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Campioni internazionali

Rafa, il guerriero ferito...di nuovo!

Parigi è ancora agro-dolce per Nadal. Gli stop improvvisi così come i trionfali e velocissimi rientri in gara del più grande campione della terra rossa, e non solo, sono sempre più frequenti e chiacchierati

di Vincenzo Martucci | 03 novembre 2019

Uno stiramento mentre serviva. Rafa ha fatto una smorfia di dolore, ha alzato il braccio, s’è fermato, ha chiesto aiuto al medico del torneo, ha riprovato, ha convocato la conferenza stampa, si è ritirato dal Masters 1000 di Parigi - quello maledetto dal tennis e dai big -, promette che farà di tutto per partecipare alle Atp Finals coi migliori 8 della stagione, ma teme di saltare anche la nuova Coppa Davis e di salutare il tennis fino al 2020. Il bollettino delle sciagure travolge il numero 1 del mondo Nadal e il tennis tutto, ed allarga il sorriso sul viso del rivale, Novak Djokovic. Mentre il solito web - crudele e sospettoso - azzarda che sia tutta una tattica del mancino di Spagna, che s’è allenato abbastanza, che ha verificato abbastanza il suo gioco anche sul veloce, che non vuole rischiare una figuraccia nella finale contro il terribile serbo tornato ingiocabile e “cannibale”, che non vuole finire male l’anno e concedere vantaggi psicologici al via della stagione dell’aggancio al record di 20 Slam di Roger Federer e magari anche allo storico sorpasso. Chissà!

Di certo, c’è che gli stop improvvisi, i subitanei ritorni in bacino di carenaggio, così come i trionfali e velocissimi rientri in gara del più grande campione della terra rossa, e non solo, del tennis, sono sempre più frequenti e chiacchierati.

Rafa si porta dietro da sempre un problema cronico di perdita di cartilagine al piede sinistro, indossa scarpe speciali che distribuiscono il peso del suo corpo e ha seguito una cura di cellule staminali. Facciamo una carrellata veloce sui suoi infortuni: nel 2003, a 17 anni, già aveva un guaio al gomito e rimandò l’esordio al Roland Garros che avrebbe vinto 12 volte; nel 2004, si procurò una frattura da stress allo scafoide, saltando due mesi di tennis, inclusi Roland Garros, Wimbledon e Olimpiade di Atene; nel 2005, cominciò la trafila di problemi al piede sinistro, e si allontanò dal circuito per altri tre mesi, disertando Parigi Bercy e il Masters; nel 2006, un problema alla pianta del solito piede sinistro gli impedì di giocare gli Australian Open, un crac alla schiena lo stoppò poi in finale al Queens ma non gli impedì di arrivare subito dopo in finale a Wimbledon.

Nel 2007, oltre al solito ginocchio sinistro, accusò anche strani problemi di crampi al braccio sinistro; nel 2008, ancora a Parigi Bercy, ebbe ancora un problema al ginocchio, finì ko nei quarti contro Davydenko, saltò il Masters di Londra, sfinito dalla maratona stagionale di 111 partite; nel 2009, i problemi ai tendini di tutt’e due le ginocchia lo schiantarono, stoppandolo addirittura nel suo Roland Garros contro Soderling, costringendolo a saltare Wimbledon, mentre agli Us Open, pur raggiungendo le semifinali, fu menomato da problemi agli addominali;

Nel 2010, il solito ginocchio lo bloccò nei quarti degli Australian Open contro Murray, costringendolo a un insolito ritiro; nel 2011, a Melbourne, finì i quarti in lacrime contro Ferrer, per problemi agli adduttori, ma non si ritirò per rispetto verso l’amico; nel 2012, dopo aver vinto Parigi, i problemi alle ginocchia lo costrinsero a gettare la spugna per tutto l’anno, dopo il ko con Rosol a Wimbledon; nel 2014, la schiena lo fermò proprio sotto il traguardo degli Australian Open, favorendo Wawrinka, il polso gli impedì tutta la campagna sul cemento americano; nel 2015, nei quarti degli Australian Open, perse troppo nettamente contro l’odiato Berdych per non far pensare che non fosse guarito al polso, e per lui fu un anno nerissimo, il più nero nel testa a testa con Djokovic.

Nel 2016, dopo tre partite vinte al Roland Garros il polso sinistro lo costrinse al ritiro dal torneo e a dare via libera al connazionale Granollers, rientrò due mesi dopo, ma perse il bronzo nella finale olimpica di Rio; nel 2017, si arrese a Federer a Melbourne, Indian Wells e anche Miami, ma poi tornò imbattibile sulla terra e anche agli Us Open, anche se il solito ginocchio gli impedì di giocare i quarti contro Krajinovic e gli fece salutare a metà torneo Parigi Bercy, andò comunque al Masters di Londra, giocò e perse una sola partita, contro Goffin, e si ritirò; nel 2018, si è ritirato ancora, nei quarti degli Australian Open contro Cilic, per un problema agli adduttori della gamba destra, ancora  protagonista ancora al Roland Garros, battuto di un soffio la finale di Wimbledon, ma poi il solito ginocchio lo ha costretto a un nuovo stop, in semifinale, dopo due set contro del Potro, chiudendo anzitempo la stagione. 

Quest’anno, rieccolo in formissima, finalista agli Australian Open, campione a Parigi e New York, subito dopo ha denunciato problemi al polso sinistro, ha giocato la Laver Cup, perdendo però subito da Raonic, si è fermato ancora, s’è sposato, s’è ripresentato a Parigi Bercy per difendere il numero 1 in classifica dall’assalto di Djokovic, ha superato in modo convincente Mannarino, Wawrinka e Tsonga, ma poi, un attimo prima di affrontare in semifinale Shapovalov, si è arreso ancora. Sempre nella agro-dolce Parigi, dove domina il Roland Garros di maggio sulla terra rossa e non riesce a vincere mai a Novembre a Bercy, indoor.
In definitiva, Rafa dai 19 Slam (12 Roland Garros, 1 Australian Open, 2 Wimbledon e 4 Us Open) e dai 35 Masters 1000, accusa le caselle vuote in questi super-tornei solo a Miami, ma con 5 finali, a Shanghai, ma ha vinto Amburgo 2008, che lo precedeva, e Parigi Bercy, dov’ha giocato una sola lontanissima finale nel 2007, con due semifinali, e tre quarti di finale, mentre ha disertato ben 11 volte, più il ritiro a torneo in corso di ieri. Complice il calendario, la stagione stressante, gli infortuni ricorrenti e la superficie veloce indoor, che per lui è la più ostica e faticosa e la meno vincente. No, caro web, non è tattica: il guerriero Rafa è pieno di cerotti e, dopo 17 anni di guerre, è stanco e provato.

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