltà quando devo parlarlo”. Flavia ha smesso e sta per diventare per la seconda volta madre, Sara è scesa in classifica e deve frequentare un livello di tornei inferiore. Ed evidentemente, la dolce Carla sia sente anche un po’ più sola. Lei che non ha mai avuto un grande ritorno mediatico, a dispetto del suo braccio d’oro. Così, adesso promette soltanto: “Il 2020 sarà un anno con le solite aspettative, altrettanto intense ed impegnative”. Ciao, Carla ti auguriamo un “buen retiro”.

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