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Campioni internazionali

Matteo, anche loro erano sfavoriti al masters...

Le sorprese anche al Masters, come nel 1998 quando vinse Corretja e non Sampras, o come nel 2009 quando trionfò Davydenko e non Federer. Per non parlare dell'edizione 2017 e del successo di Dimitrov. Riviviamo quelle edizioni delle Finals a sorpresa

di Marco Mazzoni | 10 novembre 2019

Dopo 41 anni un azzurro torna alle ATP Finals in singolare. Matteo Berrettini oggi pomeriggio debutterà nella prestigiosa kermesse di fine stagione affrontando il n.1 Djokovic. Un girone di ferro per il romano, con Novak, Federer e Thiem, ma del resto al Masters di incontri facili non ce ne sono. Mai un italiano ha vinto un match individuale alle Finals, Berrettini riuscirà ad infrangere questo tabù?
Scendere in campo a Londra è già un traguardo assoluto e in più ha il vantaggio di non aver niente da perdere. La storia recente delle ATP Finals ci dice che degli ultimi 16 Masters, 5 sono stati vinti da Djokovic, 6 da Federer. Non proprio delle sorprese, eppure la competizione ci ha regalato alcune edizioni sorprendenti, in cui a vincere è stato un outsider. Proprio come Matteo quest'anno...
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1998, Alex Corretja e la finale tutta iberica

Il Masters si gioca all'Expo 2000 Tennis Hall di Hannover, con un bel pubblico nonostante l'epopea di Becker e Stich sia appena terminata. Sampras è il grande favorito, Agassi è acciaccato e si ritira durante il girone, come Marcelo Rios.

In semifinale Carlos Moya sorprende Henman, rimontando da 3-1 sotto nel terzo set; Alex Corretja fa ancora meglio, recupera un set di svantaggio a Sampras e gli annulla pure tre match point, con grande coraggio.

È una storica finale tutta iberica, la rivincita dell'ultimo Roland Garros. Il copione pare lo stesso: più potente ed agonisticamente “cattivo”, il bel Carlos vola due set avanti, governando il gioco con il suo dritto poderoso. Stavolta Corretja non ci sta, scatta qualcosa dentro di sé, “il ricordo di Lendl, il mio idolo, che rimonta McEnroe a Parigi nel 1984, anch'io posso farcela”.

Il dritto di Alex da corto e falloso diventa efficace, risponde preciso e impone i suoi ritmi, strappando molti punti con rovesci cross a punire il debole lato sinistro di Carlos.

Corretja vince 7-5 al quinto, è il suo più grande successo e la seconda (ed ultima) vittoria spagnola alle Finals dopo Orantes nel lontano 1976. Alex ha lasciato un segno indelebile nel tennis di vertice a cavallo tra gli Anni ’90 e il nuovo secolo.

È stato uno dei migliori sul rosso nella sua epoca con 10 tornei vinti, tra cui gli Internazionali BNL d'Italia nel 1997 e due finali al Roland Garros. Marchio di fabbrica il suo splendido rovescio a una mano, grazie al quale governava lo scambio e cambiava ritmo, trovando vincenti da applausi. Oltre che per il suo gioco, è ricordato da tutti come tennista estremamente corretto e leale, stimato da tutti i colleghi.

2005, la favola di David Nalbandian

Nel grigio novembre di Shanghai, alla Qizhong Forest Sports City Arena, va in scena la 36esima edizione della Tennis Masters Cup, passata alla storia come una delle più sofferte e sfortunate della competizione, ma con una delle finali in assoluto più belle ed avvincenti.

A fine stagione molti big sono in cattive condizioni fisiche, e la lontana trasferta in Cina fornisce loro l'assist per disertare l’evento.

Roddick (n.3 del ranking), Hewitt (n.4) e il vincitore dell'Australian Open Marat Safin non si presentano a Shanghai; Rafael Nadal non scende in campo e Agassi si ritira durante il round robin dopo aver perso da Davydenko. La stella del torneo è una sorpresa, David Nalbandian, che da n.12 del mondo non era nemmeno riserva, e tranquillamente passava le vacanze in Argentina a pescare, suo grande hobby insieme ai rally.

L'amore per l'adrenalina della velocità è la stessa che anima il suo tennis, di grandissimo talento quando “Nalba” è fisicamente pronto e con la testa nel torneo. David viene richiamato in fretta e furia per “tappare il buco” dei partecipanti, scende in campo e perde da Roger all'esordio, ma vincendo gli altri due match si qualifica per la semifinale, dove lascia cinque games a Davydenko. Federer, nonostante una caviglia in disordine, in semifinale stritola Gaudio con un eloquente 6-0 6-0, e sfida di nuovo Nalbandian per il titolo. Il film della finale è uno di quelli da conservare e rivedere.

Roger vince i primi due set al tie-break, lottati e sofferti, ma accusa un calo evidente all'inizio del terzo set, mentre il rovescio dell'argentino inizia a disegnare traiettorie vincenti e pungere quello dello svizzero.

In meno di un'ora si va al quinto, e qua lo spettacolo diventa clamoroso. L'inerzia del momento porta Nalbandian a volare 4-0, sembra fatta.

Roger non vuol perdere, nonostante la caviglia sia quasi k.o. torna in partita con un crescendo di colpi eccezionale. In campo c'è tennis d'autore, da parte di entrambi. Federer rimonta, va a servire per il match sul 6-5, si porta 30-0. A soli due quindici dalla sconfitta, David sale in cattedra, infila una serie di giocate da campione e supera il rivale al tiebreak decisivo.

Una sconfitta amarissima per Federer, solo la quarta in stagione a fronte di 81 vittorie, che non gli consente di uguagliare il record di McEnroe nel 1984 (82 vittorie e 3 sconfitte). È stato il successo più importante nella carriera dell'argentino, esplosa con la finale a Wimbledon 2002 ma proseguita a strappi.

2009, le geometrie di Davydenko

Nel novembre 2009 le ATP World Tour Finals tornano in Europa, sbarcando nella fascinosa O2 Arena di Londra, dove l'atmosfera da teatro con innovativi giochi di luce esalta le gesta tecniche dei campioni. Il Parterre de rois è strepitoso: Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Del Potro, Davydenko, Verdasco e Soderling, manca solo Roddick per un problema al ginocchio.

Il torneo vede un livello di gioco stellare, molti match sono lottati e spettacolari, con il solo Nadal a deludere (tre sconfitte in tre match). Regna grande equilibrio, tanto che per decidere l'esito dei gironi è decisivo il computo dei set vinti, con Djokovic e Murray clamorosamente estromessi dalle semifinali.

Del Potro agguanta un posto tra i migliori quattro sconfiggendo Federer nell'ultimo match di round robin, ma il capolavoro è di Davydenko.

Il russo non è tra i favoriti della vigilia, ma è il tennista più “caldo” di fine stagione, dopo il bel successo a Shanghai. Perde all'esordio una maratona micidiale con Djokovic, ma vincendo gli altri due incontri del girone strappa un posto in semifinale grazie al miglior quoziente set.

Al sabato compie l'impresa sconfiggendo il tabù Federer, contro il quale aveva un record di 0-12, grazie ad un tennis di una intensità clamorosa. In molti rivedono in lui anticipo e geometrie degne del miglior Agassi, esaltate dalle perfette condizioni indoor. In finale trova Del Potro, che batte Soderling dopo una battaglia durissima, conclusa solo al tibereak decisivo.

La potenza dell'argentino è disinnescata dalla macchina infernale del russo, bravissimo ad anticipare ogni palla già dalla risposta, mettendo a nudo la lentezza di “Delpo” e regalando accelerazioni vincenti da ogni angolo del campo. È il più grande successo di Davydenko, tennista di vero talento ma poco personaggio rispetto agli altri campioni della sua epoca.

Penalizzato da un'immagine non esattamente “cool” e da una personalità introversa, Nikolay ha fatto la vera gavetta, con pasti frugali fatti di panini del discount e notti passate in treno per trasferimenti economici. Talento e voglia di arrivare l'hanno portato al n.3 del mondo e a vincere 21 titoli in carriera.

2017, Dimitrov alla fiera delle sorprese

Le ATP Finals 2017, orfane del campione in carica Murray (infortunato) e di Djokovic (“annus horribilis” del serbo), sembrano avviate al duello tra Roger Federer e Rafa Nadal. Al contrario il torneo riserva molte sorprese e una finale assolutamente inedita.

Purtroppo il n.1 Nadal perde il primo lottato match contro Goffin e si ritira per un problema al ginocchio. Arrivare a fine anno “a pezzi” dopo una stagione troppo logorante per il suo fisico è diventata una costante per Rafa.

Federer invece vince i suoi tre match di round robin, ma non convince affatto il suo livello tecnico, incluso un insolito nervosismo. Deludono Zverev e Thiem, sbarcano per la prima volta in semifinale Dimitrov, Sock e Goffin.

Il belga si regala l'emozione di una vita rimontando un set di svantaggio a Federer e volando in finale.

Un successo meritato, impressionante il suo crescendo in risposta e nell'intensità dello scambio, caratteristica che gli ha permesso di superare Roger nella diagonale del dritto. Lo attende Dimitrov, bravo a gestire l'esuberanza di Sock dopo aver perso il primo set.

È una finale irripetibile, per entrambi, visto che al di là della rete non c'è come avversario un super campione. La tensione è tanta campo è palpabile, ne risente la qualità del match, non memorabile sul piano tecnico per i troppi errori, ma c'è grande lotta.

Prevale la maggior grinta, resistenza fisica e mentale di Grigor, che crolla a terra dopo aver trasformato il match point. Dimitrov alza la coppa delle Finals 2017 con un percorso netto, solo vittorie grazie a un tennis apprezzabile sul piano stilistico e un rendimento notevole del servizio e del dritto; il tutto abbinato a una tenacia e resistenza fisica prima sconosciute.

Un successo che gli vale il terzo posto nella classifica di fine anno, ma soprattutto cancella quella scomoda etichetta di “baby Federer” e incompiuto che pesava come un macigno sulle sue spalle.

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