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Campioni internazionali

Ajla, la grande luce

Ritratto di Ajla Tomljanovic, fidanzata di Matteo Berrettini. Il significato del suo nome ha a che fare con la luce. Australiana di origini croate, potrà giocare la finale di Fed Cup. Ha le idee chiare: non vuole avere rimpianti, dice. Ma il suo futuro non sarà nel tennis

di Alessandro Mastroluca | 25 ottobre 2019

Un omaggio a tutto quello che è brillante, intelligenza compresa. C'è tutto questo dentro il nome Ajla, che deriva da una parola turca usata per la luce della luna. Ajla Tomljanovic questa forza ce l'ha da sempre. "Quando avevo una decina d'anni, guardavo Wimbledon e sapevo che quello sarebbe stato la mia strada" ha raccontato. Ma non vuole che sia il suo futuro. “Non voglio restare nel mondo del tennis alla fine della carriera. Prima volevo fare l'avvocato, ha raccontato, ora pensa a un secondo capitolo nella moda o nell'interior design.

Ma per il futuro c'è ancora tempo. Il presente è una visita romantica mano nella mano con il boyfriend Matteo Berrettini, racconta Riccardo Crivelli sulla Gazzetta dello Sport, per i musei e le caffetterie del centro. Poi si sono anche allenati insieme con una scommessa in palio. “Abbiamo deciso di giocare un tiebreak - racconta divertito il numero uno azzurro - e alla fine lo ha vinto lei, anche se forse non dovrei dirlo» ha raccontato. Berrettini è sempre più vicino all'ingresso in top 10 e alla qualificazione per le ATP Finals di Londra.

Tomljanovic, numero 51 del mondo, sarà invece a Perth a novembre per la finale di Fed Cup. L'Australia, che cerca il primo titolo in 45 anni, avrà un jolly in più contro la Francia insieme a Ashleigh Barty e Sam Stosur, l'australiana che ha vinto più match di tutti nella storia della manifestazione. Tomljanovic è nata in Croazia, nazione che ha rappresentato nel 2010 e nel 2011. Nel 2014 ha ottenuto il certificato di residenza permanente in Australia e fatto richiesta di passaporto. Dallo Us Open del 2014, negli Slam si è potuta iscrivere come australiana. Nel 2015, però, l'ITF ha deciso che un giocatore o una giocatrice non possono rappresentare più di una nazione nelle competizioni a squadre. Tomljanovic ha presentato appello visto che la sua richiesta per la nazionalità australiana l'ha completata prima che l'ITF cambiasse le regole. Alla fine, la federazione le ha dato ragione. “E' un grande risultato” ha commentato Alicia Molik, capitano dell'Australia che si prepara alla prima finale in Fed Cup da 1974.

 

Tomljanovic non racconta molto di sé nelle interviste o nei suoi profili sui social network. Anche se la sua love story con Nick Kyrgios è finita spesso sotto i riflettori. Abbondano, però, le sue foto mentre sorride: a cena con Berrettini e Auger-Aliassime, dopo un allenamento con Belinda Bencic o con Maria Sakkari per una simile scelta di acconciatura non proprio usuale. Eppure, dopo l'operazione alla spalla all'inizio del 2016 era praticamente uscita dalla classifica. Due anni dopo, a gennaio 2018, era ancora a metà del guado al numero 118 del mondo. Ma da lì è partita per costruire una stagione senza pause, che l'ha portata a giocare due finali a Rabat e Seoul, battuta da Elise Mertens e Kiki Bertens, e a raggiungere il numero 43 del ranking. “Non mi sono data obiettivi di classifica” diceva a Brisbane all'inizio di quest'anno, “voglio solo essere fiera di dove sono arrivata. Chi ti guarda da fuori, non sa tutto quello che hai passato: essere arrivata dove sono è una soddisfazione tutta mia”.

Tomljanovic, come i suoi genitori, tende ad essere fin troppo perfezionista. “Quando vinco una partita penso che sia una cosa normale, quando perdo è come se fosse la fine del mondo” confessava a gennaio. “Mio padre e mia madre pensano che dovrei divertirmi di più e godermi quello che faccio, visto che il tennis è il mio sogno da sempre. Tuttavia, io vorrei sempre fare meglio e tendo ad essere un po' negativa e so che molte volte non va bene”.

 

Di partite perfette ne ha giocate poche, ha detto. Una spicca su tutte, la vittoria su Agnieszka Radwanska al Roland Garros del 2014. “Non ho provato mai più una sensazione del genere” ha detto. La polacca era allora numero 3 del mondo: resta l'avversaria con la più alta classifica che abbia sconfitto in carriera.

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Tomljanovic, che nel 2018 per la prima volta ha chiuso una stagione tra le prime 50 del mondo (n.46), ha iniziato il 2019 con i quarti a Brisbane e la sua quarta finale WTA a Hua Hin. Ma si è fermata contro Dayana Yastremska e ha ancora rimandato il primo titolo in carriera. Negli Slam non ha mai vinto due partite di fila in stagione: battuta al primo turno all'Australian Open e al Roland Garros, si è fermata al secondo a Wimbledon e allo Us Open. Nel corso dell'anno, sulla terra ha raggiunto gli ottavi a Charleston (sull'har-tru, la terra verde statunitense) e la semifinale a Rabat, sull'erba spiccano i quarti a Nottingham (sconfitta contro la tedesca Tatiana Maria). Quarta per palle break trasformate in stagione, in Asia si è spinta in semifinale a Zhengzhou, la sua prima in carriera in un torneo Premier.

 

Un passaggio di tempo, un passo in avanti. E ogni passo in avanti è un passo in meno verso il traguardo. Ajla, la grande luce, quel traguardo lo vede ma non in termini di classifica o di successi, di trofei. “Vorrei lasciare il tennis senza avere rimpianti” ha detto in una bella intervista per il canale Youtube del torneo di Charleston. “E ne avrò se alla fine della carriera sentirò di non aver dato il 100%, di non aver dato il massimo, di non aver realizzato il mio potenziale”. Ma non è ancora il momento dei bilanci. Le strade di Ajla, che ha preso la patente un anno e mezzo fa, portano un po' più lontano.

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