-
Campioni internazionali

Quando passa Nole, non cresce più l’erba

Djokovic impiega un’ora e 56 minuti a sbrigare il suo quarto di finale con il belga Goffin. Soffre nella prima partita poi si sblocca e spazza letteralmente via l’avversario. Fallita la corsa al Grande Slam con la sconfitta in semifinale a Parigi ora punta a battere il record assoluto di Slam (20) di Federer. Lui è a quota 15: provate a fermarlo

di Enzo Anderloni | 10 luglio 2019

"Che il signore dei verdi campi ti guardi dalla furia di Djokovic". Ecco una bella frase con cui fare una di quelle targhette magnetiche da attaccare sulla porta del frigo. O su una mattonella di ceramica ‘del buon ricordo”. Se David Goffin avesse un utilitaria Anni Sessanta, con il cruscotto metallico, potrebbe attaccarla lì, dove una volta trovavi “Papà vai piano, pensa a noi”. Oppure potrebbe sceglie la mattonella e appenderla in cucina vicino alla treccia d’aglio e al cornetto rosso scacciaguai.

Se ne va da Londra il pur bravo belga con questi ricordini, dopo essersi guadagnato l’opportunità di giocare i quarti di finale sul Centre Court. Stava pure giocando bene e fino a un certo punto del primo set ha tenuto la partita in equilibrio. Anzi è stato il serbo a rischiare di più, a soffrire sui suoi turni di servizio.

A un certo punto sembrava in crisi, aveva fastidio agli occhi, si toccava la testa come se avesse dolore. E subiva addirittura il break: 4-3 30-0 e servizio Goffin. Stai a vedere che è davvero in difficoltà...

Macchè: il tempo di tirare due risposte, scrollarsi di dosso chissà che malanno passeggero (Un torcicollo? Una leggera cefalea?) e via. Controbreak e da quel momento, il Nole solito, quello che "dove passa lui non cresce più l’erba".

Un quindici da Guinness - Una graduale presa di campo e di ritmo che lo ha fatto volare 6-4 6-0 mentre il povero Goffin era lì, attaccato coi denti alla linea di fondo, a fare eroicamente il tergicristallo, a rincorrere pallate e pallette senza possibilità di scampo. Riusciva il belga, dando fondo a tutte le risorse, a vincere uno scambio da guinness nel primo game del secondo set, sul 30-0. Giocava un incredibile pallonetto in tweener (cioè colpendo sotto le gambe con le spalle rivolte alla rete) e costringeva il n.1 a rincorrere e giocare a suo volta un lob da sotto le gambe. Sul quale chiudeva la volée. Due tweener nello stesso punto sul Centre Court probabilmente non si erano mai visti. Una prodezza. Inutile però.

Perché ancora la oggi la sensazione è che un Djokovic motivato sia di un’altra categoria. Arrivabile forse per Roger e Rafa. Ma forse.

E’ ancora invelenito Nole per la sorte beffarda che lo ha costretto a giocare la semifinale del Roland Garros contro Dominic Thiem in una giornata di bufera che gli ha impedito di giocare il suo tennis pulito, piatto, millimetrico favorendo quello parabolico e superliftato dell’avversario.

Voleva fare il Grande Slam quest’anno, per diventare unico in questa generazione di fenomeni; per fare qualcosa più di Federer, che lo sovrasta ancora per i numeri ma soprattutto per la popolarità.

Ora non gli resta che puntare a superare il numero di Slam vinti in carriera da Roger, contando sui 6 anni di età che li dividono (quasi 38 lo svizzero, 32 compiuti il 22 maggio il campione di Belgrado) che potrebbero permettergli di raggiungere e superare il grande rivale.

Federer è a quota 20, primato assoluto. Nole è già arrivato a 15. E se fa centro quest’anno qui al Londra potrebbe inventarsi una clamorosa ‘remuntada’ nei prossimi 12 mesi. Quattro titoli Slam lo porterebbero al pareggio.

C’è un fuoco dentro il n.1 del mondo: non gli basta essere primo, vuole essere unico. Il dio del tennis vi scampi dalla sua furia.