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Campioni internazionali

Federer sta benone. Magari troppo…

Come arriva il 37enne fuoriclasse di Basilea, a caccia del nono trionfo sull’erba londinese e del 21° Slam, al primo confronto con Matteo Berrettini? Sicuramente pronto e intenzionato a prendersi la rivincita con Nadal. Ma nel “giardino di casa” non sono mancati scivoloni

di Vincenzo Martucci | 08 luglio 2019

Può un inedito non essere una sorpresa? Nel caso del primo testa a testa fra Roger Federer e Matteo Berrettini sarà proprio così. Se alza lo sguardo, il 23enne romano numero 20 del mondo vede infatti da sempre l’immagine del suo idolo: che sia nel poster nella propria cameretta, nella classifica mondiale, alla tv, nell’albo d’oro dei tornei più importanti, nei sogni di gloria più sfrenati. E si merita, finalmente, di vedere il Magnifico in carne ed ossa di là del net, a Wimbledon, negli ottavi del torneo più famoso del suo sport. Sarà agitato, sarà eccitato, sarà carico il giusto? Chissà. Di sicuro, lo svizzero delle meraviglie, il 37enne emulo di Dorian Gray, il numero 3 del mondo, il primatista di 20 Slam nel portafogli di 102 titoli, sarà pronto, perché vede una bella occasione sulla strada di una semifinale contro Rafa Nadal. Con la possibilità di vendicare finalmente la sconfitta più cocente che ha subito contro Rafa, nella finale 2008, persa per 9-7 al quinto set.

La simpatia di Roger per il Belpaese

Roger ha simpatia per l’Italia e gli italiani, ha imparato a conoscerci da bambino, quando i genitori lo portavano in vacanza nel Belpaese e lui si cimentava nei tornei juniores, allora un inferno per il talento che non sapeva controllarsi. E’ stato amico dei colleghi Potito Starace e Filippo Volandri, così come si messaggia coi calciatori Buffon e Totti. Parla qualche parola della nostra lingua, e sicuramente la capisce. Adora la nostra moda e la nostra cucina. E’ diventato anche il testimone della nostra marca di pasta italiana più famosa, al fianco di uno degli chef nazionali più noti. Ama come noi il bello e l’elegante.

Roger ha simpatia per l’Italia e gli italiani, ha imparato a conoscerci da bambino

Sparring italiani e quelle sei sconfitte

Spesso, agli Internazionali d’Italia di Roma, attraverso l’amico-“monsignore”, l’ex funzionario Atp Tour Vittorio Selmi, si è allenato con giovanissimi sparring partner italiani, e spesso, oggi, attraverso il super-coach Ivan Ljubicic, si allena a Bordighera alla Piatti Academy. Contro i tennisti italiani ha perso sei volte: andando a ritroso nel tempo, contro Seppi (3° turno Australian Open 2015, prima e unica volta negli Slam), Volandri (semifinale Roma 2007), Gaudenzi (1° turno Roma 2002), Sanguinetti (finale Milano 2002), Pozzi (coppa Davis 1999) e Tieleman (semifinale challenger Heilbronn 1999). Stavolta, nell’incrocio con l’ultima speranza tricolore, sull’erba, a Wimbledon, che succederà?

La lezione di tennis al principino George

Un anno fa, le possibilità dell’allievo di Vincenzo Santopadre sarebbero state del 15/20%, oggi sono salite al 40%, alla luce dei progressi del romano, anche se è probabile che i bookmakers si sbilanceranno con le quote per invogliare le giocate sul “nuovo Adriano Panatta”. La cattiva notizia per lui e per il suo staff, rinvigorito dall’apporto dei tecnici Fit, Umberto Rianna, sull’Atp Tour, e Corrado Barazzutti, negli Slam, è che Federer sta benone. Al di là degli avversari che ha superato, i comodi Lloyd Harris e Jay Clarke, e l’abbordabile Lucas Pouille, regalando il primo set dei suoi Championships e ricorrendo due volte al tie-break, è sembrato più che altro che si allenasse, che provasse colpi e situazioni, che misurasse più se stesso e le sue sensazioni. Sempre padrone del campo, ha vinto in scioltezza, sciorinando tocchi magici e micidiali mazzate di servizio, senza sprecare energie psico-fisiche, gestendo con calma la sempre più pressante invasione di affetto e curiosità, del pubblico, alla sua persona e al suo mito sempre più sul viale del tramonto. Ha trovato il modo di dare una lezione di tennis al principino d’Inghilterra, George, nella residenza di famiglia del Norfolk, offrendo così un’esperienza in più a Mirka e ai suoi quattro gemelli. E s’è complimentato pubblicamente, fra un allenamento e l’altro a Wimbledon, con la rivelazione del torneo, Coco Gauff, peraltro sua cliente nel gruppo Team8. Insomma, sembra calmo e sereno, anche se sicuramente in tensione anche lui per la seconda settimana di gara, in cui cominciano davvero gli Slam.

Ha trovato il modo di dare una lezione di tennis al principino d’Inghilterra, George, nella residenza di famiglia del Norfolk

Quella promessa sussurrata a Mirka

La sua forza sta nella varietà, e quindi nella capacità - assolutamente unica, nel panorama tennistico odierno - di scardinare qualsiasi cassaforte avversaria con le mille soluzioni di quel coltellino svizzero che è il suo talento. La sua pericolosità sta nell’uno-due servizio-risposta, nelle accelerazioni di dritto, nelle repentine discese a rete, nell’esperienza del padrone di Wimbledon dopo l’epopea Sampras, con 350 partite vinte nel Tempio, in 21 anni di fila e l’obiettivo di un nono urrah, ancor più record, sull’erba più famosa dello sport. Anche se molti tifosi temono fortemente quest’eventualità perché potrebbe accompagnarsi con l’addio immediato. Per chiudere con un trionfo, come qualcuno sussurra abbia promesso alla sua Mirka.

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Gli scivoloni nel “giardino di casa”

Proprio questi pensieri, insieme al coraggio e alle armi di Matteo Berrettini - il servizio su tutte - potrebbero creare qualche scompiglio impensabile nell’organizzato computer svizzero. Rispolverando le paure che hanno accompagnato clamorosi scivoloni nel suo “giardino”. Al numero 1 c’è quello contro Stakhovsky, nel secondo turno del 2013. Ma, sorvolando sui due quarti persi contro Berdych e Tsonga nel 2010 e 2011, resta indimenticabile nei suoi incubi anche quello contro Anderson nei quarti dell’anno scorso. Quando Roger il Magnifico era avanti due set a zero e aveva la partita in pugno. Epperò, dopo aver mancato un match point, si è ritrovato battuto al quinto set. Anche lì sembrava fatta, anche lì era strafavorito, anche lì stava benone. Forse troppo.

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