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Campioni internazionali

Serena: “In terapia dopo la finale agli US Open”


In un articolo scritto di suo pugno per il magazine ‘Harper's Bazaar’ la Williams racconta i mesi difficili seguiti al tanto discusso match a New York. Fino alla decisione di scrivere un messaggio di scuse a Naomi Osaka, la cui risposta ha fatto piangere la campionessa americana

di Gianluca Strocchi | 10 luglio 2019

La debacle contro Naomi Osaka nella finale dello scorso anno all'Us Open, accompagnata dalle roventi polemiche con il giudice di sedia Carlos Ramos, ha spinto Serena Williams ad andare "in terapia". A rivelarlo è la stessa campionessa statunitense in un articolo scritto di suo pugno e pubblicato dal fashion magazine ‘Harper's Bazaar’, che le dedica la copertina. L’immagine, realizzata dal fotografo Alexi Lubomirski, è un mix di forza e sensualità: la vincitrice di 23 Slam appare di spalle, avvolta in un lungo vestito dorato che ne scopre maliziosamente il lato B, senza però risultare volgare. Campeggia la scritta ‘unretouched’, non ritoccata, con riferimento tanto alla foto quanto all’articolo al suo interno, dunque ‘senza filtri’.

Il dolce messaggio di scuse alla Osaka

In effetti nel testo la Williams ripercorre i mesi difficili seguiti all'ultimo atto del major statunitense, che si era chiuso con un pesante ko in due set e soprattutto con le accuse di sessismo da lei rivolte a Ramos. Serena racconta di aver pensato continuamente a quanto accaduto e di avere "iniziato a vedere un terapeuta": "Cercavo delle risposte e, anche se pensavo di fare progressi, non ero ancora pronta a riprendere in mano una racchetta". Alla fine l’ex numero uno del mondo ha capito il motivo del suo malessere: l’aver danneggiato di riflesso la giovane avversaria. Da qui la decisione di scrivere un dolce messaggio di scuse alla Osaka: “Hey, Naomi! Sono Serena Williams. Come ho già detto in campo, sono così fiera di te e sono realmente dispiaciuta per quanto accaduto. Pensavo di fare la cosa giusta lottando per i miei interessi. Ma non avevo idea che i media ci avrebbero messe l’una contro l’altra. Mi piacerebbe molto vivere quella finale di nuovo. Sono, sono stata e sarò sempre felice per te e ti supporterò. Non vorrei mai, mai, spegnere la luce che fa brillare un’altra donna, specialmente un’altra atleta donna nera. Non vedo l’ora di vedere come sarà il tuo futuro, e credimi, ti guarderò sempre come una grande fan! Ti auguro solo grande successo oggi e per il futuro. Ancora una volta, sono davvero fiera di te. Tutto il mio amore, dalla tua fan, Serena”.


"Vorrei rivivere quel momento. Sono e sarò sempre contenta per te e dalla tua parte. Non avrei mai oscurato un'altra donna e nello specifico un'altra atleta donna e nera"

Seguire sempre la propria passione

Prima di questa toccante confessione, Serena - a Wimbledon a caccia del 24° titolo in singolare in una prova dello Slam, per eguagliare il primato di Margaret Smith Court - ha svelato alcuni suoi segreti soffermandosi sulla delusione per quanto successo a Flushing Meadows. "A 17 anni ho vinto il mio primo torneo del Grande Slam. Da quella vittoria del 1999, centrata agli US Open, ho vinto 23 titoli di singolare del Grande Slam, 39 titoli Slam in tutto e innumerevoli medaglie d'oro. Mi è stato chiesto cosa mi spinge a continuare a giocare a tennis. Per me la risposta è semplice: amo lo sport. E come dico sempre è veramente importante amare ciò che fai. Devi seguire sempre la tua passione. Certo, ci sono momenti in cui amare il tennis è difficile", ha dichiarato la Williams facendo riferimento al match che ha fatto tanto discutere, il momento più basso della sua carriera, praticamente un anno dopo la nascita della figlia Alexis Olympia e le complicazioni post parto.

Il litigio con Ramos a Flushing Meadows

"E' la finale e sono in gara per vincere il mio 24° Slam, contro Naomi Osaka. E' l'inizio del secondo set e l'arbitro pensa di vedere il mio allenatore che mi manda segnali dagli spalti. Ecco una violazione e un avvertimento. Mi avvicino a lui e dichiaro con enfasi la verità: che non stavo guardando il mio allenatore. 'Non baro per vincere. Preferirei perdere', ho detto. Torno in campo e perdo il punto successivo. Rompo la mia racchetta per la frustrazione; arriva un'altra violazione e dà un punto alla mia avversaria. Mi sento costretta a difendermi. Lo chiamo ladro: ancora una volta chiedo scusa. Gli dico che mi sta penalizzando per essere una donna. Risponde con una terza violazione e perdo un game. Alla fine, la mia avversaria ha semplicemente giocato meglio di me quel giorno e ha finito per vincere il suo primo titolo del Grande Slam. Non potevo essere più felice per lei. Per quanto mi riguarda, mi sono sentita sconfitta e mancata di rispetto da uno sport che amo, al quale ho dedicato la mia vita", ha puntualizzato la Williams. 

Le notti insonni con domande irrisolte

Dopo sono tornata a casa, in Florida. Ogni notte, mentre cercavo di dormire, le domande irrisolte passavano per la mia mente in un ciclo senza fine: come puoi portarmi via un game nella finale di un Grande Slam? In realtà, come puoi portare via un game da chiunque in qualsiasi fase di un torneo? Mi volto, esausta per la mancanza di sonno, tanti pensieri girano sempre nella mia testa. Perché non posso esprimere le mie frustrazioni come tutti gli altri? Se fossi un uomo, sarei in questa situazione? Cosa mi rende così diversa? E' perché sono una donna? Mi fermo per evitare di essere agitata. Dico a me stessa 'Ho passato così tanto, ho sopportato così tanto, il tempo mi permetterà di guarire e presto questo sarà solo un altro ricordo che mi ha reso una donna forte, e l'atleta e la madre che sono oggi”, prosegue il racconto di Serena.

“La mia rivale stava vivendo il mio stesso sogno”

Sono stata ferita profondamente. Ho provato a confrontare il fatto con altri ostacoli che avevo incontrato nella vita e nella carriera. Ho ripensato al mio primo titolo nel Grande Slam. E' quello che ricordo meglio, dovrebbe essere il più speciale. Questa debacle ha rovinato qualcosa che avrebbe dovuto essere sorprendente e storico. Non solo un game mi è stato sottratto ma un momento decisivo e trionfale è stato preso da un'altra giocatrice. Mi si spezzò il cuore. Ma la mia rivale stava vivendo il mio stesso sogno del 1999”. Ed ecco allora la lettera di scuse, che ha tolto un peso dal cuore della campionessa americana, consentendole di guardare avanti. Per cercare di scrivere altre pagine di storie.