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Campioni internazionali

Zverev e Osaka, che brutte conferme!

"Sascha" e Naomi confermano sull'erba dell'All England Club di non stare attraversando un grandissimo momento ,e borsone in spalla, salutano il torneo già al primo turno

di Vincenzo Martucci | 02 luglio 2019

Un picchiatore dev’essere in fiducia. Vale per qualsiasi attaccante, nello sport come nella vita. Vale più che per un atleta in generale. Se chi rischia a ogni colpo non crede in se stesso, se non è convinto che farà il punto, se non si sente superiore, diventa all’improvviso vulnerabilissimo. Che si tratti del numero 5 del mondo Sascha Zverev, primo candidato al primato in classifica del dopo Fab Four, cioè il poker d’assi Federer-Nadal-Djokovic-Murray, o che si tratti di Naomi Osaka, che ha firmato due Slam di fila ed è salita al primo posto della classifica mondiale (anche se l’ha appena lasciato ad Ash Barty). Peggio ancora sull’erba, la superficie che premia gli attaccanti più di tutte. E va affrontata col cuore davvero leggero, certamente non appesantiti dalla paura di sbagliare, aggravata dai risultati negativi e dalle aspettative tradite. Figurarsi  a Wimbledon, nel torneo più importante del tennis. Figurarsi parlando di due giovanissimi, come il 22enne tedesco di ceppo russo e la 21enne giappo-americana.

Prati infidi

Peraltro, sia Sascha che Naomi non adorano i campi verdi, non stanno vincendo tanto, e tutti e due hanno perso d’acchito ai Championships contro avversari temibili, come il gran battitore mancino Jiri Vesely (già stella junior) che emerge dalle qualificazioni da appena numero 124 del mondo (da 35 di quattro anni fa) e come Yulia Putintseva, con la quale la Osaka aveva già perso due volte su due - e con risultati secchi -, l’ultima anche sull’erba di Birmingham.

"Fiducia sotto zero"

In realtà, quindi, la sorpresa c’è e non c’è, nel primo turno di Wimbledon, ed è anche peggio così. Perché aumenta il carico della nuova bocciatura per due protagonisti molto attesi. Che non riescono a cambiare marcia. Perché? Nel caso di Zverev c’è forse anche qualche problemino di salute, personali e del papà, dopo quelli extra agonistici per la separazione dal manager storico (Patricio Apey) e dalla fidanzata-collega, Olya Sharypova (che però ultimamente è riapparsa). C’è anche la strana presenza di “zio “Ivan Lendl, il super-coach che non riesce ad incidere come fece con Andy Murray e a guarirlo dalla sindrome-Slam, a dispetto dei tre titoli Masters 1000. “Non ho perso di tennis, ho perso perché la mia fiducia ora come ora è sotto zero. Quante palle-break ho avuto soltanto nel quarto set: cinque, sei? Invece, quando la palla-break l’ha avuta lui, subito l’ha presa, quand’io ho sbagliato una facile volée”.  Difficile uscirne, per Sascha: “L’erba non è la mia migliore superficie, anche se avevo un gran bel tabellone, Wimbledon per me è sempre duro. Soprattutto se incrocio uno come Vesely che serve bene e stavolta ha anche risposto benissimo”. Adesso vacanza, e poi la panacea o il definitivo inferno, sul cemento del nord America, sulla strada degli Us Open.

Crisi preoccupante

Vale lo stesso anche per Naomi Osaka, che è figlia del cemento e, negli Slam lontano dal duro, cioè sulla terra di Parigi come sull’erba di Londra, non è mai andata oltre il quarto turno. Con l’aggravante di aver licenziato il coach del boom, Sascha Bajin, per questioni di soldi o di ego. Per non accettare di dovergli essere riconoscente più di quanto volesse ammettere anche a se stessa. Morale: oggi, Naomi non è più la bell’atleta che andava incontro alla palla, a ogni palla, e la trasformava in un pericolo per l’avversaria. Statica ed attendista non fa paura, e rivela preoccupanti limiti in difesa. Limiti che, sull’erba, diventano un autentico boomerang. Così come la scarsa capacità di gestione dei media: alla domanda sui possibili contraccolpi psicologici attuali dopo la precoce, clamorosa ed altisonante, esplosione, ha chiesto il permesso alla accompagnatrice dell’All England Club, e se n’è andata. Ma Zverev quest’anno ha almeno giocato due finali (una vinta e una persa), Naomi, dopo il trionfo agli Australian Open, sulla scia di quello contro Serena Williams a New York, non ne ha più azzeccata una.