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Campioni internazionali

Aryna e la Cina, questione di feeling

Sabalenka con il trionfo nel Masterino B di Zhuhai ha firmato quattro dei suoi 5 titoli nel Paese del Dragone: “Sento che qui mi amano e anch’io amo tutto, così faccio sempre risultati incredibili”.

di Vincenzo Martucci | 29 ottobre 2019

Aryna la walkiria ha appena 21 anni, da bielorussa, non ha avuto gli aiuti di altre ragazze europee o di grandi nazioni: “Gli allenatori mi dicevano che non avevo bisogno di pensare, in campo, dovevo solo colpire forte la palla. E questo facevo. In realtà, pochissimi credevano in me, pensavano che fossi stupida, che non avessi alcuna possibilità di esprimermi ad alto livello”.
S’è fatta per strada a forza di spallate, poi ha capito che doveva raffinare il suo gioco, ci sta provando, anche se ancora adesso fa rabbia per come sa costruire e subito dopo distruggere il suo gran lavoro, per ingenuità o per eccessi (di potenza o di rabbia). In realtà, è normale che non sia già equilibrata e costante come le fenomenali teen agers terribili che la circondano, e che sono protagoniste nel Masters maggiore, al via a Shenzhen.

Quattro titoli su 5 vinti in Cina

Così, molto eloquentemente, Aryna Sabalenka da Minsk, è talmente imperfetta nella sua semplice bellezza e in quei 182 centimetri per 80 chili di micidiale esplosività, da essere esclusa dal Masters con le prime 8 della stagione a Shenzhen, ma da aggiudicarsi il “Masterino” di Zhuhai, fra le seconde 12 della classifica mondiale di singolare, così da chiudere la stagione al numero 11 Wta, e da raggiungere subito Shenzhen per disputare, da favorita, il doppio.
Da Cina a Cina, Paese dove ha firmato quattro dei suoi cinque titoli Wta: “Sento che qui mi amano e anch’io amo tutto, così faccio sempre risultati incredibili”.

Le separazioni a intermittenza con coach Tursunov

Libera, forse, finalmente libera, come la vuole il suo coach ideale, l’ex top 20 del mondo, il russo Dmitry Tursunov, col quale litiga e si separa ad intermittenza, quasi come quanto fa con se stessa. Uno volatile come lei, uno che fu accusato dall’arbitro di aver cercato di colpirlo con una palla e si sentì dare dell’idiota, di più, gli disse “sei come Saddam Hussein”, in un’epoca in cui quel nome era incendiario.
Aryna, figlia di un ex giocatore di hockey che l’ha avviata al tennis e fidanzata di un pro di hockey, l’anno scorso, dopo aver battuto 8 top ten in dieci confronti diretti, era andata in tilt sotto la pressione della classifica, nel 2019 è entrata e uscita dalle top ten, ha continuato negli alti e bassi, ma si sente più sciolta: “Adesso mi concentro solo sul mio gioco e cerco di mettere tutta me stessa in campo a ogni partita. Basta pensare alla classifica”.

Quanti alti e bassi in stagione

Anche perché resta imprevedibile: passa dal successo d’inizio stagione a Shenzhen, al ko d’acchito a Sydney, al terzo turno appena a Melbourne (distrutta da “baby” Anisimova), dalla semifinale di San Pietroburgo (contro quella stessa Bertens che adesso domina in finale a Zhuhai, sfatando l’1-4 nei testa a testa) alle due battaglie perse di Dubai e Indian Wells contro Bencic e Kerber, alla disfatta di Miami contro Tomljanovic - ex fidanzata di Kyrgios, ora affezionata della tribuna di Matteo Berrettini -, dai balbettii sulla terra, dopo l’illusoria semifinale di Strasburgo, dal nuovo ko contro Bertens nei quarti sull’erba di Eastbourne all’eliminazione all’esordio a Wimbledon contro la volpe Rybarikova, dalla finale di San José persa da favorita contro la numero 55 del mondo Saisai Zheng alle sfortunate battaglie in tre set con Pavlhyuchenkova e Sakkari a Cincinnati a Toronto, dalla deludente sconfitta al secondo turno degli Us Open contro Putintseva e poi con Martic a Zhengzhou, alla conferma del titolo a Wuhan, infilando Bertens, 8 del mondo e Barty, 1 - il suo primo urrà contro una regina del ranking -, all’eliminazione d’esordio a Pechino contro Kasatkina (ha giocato tre giorni dopo il torneo vinto) al successo al “Masterino” di Zhuhai, il terzo titolo dell’anno.

Imperfetta, a tratti un uragano

Il doppio, con l’amica belga, Elise Mertens, con la quale ha vinto gli Us Open di settembre, le ha dato fiducia e l’ha molto aiutata nella tecnica, nei fondamentali, risposta-volée, tanto da qualificarsi come prima coppia al Masters di Shenzhen con 6057 punti, 2162 in più del minimo necessario. Lei, Aryna, ancora imperfetta, ma, a tratti, come un uragano. Anche fuori dal campo, come uno l’anno scorso, quando è salita alla ribalta per l’insistente, arrogante, richiesta di una bottiglietta d’acqua a un raccattapalle, per poi gettargliene una vuota nella sua direzione, frustrata per la partita. “Ho perso completamente la testa, su Twitter mi hanno scritto un sacco di cose orribili contro. Ci sono rimasta malissimo perché non hanno capito che in campo puoi davvero impazzire ed apparire una persona molto peggiore di quella che sei veramente. Poi chiedi scusa, ma non vuoi più ricordare quei momenti. E’ come quando butti via la racchetta o la rompi o vorresti uccidere il coach, è una grande parte del gioco che voglio migliorare”.

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