-
Campioni internazionali

Servizio e big point: il gioco dei magnifici 8 alle Finals

Andando ad analizzare i dati del 2019 si scopre che Nadal ha aumentato game vinti al servizio e punti vinti con la ‘prima’, Nole resta il più cinico nei punti importanti e Roger è il signore dei tie-break. Berrettini è super ad annullare le palle break e ha ampi margini di miglioramento nei game in risposta

di Gabriele Ferrara | 11 novembre 2019

Erano anni che le ATP Finals non erano così attese. Sarà per la presenza di Matteo Berrettini, sarà per il trono mondiale in palio, sarà per lo charme dei grandi ‘vecchi’… In ogni caso gli otto Maestri sono arrivati a Londra grazie a una superiorità tecnica e psico-fisica che si evidenzia molto bene attraverso le statistiche.

In particolare salta agli occhi il fatto che durante la stagione hanno primeggiato nel rendimento nei colpi d’inizio gioco e nei momenti topici degli incontri. Questa è stata la chiave per guadagnarsi un biglietto per Londra.

Rafael Nadal

Nadal ha disputato un’annata di altissimo livello, raggiungendo almeno la semifinale in tutte le prove dello Slam (era già accaduto nel 2008) e arrivando in finale in tre circostanze (ci era già riuscito nel 2010, 2011 e nel 2017).

Lo spagnolo ha primeggiato in risposta e nei punti importanti, come dimostra il suo primo posto nell’under pressure rating, voce statistica che combina la percentuale di incontri vinti al set decisivo, il numero di tie-break conquistati e l’efficienza nel salvare e convertire le palle break. Ma c’è di più, perché una delle chiavi del 2019 di Nadal è stata l’efficienza al servizio.

 

Da questo punto di vista, solamente cinque giocatori gli sono stati superiori nel corso della stagione, dopo che nel 2018 aveva chiuso al tredicesimo posto. Adesso Nadal riesce ad anticipare il lancio di palla e a piegare meno il busto e la palla non perde potenza dopo aver rimbalzato.

Infine, Rafa ha lavorato anche sull’aggressività nel colpo in uscita servizio piantando il piede destro dentro il campo in modo da evitare di perdere terreno e incidere entro i primi 3-4 colpi dello scambio. I risultati sono evidenziati dai dati ATP: aumento dei punti vinti con la 'prima' (75,8%, 71,7% nel 2018) e dei game vinti al servizio (90,2%, l’anno scorso non è andato oltre l’86,4%).

Novak Djokovic

A contendere a Nadal il primato in classifica per la fine del 2019 c’è Novak Djokovic, vincitore a Melbourne, Madrid, Wimbledon e Parigi-Bercy. Anche nel corso di questa stagione, il serbo ha mantenuto un livello altissimo nell’efficienza in risposta (secondo dietro allo stesso Nadal), confermando la sua fenomenale capacità di fare la differenza nei punti importanti, come dimostra il suo primato nella percentuale di palle break convertite e di tie-break vinti.

A questo proposito, è interessante notare come, secondo i dati ATP, sia il migliore di tutti i tempi nell’under pressure rating, seguito da Sampras, Nadal e Federer.

 

La sua abilità nell’isolarsi dal contesto esterno, nel concentrarsi unicamente e massimamente sui punti decisivi degli incontri è emersa soprattutto nel corso della finale di Wimbledon contro Federer. In tal senso, si pensi ai tre tie-break di quella partita, al game salvato sull’11 pari quando era in difficoltà sia tecnica che fisica, al sedicesimo game quando ha annullato due match point, senza dimenticare la volée in tuffo sul 5 pari 15-30.

Anche per questa ragione, a prescindere dalla posizione che occuperà nel ranking mondiale alla fine dell’anno, è lui il favorito per la vittoria finale.

Roger Federer

Roger Federer ha disputato un’altra stagione di alto livello, sfiorando la vittoria ai Championships e conquistando quattro titoli, tra i quali spicca quello del Masters 1000 di Miami. Anche nel 2019 ha mantenuto un rendimento elevatissimo al servizio. Nelle ultime 52 settimane è quarto per serve rating, indicatore statistico in cui figura tra i primi dieci dal 2002.

Inoltre, negli ultimi 18 anni solo tre volte non è stato tra i primi cinque. La sua varietà e precisione con la battuta, unita alla capacità di poter servire in tutti gli angoli e alla difficoltà dei suoi avversari nel leggere il lancio di palla, rende complicato affrontare lo svizzero nei suoi turni di servizio, considerata anche la sua efficienza con il colpo immediatamente successivo alla battuta.


Non a caso è il giocatore con la percentuale di tie-break vinti più alta di sempre (65,3%) ed è anche secondo per palle break salvate, mentre è solamente ventesimo se si guarda la classifica per quelle convertite, il punto debole che ha messo tante vole alla prova le coronarie di milioni di tifosi sparsi per il mondo. D’altronde non si possono dimenticare alcune sconfitte patite dopo aver avuto tantissime occasioni.

Mettendo da parte la finale di Wimbledon, si pensi all’atto conclusivo di Indian Wells contro Thiem, ai quarti di finale di Madrid persi con match point a favore proprio contro l’austriaco, ma anche il match di ottavi di finale degli Australian Open contro Tsitsipas. In ogni caso, in condizioni di gioco mediamente rapide come quelle di Londra, fare i conti con lui sarà difficile per tutti.

Daniil Medvedev

Una delle grandi sorprese dell’anno è sicuramente rappresentata dal salto di qualità di Daniil Medvedev, la cui ascesa ha radici profonde. Tra i miglioramenti compiuti, spicca sicuramente l’efficienza in risposta, dove Medvedev è in quarta posizione dietro a Nadal, Djokovic e Schwartzman. Il dato è ancora più impressionante se si pensa che, in tutto il 2018, il ventitreenne di Mosca non è andato oltre il trentesimo posto (dati ATP), dopo aver chiuso il 2017 al cinquantatreesimo.

 

Medvedev è progredito anche al servizio, come dimostra il suo diciassettesimo posto nella percentuale di game vinti al servizio (nel 2018 era trentanovesimo). Può sicuramente migliorare la percentuale di prime in campo (63° posto), aspetto non secondario per provare a vincere le ATP Finals.

Dominic Thiem

Grande stagione anche per Dominic Thiem, oggi seguito da Nicolas Massu dopo 16 anni di lavoro con Gunther Bresnik. L’austriaco adesso gioca con i piedi sempre più vicini al campo e con maggiore varietà, utilizzando il back di rovescio con insistenza e padronanza e venendo a prendersi il punto a rete anche in situazioni in cui la tensione e l’importanza del momento sono elevate.

 

Non a caso è secondo per rendimento sotto pressione, dopo aver terminato il 2018 in undicesima posizione. Le vittorie di Pechino contro Khachanov e Tsitsipas e quelle di Vienna contro Berrettini e Schwartman sono un’ottima testimonianza della fiducia acquisita e della più vasta gamma di soluzioni a disposizione.

Stefanos Tsitsipas

Il 2019 è stato anche l’anno dell’ingresso nei top ten di Stefanos Tsitsipas, il cui tennis vario e aggressivo ha creato problemi anche ai Big Three. Come si è visto nella sfida di Shanghai contro Djokovic, il greco è bravissimo a togliere tempo all’avversario nei propri turni di battuta, prendendo l’iniziativa nei primi 4-5 colpi e assumendo molti rischi, seppur calcolati.

Non a caso quest’anno ha vinto il 76,3% dei punti con la prima (quindicesimo posto assoluto) e l’85,2% dei suoi turni di battuta (dodicesima posizione).


Può ancora migliorare nella tenuta dello scambio sulla diagonale sinistra, specialmente sulle palle cariche di top spin che lo costringono a colpire sopra l’altezza della spalla e sulle quali perde moltissimo campo.

Ancora, sarà importante lavorare sull’efficienza in risposta, indicatore statistico in cui figura solo al cinquantunesimo posto. In particolare, avrà bisogno di progredire nel rendimento in ribattuta sulla seconda palla, dove è sessantaquattresimo per punti vinti sulla seconda (47,1%).

Alexander Zverev

Anche a causa di vicende non prettamente tecniche, Zverev ha vissuto una stagione complicata dal punto di vista mentale. Grazie alla qualità del suo gioco di gambe è riuscito a vincere tante partite giocando in maniera prevalentemente difensiva, salvo poi invertire la tendenza in autunno, nel corso del quale ha raggiunto la finale di Shanghai superando Federer e Berrettini con un tennis finalmente offensivo ed estremamente potente.

Per intendersi, contro lo svizzero ha messo il 79% di prime palle in campo (Isner ha una media del 71,4%), da cui ha ricavato il 79% dei punti.


Ciò nonostante, nella finale contro Medvedev sono riemersi i suoi problemi di tenuta mentale, peraltro testimoniati dai suoi numeri al servizio del 2019: quarantunesima posizione per efficienza complessiva, ottantaduesima (ultimo tra i conteggiati) per punti vinti con la seconda con il 44,5%, terza posizione per numero di doppi falli a partita con 6, senza tralasciare il grosso calo nei tie-break vinti (è passato dal 72% del 2018 al 58,8%).

Fortunatamente per lui, in alcune circostanze riuscito a cavarsi dalle buche piazzando molti ace. Secondo l’ATP, ne scaglia 10.7 a partita (solo in otto fanno meglio di lui). Ma per giocare alla pari con gli altri Maestri servirà molto di più.

Matteo Berrettini

Dulcis in fundo… dopo 41 anni, grazie a Matteo Berrettini il tennis italiano sarà nuovamente presente nel torneo di singolare di fine anno. Si è parlato molto delle qualità del 23enne romano. Tra queste figura il rendimento al servizio e nei punti vinti con la prima, indicatori statistici in cui detiene la nona posizione mondiale, mentre è ottavo per game vinti al servizio (87,8%, nel 2018 era l’83,3%).

Inoltre, la sua capacità di rimanere positivo anche nei momenti emotivamente complessi è certificata dal suo quarto posto nelle palle break salvate (70,2%; solo Isner, Federer e Wawrinka fanno meglio).

D’altra parte occorrerà compiere tanti progressi in risposta, dove è 62° per efficienza complessiva. Anche qui però si può intravedere una tendenza positiva, considerando che nel 2018 aveva chiuso all’83° posto.

In particolare, la maggiore abitudine a giocare partite di alto livello ha giocato un ruolo importante, così come la crescita tecnica sotto tutti i punti di vista che ha aumentato una consapevolezza già di alto livello, propria dei professionisti che sanno dove vogliono arrivare, come devono lavorare per riuscirci e anche a chi affidarsi.

Dal punto di vista numerico, tutto ciò si è tramutato nell’aumento della percentuale di game vinti in risposta (da 15,4% a 18,1%) e di palle break convertite (da 32,4% a 37,3%). Se vorrà ripetere i risultati degli ultimi mesi anche nelle prossime stagioni, compiere ulteriori progressi in tal senso potrebbe giocare un ruolo decisivo.

7d72fa4a-d7f9-45d4-8895-1d683f6ee89f
Play

Prima di arrivare al doppio, Kubot ha vissuto una prima carriera più che dignitosa in singolare. Ha raggiunto un best ranking di numero 41 nel 2010 e tre anni dopo, nel 2013, ha giocato a Wimbledon il primo quarto di finale Slam tra due polacchi, vinto da Jerzy Janowicz. A fine partita, si scambiano le magliette. “E' successo tutto così in fretta. Ho visto le sue emozioni. Si è buttato a terra e io volevo solo fargli i miei complimenti il più velocemente possibile perché era un momento molto importante per entrambi” ha detto allora. “Ho detto: andiamo. Scambiamocele. Rendiamo il nostro tennis ancora più popolare, facciamo vedere che c'è anche la Polonia sulle mappe del tennis, perché non era mai successo prima. Penso che abbiamo mostrato quanto sia importante il fair play e la nostra amicizia in campo. Durante il match siamo avversari, ma dopo la partita siamo amici, è solo sport”.

Commenti

Partecipa anche tu alla discussione, accedi