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Campioni internazionali

"Ora so che posso tenere questo livello"

"Sono soddisfatto per quanto si può esserlo dopo una sconfitta. C’è sempre da migliorare, ma questa partita è un'altra storia rispetto alla lezione di Wimbledon" ha detto in conferenza stampa Matteo Berrettini, battuto da Roger Federer alle ATP Finals

di Alessandro Rocca, da Londra | 12 novembre 2019

Matteo Berrettini si presenta in conferenza stampa consapevole che la lezione di Wimbledon è servita. La sconfitta di oggi per come è maturata, rappresenta un altro tassello da inserire nel percorso di crescita. E’ una prestazione che certifica i miglioramenti del tennista romano da quel primo incontro con Federer sull’erba londinese.

Prima delle domande dei cronisti, ad arricchire la settimana speciale di Matteo arriva anche il premio dell'ATP per essere entrato in top 10. “Solo qualche mese fa ricevevo quello per essere entrato in top 50, è davvero pazzesco", ha detto il numero 1 azzurro.

 
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Dopo l’ennesimo riconoscimento, Berrettini è entrato poi nei dettagli del match. “Sono soddisfatto per quanto si può essere soddisfatti dopo una sconfitta ma c’è sempre da imparare, sempre da migliorare, quindi prenderò il meglio da questa sconfitta. Paragonandola a quella di Wimbledon, direi che questa è un’altra storia in termini di sensazioni, di crescita di livello di gioco; sono contento da quel punto di vista" ha detto.

"Non solo quando sono arrivato al tiebreak, ma anche quando sono arrivato al campo la mia intenzione era quella di fare un exploit. Purtroppo non ci sono riuscito" ha spiegato Berrettini. "Federer ha meritato la vittoria però c’è la consapevolezza che posso tenere questo livello".

"Le mie risposte sulle palle break del secondo set avrebbero potuto riaprire il match" ha aggiunto il numero 1 d'Italia. "Ovviamente non erano match point, sarebbe stata ancora lunga. Peccato perché avevo meritato quelle palle break, avevo giocato un gran game; ero arrivato anche due o tre volte sul 30 pari nel primo set. Ma lì Roger ha fatto due volte ace, una volta ho sbagliato di poco una risposta di dritto: quindi le mie chances le ho avute".

Matteo sottolinea come l’obiettivo punti da ottenere a tutti i costi negli ultimi mesi per entrare a Londra non lo abbia consumato dal punto di vista mentale. "Per quanto riguarda la programmazione avevamo deciso prima degli Us Open quali tornei giocare: San Pietroburgo, Pechino, Shanghai, Vienna e Bercy. Poi è successa quella grande cosa a New York, quindi è cambiato un po’ tutto ma noi siamo rimasti su quella programmazione perché penso sia importante rimanere sulla strada che si è scelto di intraprendere durante l’anno. Non bisogna farsi spostare troppo dagli eventi, anche in chiave negativa: se succede una cosa brutta non si deve cambiare o pensare subito che la strada non sia quella giusta. Abbiamo continuato a investire su quello che ci eravamo detti, poi per mia bravura sono riuscito a meritarmi la qualificazione" dice Berrettini. "Dallo Us Open non mi sento scarico, ma solo stanco" sorride.

 

Sicuramente, analizza Berrettini, "oggi non ho pensato: Roger sta giocando male, allora ho una chance. Penso che abbia giocato comunque un buon match. Non sono entrato in campo con l’idea: vinco solo se lui gioca male. Anche perché se inizia a  giocare bene, allora poi dovrei uscire dal campo: che faccio mi arrendo?!".

Quando sei in campo, dice, non pensi al livello dell'avversario. "Non pensi se è un Roger di medio o basso livello, però credo che qualche errore lo abbia commesso, anche per merito mio perché al servizio secondo me facevo male; ho ottenuto molti punti con la prima".

 
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Dal punto di vista tattico, conclude, la chiave della partita è il rendimento sul rovescio. "Non è un segreto che sia il colpo che eseguo meno bene" ammette Berrettini. "Credo però che nel corso dell’anno sia migliorato tantissimo, è uno dei motivi per cui sono qui. Poi è ovvio che un conto è giocare alle Finals contro Federer che ti gioca sul rovescio, un conto è giocare un ATP 250. E' diversa anche la pressione che ti mette, sai che se giochi un po’ corto lui ti prende campo. Sicuramente nei momenti di tensione è il colpo che balla un po' di più anche se oggi su un mini-break ho sbagliato di dritto e ho commesso anche un doppio fallo: per cui le mie armi non hanno funzionato così bene" scherza Matteo. "Però credo per esempio Djokovic mi giocava molto sul dritto perché non voleva mi girassi col dritto a sventaglio. Più in generale direi che sia Nole che Federer hanno cercato di muovermi, poi è ovvio che nel momento importante hanno cercato di giocarmi sul rovescio".

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