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Campioni internazionali

Un Nole da urlo rompe il suo specchio

Djokovic deve scavare dentro se stesso per superare lo spagnolo Bautista Agut che gioca come lui, è vestito come lui e ha perfino la racchetta dello stesso colore. Alla fine la sua rabbia è la sfida lanciata al vincente tra Nadal e Federer. Cioè Roger...

di Enzo Anderloni | 12 luglio 2019

Quando giochi davanti allo specchio, e non sbagli mai, finisci per odiarlo, quello di là dalla rete. Ripete il tuo gesto, beffardo, e la palla torna sempre.

E’ stato questo l’incubo oggi del n.1 del mondo, Novak Djokovic: si è specchiato per oltre tre ore in un altro se stesso, lo spagnolo Bautista Agut, n. 22, che giocava esattamente come lui, con la stessa sicurezza nel rovescio bimane, con la stessa padronanza del fondocampo, con la stessa maglietta bianca e il coccodrillo sul petto, lo stesso cappellino bianco con visiera. Persino con la racchetta bianca e nera come la sua, anche se di un'altra marca (Head Speed Pro Nole, Wilson Pro Staff Bautista).

Un ping pong di colpi che per il primo set sembrava quasi utile a metterlo ‘in palla’: giocava sciolto e aggressivo e chiudeva la prima partita da gran favorito 6-2 in 36 minuti.

L’incubo dello specchio

Poi forse si è rilassato appena, forse lo spagnolo ha deciso di forzare al massimo, giocando il tutto per tutto e si è materializzato l’incubo. Roberto giocava profondo, Nole meno. E così ogni scambio sembrava senza sbocco, senza fine. Djokovic colpiva e dall’altra parte non succedeva niente di significativo. L’altro Djokovic gliela rimandava senza scomporsi. Anzi, facendogliela sudare.

Un dramma interiore. La necessità di ritrovare dentro se stesso quell’eccezionalità che lo rende inarrivabile a chiunque (anche a Federer e Nadal) per riuscire semplicemente a fare meglio di quell’altro se stesso di là dalla rete. E come al solito, estrema ironia della sorte, il pubblico faceva il tifo per l’altro. Perché quando gioca Nole, andrebbe studiato il perché, lo stadio fa sempre il tifo per l’altro.

Il secondo set era un calvario. Il Djokovic spagnolo comandava lo scambio di quel tantino che bastava a far correre inutilmente Djokovic vero, quello serbo. E riusciva prendersi il break. E il set: 6-4.

Vincere la frustrazione

L’espressione di Nole davanti a quello specchio era tutta un programma: la gamma completa delle sfumature della frustrazione, della consapevolezza che non era quello il tennis che serviva per vincere ma anche della necessità di ritrovare il vero se stesso per risolvere quella pratica noiosa, faticosa, sempre uguale a se stessa. A se stesso.

Perché questo è il nodo oggi per Novak Djokovic: la ricerca della grandezza, dell’unicità. La sfida ai record di Federer e Nadal. Lì trova le motivazioni. E con quelle il gioco che lo rende inarrivabile. Rimesso davanti a se stesso, ingabbiato in un ritmo più basso, costretto a giocare palla su palla per battere un Bautista Agut qualsiasi, il serbo ogni tanto smarrisce l’istinto omicida. E non ne può più. Che barba quell’altro Nole infallibile di là dalla rete.

Accettare la solita battaglia

Eppure ha saputo stringere i denti, rimettersi umile a battere e ribattere. Accettare la normalità di quella battaglia sulla linea di fondo che è la sua cifra e forse la sua condanna.

Sintesi di tutto il discorso un punto che è stata la chiave del match. Sul 4-2 Djokovic e servizio, nella terza partita, Bautista si procurava due palle del controbreak. La prima veniva annullata subito, sulla seconda Nole1 (Serbia) e Nole2 (Spagna) ingaggiavano un impressionante duello sulla diagonale del rovescio, la preferita di entrambi. Dopo 44 colpi (44, non è uno scherzo), quasi tutti incrociati, Nole vero rischiava il vincente lungolinea. E lo piazzava meravigliosamente nell’angolino, imprendibile per l’altro Nole.

La differenza oggi è stata disegnata lì. Apparentemente una sfumatura. Quanto è bastato per andare a chiudere 6-3 il terzo e poi incamerare con più tranquillità il quarto, 6-2.

Alla fine sono state 2 ore e 49 minuti di una partita molto difficile che Djokovic ha chiuso con un urlo fortissimo, liberatorio. Nello specchio ha visto i suoi incubi ma anche i suoi desideri. E quelli vincono ancora su tutto. Ora tocca a Roger o Rafa. Battere loro, superarli ha un gusto unico. Roba da urlo.