-
Campioni internazionali

L'amico Fritz ce l'ha fatta!

A tre anni di distanza dalla finale giocata a Memphis, appena 18enne, il purgatorio di Taylor Fritz è finito. Ora di anni il californiano dii San Diego ne ha 21: ha già una moglie, un figlio e adesso anche il primo trofeo nel circuito maggiore, conquistato sui prati di Eastbourne

di Vincenzo Martucci | 30 giugno 2019

Ci ha messo tre anni, da quella prima, promettentissima ma illusoria, finale Atp a Memphis nel 2016, quando si presentò per la prima volta sotto il traguardo di un torneo del circuito da wild card 18enne targato appena 145 del mondo, e fallì il successo. Ma Taylor Fritz ha finalmente sfatato il tabù e, sabato, sull’erba di Eastbourne, ha alzato il primo trofeo. L’attesa è stata lunga per il Next Gen che Milano ha conosciuto alle Finals coi migliori Under 21 di fine novembre. Un’attesa piena di dubbi e critiche, di silenzioso lavoro e di crudeli paragoni coi coetanei spesso troppo precoci.

Tutto troppo in fretta

L’amico Fritz nasce ricco, l’amico Fritz si è sposato giovanissimo e giovanissimo è diventato papà, l’amico Fritz ha bruciato le tappe ma non s’era ancora espresso appieno, non aveva convinto, non aveva chiarito che tipo di giocatore fosse. Perché non è solo un gran battitore, pur avendo un ottimo servizio, non è solo un picchiatore da fondo, pur possedendo una bella “castagna”. Nel derby con Sam Querrey, tanto più esperto di lui, ma incapace di recuperare la forma di due-tre anni fa per via di ripetuti problemi agli addominali, il californiano emulo di Pete Sampras ha trovato la risposta al servizio-bomba dell’esperto connazionale e la grinta che, finora, non aveva mai sfoderato. Insieme al match perfetto contro un avversario incattivito dai ripetuti infortuni. Premio della sua umiltà, fotografata dal record di unico professionista capace di vincere, come il nostro Matteo Berrettini, un titolo sia sull’Atp Tour che sul circuito Challenger (a Newport Beach).

Figlio d'arte

Ora, Taylor può rielaborare le difficoltà avute nel 2016. Quando, da 53 del mondo, da miglior giovane d’élite uscì dai “top 100” marchiato come fuoco di paglia. “Alla fine di quell’annata, ho lavorato tanto, ma ancora nel 2017 non ero io, dopo aver insistito a giocare infortunato. Il lavoro ha pagato l’anno scorso, quando ho potuto giocare senza acciacchi e ho ripreso il discorso che s’era interrotto nel 2016”. Ora, può allontanarsi un po’ dalle tante etichette che l’hanno accompagnato. Intanto, quella, di ragazzo ricco, per via di nonno David, fondatore dei super-magazzini Macy’s. Poi di figlio d’arte: mamma Kathy May è stata “top 10” del Wta Tour, papà Guy Henry ha giocato anche lui ed è stato eletto l’allenatore Usa dell’anno. Quindi di grande speranza junior non realizzata da pro: semifinalista a Wimbledon nel 2014, finalista al Roland Garros 2015, sconfitto in finale dal connazionale Tommy Paul, che però quell’anno ha battuto per il titolo agli Us Open di categoria. Quando, appena 17enne, s’era aggiudicato anche più tornei Challenger come solo alcuni dei più grandi, come Nadal.
719ffa64-2d5f-4f96-85d1-917592693693
Play

Forse ha avuto ragione lui

Ora, solo ora, Fritz può ribadire che aveva ragione lui quando ha lasciato gli studi per dedicarsi al tennis. E aveva ancora ragione lui quando, appena 18enne, ha sposato il grande amore, Raquel Pedraza, una biondona appariscente dalla quale ha avuto il primo figlio, Jordan, nel gennaio 2017. Ora, solo ora, il ragazzo con la faccia pulita, sempre serio e posato, può gonfiare il petto: “Spero di seguire i passi di Andy Roddick, l’ultimo americano che ha vinto questo torneo nel 2012” (anche Steve Johnson c’è riuscito ma nell’edizione di Nottingham 2016). Ora, solo ora, può davvero pensare che il paradiso non si trovi nella sua Rancho Santa Fe, ma nel tennis, nella rincorsa all’amico e coetaneo Frances Tiafoe che lo precede ormai di poco nella classifica mondiale come miglior giovane yankee: numero 39 contro 42.