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Campioni internazionali

Così Shapovalov è rinato, partendo dai piedi...

Dopo aver attraversato un periodo di grande difficoltà tra aprile e agosto, ha terminato la stagione da n.15 del mondo. La svolta è arrivata quando ha iniziato a lavorare con Mikhail Youzhny, con cui è riuscito a trovare fin da subito un’intesa che lo ha aiutato a migliorare su tanti aspetti del gioco. Due su tutti: risposta e foot-work

di Gabriele Ferrara | 26 novembre 2019

Denis Shapovalov è stato uno dei grandi protagonisti delle ultime settimane dell’anno, inclusa la fase finale della Coppa Davis. Dopo aver attraversato un periodo di grande difficoltà tra aprile e agosto, ha terminato la stagione da n.15 del mondo.

La svolta è arrivata quando ha iniziato a lavorare con Mikhail Youzhny, con cui è riuscito a trovare fin da subito un’intesa che lo ha aiutato a migliorare su tanti aspetti del gioco. Su tutti, risposta e gioco di gambe. La sfida è canalizzare la creatività e l’esplosività di “El Shapo” attraverso una maturazione sul piano mentale e tattico.

Shapovalov ha sempre avuto qualità tecniche e fisiche impressionanti. Per esempio, il canadese di origini russo-israeliane è bravissimo a impattare la palla in avanzamento anche a velocità elevatissime, mantenendo controllo tra parte alta e bassa del corpo e un equilibrio verticale perfetto.

Un ottimo lavoro degli appoggi gli permette di arrivare alla caricatura ottimale. Inoltre, colpisce in open stance con grande potenza grazie a un ingresso dell’anca impressionante. Basti pensare che nella finale di Bercy contro Djokovic la velocità media del suo dritto è stata pari a 123 km/h, leggermente superiore a quella del serbo (120 km/h), mentre di rovescio la forbice è stata ancora più ampia: 112 a 105. Inoltre non bisogna dimenticare la sua grandissima elasticità e reattività di gambe.

In questo senso, si pensi che ha tempi di reazione spesso sotto i sette decimi di secondo quando fronteggia una prima palla di servizio, come registrato nelle sfide contro Federer e Djokovic di Miami e Parigi-Bercy. Non a caso vince in media il 29,2% dei punti in risposta alla prima di servizio, registrando la stessa cifra di campioni come Thiem e Bautista-Agut. Proprio il torneo in Florida era stato il fiore all’occhiello della sua prima parte di stagione grazie alla semifinale raggiunta grazie anche alla splendida vittoria negli ottavi di finale contro Stefanos Tsitsipas.

 

Dopo essersi arreso di fronte a una versione eccellente di Federer, Shapovalov ha raccolto solamente due vittorie sulla terra rossa e nessuna sull’erba, arrivando a Winston Salem con quattro successi negli ultimi sedici incontri e scendendo fino alla trentottesima posizione del ranking mondiale.

A quel punto ha dato una svolta alla sua stagione assumendo in prova Mikhail Youzhny, dopo che in aprile si era separato da Rob Steckley (avevano iniziato a collaborare nel corso dell’autunno precedente) per poi passare ad Adriano Fuorivia, che lo aveva già allenato da junior.

I frutti della nuova collaborazione si sono visti subito. Dopo aver raggiunto la semifinale in North Carolina, è arrivato al terzo turno degli Us Open perdendo in cinque set da Monfils, per poi centrare la semifinale a Chengdu e la vittoria a Stoccolma (primo titolo ATP della carriera), seguita dalla finale al Masters 1000 di Parigi-Bercy e dall’atto conclusivo in Coppa Davis.

Come ha detto lo stesso Shapovalov, il successo in Svezia gli ha dato molta calma, con un notevole impatto sul suo approccio mentale al gioco, già in evoluzione grazie al lavoro con Youzhny.

L’ex campione russo ha sottolineato quanto cerchi di dialogare con Denis: “Gli parlo molto. Nelle nostre discussioni spesso siamo d’accordo”.

Una delle figure fondamentali rimane la madre di Shapovalov, che lo ha formato tennisticamente e che continua a essere centrale sotto ogni aspetto: “Sua madre è molto importante. Mi dà gli strumenti per conoscerlo e capirlo”, ha detto Youzhny in un’intervista concessa a tennis.com.

Da un punto di vista tecnico, Shapovalov sta lavorando molto sulla risposta bloccata di rovescio. Come accennato, il canadese è in grado di mettere in difficoltà tantissimi giocatori in ribattuta, ma tende a rischiare tantissimo concedendo diversi errori.

Per esempio, nella finale di Parigi-Bercy contro Djokovic ha messo solamente il 44% delle risposte in campo, mentre il serbo ha raggiunto il 76%.

Ancora, sulla seconda palla Shapovalov ha sbagliato il 35% delle risposte, a differenza del numero 2 ATP, che non ha superato l’8%. In ogni caso, Denis sta iniziando a utilizzare di più la risposta in slice, che gli permette di neutralizzare il colpo dell’avversario senza rischiare troppo.

Per esempio, nella sfida contro Federer a Miami ha tentato questa soluzione il 16% delle volte, mentre con Djokovic è salito al 26%. Ha fatto ancora meglio nei quarti di Parigi-Bercy contro Monfils raggiungendo il 37%, così come a Shanghai contro Tiafoe (non a caso quel giorno ha messo in campo l’80% delle risposte). Entrambe le sfide le ha vinte cedendo rispettivamente quattro e sei game.

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Da un punto di vista statistico, deve ancora migliorare molto nel rendimento in risposta sulla seconda di servizio, dove è sessantasettesimo con solo 47% (per dare un’idea, Taylor Fritz è al 48%). In particolare, ha difficoltà quando risponde da sinistra sulla T.

In quella zona di campo i suoi avversari cercano il suo rovescio, con Denis che vince solamente il 46,7% dei punti in cui riesce a mettere la palla in campo, non superando la metà campo in oltre il 27% dei casi, mentre va molto meglio quando da quella parte risponde ai servizi esterni, conquistando il 51% dei punti in cui risponde e superando il rettangolo del servizio nell’83% dei casi.

Spesso è impressionante quando risponde alla prima di servizio esterna da destra, con la quale registra numeri notevolissimi: infatti, supera la metà campo quasi il 77% delle volte, vincendo il 54,3% dei punti in cui mette la palla in campo e riesce a trovare il lato sinistro – quindi il rovescio per i destrorsi – nel 68,8% dei casi (nel 2017 in media trovava il rovescio dei rivali nel 60% dei casi), riuscendo così ad annullare la combinazione “servizio e dritto” degli avversari, proprio come Djokovic.

Per dare un’idea dell’efficienza del canadese in queste circostanze, il serbo in tali casi trova il lato sinistro il 47% delle volte conquistando il 49,5% dei punti. Questa situazione di gioco si rivela spesso molto importante, perché molti si affidano al servizio slice esterno per aprirsi il campo e chiudere con il dritto successivo. Neutralizzare questo schema vuol dire togliere certezze agli avversari, come per esempio è accaduto agli Us Open 2017 contro Tsonga, sconfitto in tre set e dominato sul piano del gioco.

Un altro aspetto su cui Youzhny e Shapovalov stanno lavorando molto è il gioco di piedi. In questo senso, lo scorso 2 novembre il canadese ha rilasciato un’intervista al sito dell’ATP in cui ha detto: “Ha cambiato il mio footwork, ho iniziato a muovermi molto di più con piccoli passi e molto più attivamente. All’inizio era dura per me in allenamento, mi stancavo velocemente, ma ha pagato velocemente”.

Shapovalov ha anche sottolineato come abbia percepito fin da subito l’attenzione con cui Youzhny osservava il suo gioco, fattore determinante per credere nel progetto e per conferire al proprio coach quella credibilità e fiducia essenziali per la riuscita di un progetto tecnico. Non a caso Shapovalov ha aggiunto varietà, si muove meglio e si gode di più il tempo trascorso sul campo.

Da questo punto di vista, Denis è molto bravo a cercare di aprirsi gli angoli con un diagonale medio-corto, soprattutto con il rovescio, per poi accelerare in lungolinea. Ancora, nel corso della semifinale di Coppa Davis contro la Russia è stato molto bravo a gestire momenti di tensione – si pensi all’ultimo game dove ha salvato tre palle break consecutive – mettendo tante prime palle in campo, ma cercando anche soluzioni a basso rischio.

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Per esempio, a volte da destra ha servito al corpo di Khachanov, che in quei frangenti fatica ad organizzarsi velocemente a causa dell’ampia apertura di dritto. Ancora, nel settimo game del terzo set Shapovalov ha centrato il break vincendo un punto in difesa, dove è stato bravo a recuperare giocando un rovescio coperto profondo in sicurezza che gli ha permesso di recuperare velocemente il centro del campo.

La capacità di vincere tanti punti in difesa senza dominare lo scambio ed evitando di cercare colpi improbabili ed eccessivamente rischiosi sarà un aspetto essenziale per la sua crescita. Allo stesso modo, sarà importante lavorare sulla transizione a rete. Nonostante trovi alcune soluzioni eccellenti nei pressi del net, il canadese non sempre riesce a verticalizzare il proprio gioco, mentre altre volte lo fa in maniera precipitosa commettendo errori grossolani, soprattutto con le volée alte.

Il servizio

Per quanto riguarda il servizio, invece, Shapovalov vanta già ottimi numeri.

Da buon mancino ha un rendimento eccellente da sinistra, dove cerca la soluzione slice esterna il 56% delle volte conquistando l’80% dei punti (quest’anno Nadal l’ha provata il 48,8% dei casi con il 74,5% dei punti vinti).

I numeri sono praticamente identici quando cerca la T da entrambi i lati del campo, mentre da destra ha un rendimento elevatissimo quando utilizza la soluzione piatta esterna (84,4%).

Una delle situazioni in cui va in netta difficoltà al servizio è con la seconda quando non trova un angolo da destra: da quella parte in questi frangenti tira centralmente il 23% dei casi vincendo il 41,4% dei punti, così come quando va sulla T da sinistra arriva al 44,4%, mentre in tutti gli altri frangenti è ampiamente sopra il 50% (spesso anche vicino al 60% quando riesce ad andare esterno).

Ancora, nonostante i miglioramenti, al momento Shapovalov commette ancora molti doppi falli, considerando che è ottavo con 4,1 di media.

Denis è un giocatore istintivamente portato al rischio in quasi ogni circostanza, ma questo dato evidenzia anche come i rischi talvolta eccessivi che si assume con questo colpo possano essere sintomatici della tensione accumulata e mal gestita, come si vede anche quando esagera con la potenza dei colpi da fondocampo, specialmente con il dritto.

Queste situazioni si verificano spesso in occasione dei punti importanti, come si è visto anche alla fine del secondo set contro Khachanov, al quale ha ceduto il parziale con un doppio fallo. D’altra parte, la tendenza in questo senso è comunque positiva, se si considera che nel 2018 ha commesso addirittura 5,8 doppi errori a incontro (primo posto a pari merito con Opelka).

Anche se i processi di crescita non sono linee rette che non prevedono ricadute o periodi di grande difficoltà, il 2020 potrebbe essere la stagione che consacrerà “El Shapo” ad altissimi livelli, come accaduto quest’anno a Tsitsipas. Le qualità non mancano, la volontà nemmeno.

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