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Campioni internazionali

La Karolina che non ti aspetti

Al suo primo Wimbledon la Muchova ha "fatto fuori" per 13-11 al terzo negli ottavi la sua più illustre connazionale Pliskova nella sfida tra "Karoline". E nei quarti contro l'ucraina Elina Svitolina non parte affatto battuta

di Vincenzo Martucci | 09 luglio 2019

Il net beffardo è suonato come uno sberleffo sulla soglia del primo tie-break sul 12-12 del set decisivo a Wimbledon. Che così ancora non abbiamo visto. Quella palla che ha colpito il nastro ed è ricaduta lemme lemme in campo avversario, ha punito la favorita del derby fra due ceche di nome Karolina. Niente da fare: l’ex numero 1 del mondo, la 27enne Pliskova (oggi 3),  proprio non riesce a sfatare il tabù Slam. Stavolta s’è arresa negli ottavi, per 13-11, alla 22enne Muchova.

L'exploit

Chi era costei? Fino a ieri sulla guida Wta Tour non meritava nemmeno la foto, né altre informazioni, se non la data di nascita, 21 agosto 1996, figurarsi la bio. Fortuna che l’excursus dei risultati parla chiaro. Ai Championships ha eliminato Krunic, Brengle e Kontaveit in due set e poi ha rimontato Pliskova 46 75 13-11, contro la quale aveva perso il secondo torneo dell’anno, al primo turno degli Australian Open, dov’era arrivata superando le qualificazioni. Obiettivo che aveva fallito la settimana prima a Brisbane (battuta da Potapova). Quindi a Doha, dopo essere transitata ancora dalle qualificazioni, ha perso nei quarti contro Elina Svitolina: ma guarda un po’, proprio l’avversaria che le sbarra ora la strada dei quarti a Wimbledon. Si è dovuta sobbarcare ancora le qualificazioni a Miami, dov’ha perso al secondo turno con la Kerber. La stessa con cui si è arresa sempre come secondo ostacolo a Monterrey. Poi si è esaltata nel torneo di casa, a Praga, meritandosi la wild card dell’ex pro Safarova e ha ceduto solo in finale alla svizzera-rivelazione, Jil Teichmann. Infrangendo il muro delle “top 100”. Dopo di che si è confermata sia al Roland Garros (battuta al secondo turno da Begu) che a Den Bosch (eliminata all’esordio da Riske) contro avversarie più esperte e quotate, fermandosi in tre set dopo aver vinto il primo.

E pensare che un anno fa...

Insomma, Karolina, ennesimo prodotto della scuola ceca, arrivava a Wimbledon da giocatrice in forte ascesa, alla seconda presenza diretta nel tabellone principale di un Major, la prima ai Championships, partendo dal numero 144 del mondo di gennaio al 68 di oggi. L’anno scorso questi tornei nemmeno li vedeva, si faceva le ossa nel circuito Itf, giocando il più possibile, fra Newport Beach a Midland, dalla finale persa ad Alterchirken a quella, sempre persa, di Croissy-Beauborg, ai ko nel primo turno delle qualificazioni di Stoccarda e Parigi, per tornare in serie B, da Manchester a Ilkley, e perdere nel secondo turno delle qualificazioni di Wimbledon contro Genie Bouchard, ma in tre set, e ripartire dagli Itf, da Versmold alla finale ancora persa dei Olomouc - la sua città natale - ai quarti di Praga (dove si è trasferita per migliorare il suo tennis)  all’exploit degli Us Open. Dov’ha superato le qualificazioni e nel tabellone principale - il primo Slam - ha mostrato al mondo il suo bel gioco, fatto di servizio efficace, di tutti i colpi, di slice e di discese a rete. Tanto da irretire, con la varietà, la picchiatrice Yastremska e anche Garbine Muguruza, con 41 vincenti e un eclatante 21/37 alla volée, per poi arrendersi al terzo turno ad Ash Barty. Mettendosi però in tasca 156mila dollari, 50mila più di quanto avesse guadagnato nella carriera pro che ha iniziato già nel 2013, dopo appena quattro tornei juniores, e dove finora ha incassato tante sconfitte e anche un brutto infortunio che l’ha tenuta ferma tre mesi nel 2017.

Lo sport nel dna

Come tante adolescenti, Karolina ha imparato l’inglese da Netflix, il tennis l’ha appreso da coach Emil Miske, gambe e combattività le ha ereditate da papà Josef, ex centrocampista di qualità dell’Olomouc e poi del Tescoma Zlín, eroe locale dopo aver realizzato sei goal in coppa, incluso un lob da favola all’Udinese, nell’Intertoto Cup 2000, e altri due memorabili al Celta Vigo in Uefa Cup. Adesso la star sportiva della famiglia può diventare Karolina.