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Campioni internazionali

Berrettini: "Essere n.1? Sono ambizioso, perché no"

"Non si vince con le idee, ma con quello che hai in quel momento" ha detto Berrettini in conferenza stampa dopo la vittoria contro Thiem alle ATP Finals. "Queste due sconfitte mi aiuteranno molto nella preparazione per trovare nuovi stimoli” ha aggiunto.

di Alessandro Rocca, da Londra | 14 novembre 2019

Matteo Berrettini ha appena riscritto la storia del nostro tenni firmando la rima vittoria in singolare del tennis italiano alle ATP Finals. Eppure quando gli chiedono quale sia la cosa più bella di questa avventura da portare via risponde così: “La cosa più bella è un po’ di sano 'rosicamento'”, dice. “Sai quando senti di giocar bene accetti un po’ meglio la sconfitta invece qui ho preso due belle legnate, due sconfitte che era un po’ che non prendevo.  Davanti avevo i giocatori più forti del pianeta quindi ci stava pure che succedesse, alla fine credo comunque che queste due sconfitte mi aiuteranno molto nella preparazione per trovare nuovi stimoli”.

Nessun alibi, nessuna recriminazione, nemmeno quando si parla di un sorteggio tutt’altro che benevolo. “Alla fine devi giocare con tutti, devi almeno vincere due partite, devi lottare un po’ di più se vuoi passare il turno.  Sapevo che erano tre giocatori molto forti ma anche nell’altro girone ci sono nomi importanti; credo che a questi livelli si parla più di incastri, come uno si incastra con l’altro a livello tattico e tecnico. Magari a Thiem può dare meno fastidio Federer di Nadal. Credo che alla fine dipende un po’ da come ci si sente" ha detto Berrettini. "Io da ultimo qualificato sulla carta ero un po’ svantaggiato con tutti però credo di avere affrontato tutti i  match a testa alta”.
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Il pensiero vola inevitabilmente al 2021 quando le ATP Finals si giocheranno a Torino. “Di sicuro sarà uno stimolo ulteriore, il torneo di Roma è un Masters 1000 ma per me è come se fosse come uno Slam, quindi se dovessi qualificarmi per Torino sarebbe una cosa ancora più grande, mi auguro di essere lì tra due anni”.

Matteo torna poi sulle emozioni provate alla O2 Arena, su quali aspetti emotivi abbiano lasciato il segno, su cosa gli sia piaciuto di più e cosa meno. “Credo che qui l’atmosfera in campo sia speciale, il gioco di luci, la presentazione è veramente uno spettacolo e il fatto che ci sia stata così tanta gente, la mia famiglia, il mio team i miei amici ha reso tutto più speciale" ha detto. "L’atmosfera del campo credo non sia facile da trovare in nessun altro torneo e la cosa che mi è piaciuta meno è che ho perso due partite e ne ho vinta una".

Il numero 1 d’Italia traccia poi un bilancio sul tennis mostrato a Londra. Dentro al campo e vedendo poi gli highlights con il team, non mi sono sentito di aver giocato male, secondo me durante l’anno ci sono state partite dove ho giocato molto peggio.  Con Djokovic ho servito il 71% di prime e ho perso 62 61, con Federer sono stato molto aggressivo nei game di servizio credo che il livello sia stato all’altezza. Però se giochi contro questo Djokovic e con Federer ci sta di perdere per il Matteo Berrettini di del 2019" ha spiegato.

"Nel tennis è cosi, devi giocare con quello che hai e credo che il messaggio più bello sia quello lanciato ieri in conferenza da Nadal ovvero accettare quello che sei in quel momento senza pensare: 'potrei essere migliore', perché con le idee non si vincono le partite si vince con quello che si ha bisogna stare lì testa bassa lavorare e questa è la più grande lezione che un campione può dare" ha aggiunto.

 

C’è ora un altro grande appuntamento, quello di Madrid per le finali di Coppa Davis ma già si guarda a cosa accadrà il prossimo. Barattare la Top10 con un Masters 1000? "Non lo so credo che vincere un torneo sia qualcosa di molto speciale, tirare su un trofeo, essere il migliore in quella settimana in un 1000 vuol dire essere il migliore del mondo in quella settimana, quindi sarebbe una grande cosa; ricordo un’intervista prima di Roma nella quale mi hanno chiesto quale sarebbe stato il mio sogno per l’anno successivo prima dell’inizio degli Internazionali BNL d’Italia ed io ricordo di aver risposto la top 20" ha detto Berrettini.

"Adesso è difficile dire quello che potrà succedere, ora non penso alla classifica ma solo a lavorare per migliorare, se poi per qualche settimana uscirò dalla top 10 per poi rientrare nessun dramma; so che devo ancora investire tanto perché ho capito in campo che devo migliorare per essere a questi livelli".
Una stagione da incorniciare ma nessun pericolo di appagamento, anzi Matteo rilancia. Alla domanda “dici mai a te stesso voglio diventare n.1 del mondo?” il tennista romano risponde così: “Quando ero under 10 me lo dicevo” sorride Matteo. “La top 10, il Masters, per me fino a poco tempo fa erano qualcosa di impensabile, di irraggiungibile; sono ambizioso, quindi perché no" ha detto. "Lavorerò per essere sempre il migliore quindi probabilmente non mia accontenterò neanche se dovessi diventare top 5. Come si dice, quando sei in pista si balla- Sicuramente non è una cosa che mi darà stimolo per la preparazione, perché ci sono tante cose da migliorare prima di pensare alla classifica”.

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