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Campioni internazionali

Wawrinka-Murray, il ritorno (alle 16 in tv)

A contendersi il titolo ad Anversa gli unici due giocatori capaci di interrompere negli ultimi dieci anni, con tre trofei Major a testa, l'egemonia Slam di Federe-Nadal-Djokovic. Entrambi sono reduci da infortuni seri ed entrambi hanno la chance di tornare ancora protagonisti

di Vincenzo Martucci | 20 ottobre 2019

Quasi incredulo, un po’ preoccupato anche se intimamente felice. Prima di mettere in campo nella finale di Anversa, la sensazione di Stan Wawrinka ed Andy Murray è esattamente stessa. A 34 e 32 anni, dopo gli ultimi infortuni nei loro punti deboli, dopo una fulgida carriera da guastafeste dei “Big 3” Federer-Nadal-Djokovic, dopo aver strappato tre Slam ciascuno, non pensavano di ritrovarsi ancora di fronte in una finale, a un bivio significativo, ancora da protagonisti. Da credibili alternative ai vecchi e ai nuovi “mostri”.

 

“Stanimal” dal pugno di ferro e dalle ginocchia fragili non aggiunge un titolo alla collezione di 16 trofei Atp Tour da Ginevra 2017, Andy il fiorettista da prima ancora, da due ani e otto mesi, quando a Dubai firmò il torneo numero 45. L’uno, che si era rioperato al ginocchio a fine 2017, ha impiegato tutto l’anno scorso a ritrovarsi, è tornato ancora in bacino di carenaggio subito dopo gli Us Open, l’altro, dopo mille titubanze e test in doppio, è rientrato stabilmente anche in singolare proprio ad agosto dopo la seconda operazione all’anca del 28 gennaio. Stan non ritrovava continuità di risultati in uno stesso torneo dalla finale di febbraio a Rotterdam, peraltro persa contro l’amico del cuore, Gael Monfils, l’altro non appariva in semifinale dal Roland Garros 2017. Tutti e due hanno appena riabbracciato il gioco, la condizione fisica, i risultati e il sorriso: Wawrinka al rientro dopo l’ultimo stop forzato, Murray aggiudicandosi 8 delle ultime 11 partite. Entrambe hanno già vinto, in realtà, a prescindere dal risultato di Anversa, perché si sono rimessi comunque in pista e, fisico permettendo, possono prepararsi al meglio alla stagione che verrà. Puntando a un nuovo rilancio.

Infatti, Stan, lento a carburare in semifinale, ma poi implacabile e sempre più efficace con l’andar del match contro l’astro nascente italiano, Jannik Sinner, si dice: “Super contento, non giocavo dagli Us Open e tornare in finale al primo torneo, dopo un mese di assenza è davvero bello. La cosa più importante è come sto giocando, come mi sto muovendo e come mi sento in campo”. Tanto da stoppare il 18enne-rivelazione allievo di Sartori-Piatti-Brandi, proprio come con Khachanov a Doha, con Shapovalov a Rotterdam e con Tsitsipas al Roland Garros. E Andy, a sua volta bisognoso di tempo per scardinare il gioco di Humbert, appagato dalla rimonta di quasi due ore e mezza, racconta: “Sono ovviamente contento di essere in finale, sono stato bravo a rovesciare il match”.

Sono due giocatori diversi nelle caratteristiche tecniche e fisiche, e nello stesso tempo vicini, nel gioco da fondo campo (più naturalmente offensivo Stan, più intimamente difensivo Andy) e nell’età, oltre che nei testa a testa, 11-8 per lo scozzese che s’è imposto più spesso nei match importanti, ma è sicuramente meno vincente, in generale, nelle finali e meno sicuro dopo le poche partite degli ultimi tempi. La differenza la farà forse la fatica accumulata in questi giorni fra due atleti fortemente provati dalle fatiche del passato nel simile, insistito, sbracciare violento dei colpi-base e nel servizio. Chi avrà recuperato meglio fra un giocatore al rientro alle gare, dopo l’ennesimo problema alle ginocchia, e uno che è ancora pieno di cerotti dopo l’operazione all’anca? La classifica mondiale di 18 del mondo di Wawrinka, rispetto all’appena 243 di Murray non fa  granché testo, contano molto di più le cinque ore in campo negli ultimi due match dello scozzese e il livello di avversari battuti. Stan è rinfrancato dal test-Sinner, Andy ha preso ulteriore coraggio nel domare il 21enne francese Humbert, candidato a un posto alle Sexy Gen Finale del 5 novembre al Palalido di Milano dove ci sarà sicuramente l’italiano con una wild card. Il pronostico è per “Svizzera I”, ma un successo del Bravehart di Scozia varrebbe anche di più.

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