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Campioni internazionali

Medvedev: "Ora so come si vince"

"Medvedev gioca come nessun altro prima" ha detto Zverev dopo la sconfitta in finale a Shanghai. "Negli Usa è scattato qualcosa" ha ammesso il russo, "adesso nei momenti importanti so qual è la scelta giusta da fare". Ma un anno fa, non era affatto così

di Alessandro Mastroluca | 14 ottobre 2019

Un anno fa, Lucas Pouille sta vincendo 6-0 una partita di allenamento alla vigilia del torneo di Washington. Il suo avversario soffre di jet-lag, non è al massimo. Sua moglie però lo incita. "Sarai presto un top 10" gli dice. "Sì, come no" risponde lui scherzando, "sono proprio un gran top 10, perdo 6-0 in allenamento". 
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Un anno dopo, proprio a Washington, l'avversario di Pouille che aveva perso sei game di fila, ha iniziato una serie di sei finali di fila. Era Daniil Medvedev, e sua moglie non smette di ricordargli quel momento, ora che è l'uomo dei record. "Mi dice sempre: cosa mi hai detto quel giorno a Washington? Me lo ricordi?" ha spiegato il russo nella conferenza stampa dopo il titolo vinto a Shanghai in finale su Alexander Zverev. "Allora, lei ci credeva anche più di me".

Negli Stati Uniti, ad agosto, è scattato qualcosa. "Non so perché, ma tutto è andato a posto. Ho cominciato a capire di più il mio gioco, il servizio, le volée, cosa è meglio fare e quando. Qui avrei potuto perdere almeno tre set e invece li ho vinti tutti. Nei momenti cruciali sento che adesso so cosa fare, dove giocare, se è meglio colpire in top spin o in slice, cose così". Ma non è cambiato come persona, dice. Magari un anno fa sì, ma non in maniera così significativa negli ultimi tre mesi. 

Medvedev, ha ammesso Zverev, "gioca in un modo che non abbiamo mai visto prima. Non tira dritti al salto, non fa vincenti spettacolari magari, ma ha uno stile unico. Gioca molto piatto, usa colpi che non ti permettono di fare niente. E' difficile essere aggressivi contro di lui. A volte, guardando le partite in tv o da fuori, qualcuno si chiede perché non riusciamo ad attaccare contro di lui come facciamo con altri giocatori. Perché non ce lo permette abbastanza".
 
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Medvedev, scrive O'Shannessy, entrato anche nello staff di Novak Djokovic, "non è affatto un giocatore mono-dimensionale". Ha tentato tre volte il serve and volley in finale. Tre volte, sottolinea O'Shannessy, "possono sembrare poche, ma questa partitolare tattica secondaria serve a mettere dubbi nella mente dell'avversario. Chi serve prova anche ad evitare che chi risponde giochi una palla bloccata e alta sopra la rete". Medvedev, che questa tattica l'ha usata 29 volte contro Nadal allo Open, vincendo 8 punti in 12 occasioni così nel quinto set, influenza il comportamento di Zverev in risposta. Il tedesco, conclude O'Shannessy, ha servito più volte contro il rovescio di Medvedev ma senza riuscire a indebolire uno dei fondamentali più solido nel gioco del russo.
Le sei finali negli ultimi sei tornei l'hanno portato al numero 3 del mondo e al numero 2 nella Race. Questa settimana è iscritto anche a Mosca, dove è testa di serie numero 1 con un bye al primo turno. "Con il mio coach e il mio team dovremo decidere la programmazione per l'anno prossimo" ha spiegato. "Più sali in classifica, più è importante decidere che tornei giocare".

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