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Campioni internazionali

JABEUR, nel nome del tennis

Jabeur sta scrivendo la storia delle racchette non solo della sua Tunisia ma di tutto il mondo arabo fin da quando si è laureata campionessa junior al Roland Garros del 2011. E' stata la prima tennista ad arrivare al terzo turno di uno Slam

di Vincenzo Martucci | 28 giugno 2019

Ons Jabeur sapeva di essere pronta ormai a tutto. Lei, paladina del mondo orientale nel tennis, armata di un braccio d’oro, di gambe veloci e di un cervello finissimo. Lei che ha scritto già la storia delle racchette non solo della sua Tunisia ma di tutto il mondo arabo, acquisendo la corona del Roland Garros junior 2011 e poi toccando uno  storico terzo turno nel torneo seniores (addirittura da lucky loser), ora sta facendo faville anche sull’erba di Eastbourne. Anzi miracoli. Perché la ventiquattrenne di Ksar Hellal ha infilato Rodina, Barthy (rinuncia), Minella e Konta. E, nei quarti contro Alizé Cornet, è scivolata sull’infida erba e s’è storta una caviglia. “All’inizio non pensavo di riuscire a camminare, ma ho provato a metter il piede giù e ho pensato al film di Karate Kid: 'Non m’importa, giocherò con una gamba sola, sono troppo vicina alla vittoria, sarebbe un peccato perdere adesso'. E ho vinto”. Tutto era contro di lei, dalla classifica di numero 66 Wta a un set di svantaggio, al break da recuperare nel terzo set con in più anche l’infortunio sul 4-3. Ma, stringendo i denti, regalando smorzate e repentini cambi di ritmo, ha superato l’ostacolo dopo due ore di battaglia, per 1-6 7-5 6-3 con 41 vincenti e 26 forzati. “In questo torneo sono diventata la regina delle rimonte dopo aver perso il primo set. Per me è un’altra motivazione per giocare meglio il secondo”. Così, si è qualificata alle impensabili semifinali contro Angelique Kerber, strafavorita dal pedigree di ex numero 1 del mondo e, soprattutto, di campionessa in carica a Wimbledon. Che scatta lunedì.

Prima araba in un 3° turno Slam

Ons è allenata ai miracoli. Ha giocato il Roland Garros durante il Ramadam. E ha trovato un accordo col Signore: “Ho mangiato perché ero nel torneo e non potevo evitarlo, ce l’ho fatta perché ho un credito con Dio e spero che mi perdoni. Dopo il torneo ho intenzione di fare un giorno di digiuno per ogni giorno in cui non ho potuto osservare il Ramadan”. Del resto, la missione era troppo importante: battendo Dominika Cibulkova nel secondo turno, è diventata la prima araba arrivare così lontano in un tabellone principale di un Major. Una missione che comincia sul campo da tennis e si allarga nell’intero Oriente: “Giocare questi tornei è un onore, ho realizzato un sogno cullato per tanto, tanto, tempo, farò il massimo per portarlo avanti e brillare il più possibile. Sinceramente, vorrei dare una speranza a tutti i più giovani che vorrebbero diventare professionisti, e più nello specifico alle tunisine che vorrebbero giocare gli Slam. Non è impossibile. Lavorate duro, i risultati arriveranno”.

Tante difficoltà

Finora, per il tennis arabo, il riscontro era solo al maschile: I marocchini Younes El Aynaoui e Hicham Arazi hanno raggiunto i quarti Slam, e il tunisino Malek Jaziri è oggi 71 del mondo. Ma gli esempi al femminile sono molto minori. L’ultima scintilla è arrivata dalla tunisina Selima Sfar, per sei volte capace di superare un turno negli Slam, l’ultima nel 2008. Colpa del sistema, delle infrastrutture e dell’apporto economico assolutamente insufficienti da parte del governo. Così che tutti si focalizzano sul calcio. E diventa ancor più difficile trovare allenatori validi per far crescere dei tennisti. Ancor meno al femminile.

A 5 anni la prima racchetta

Ons Jabeur ha preso la prima racchetta in mano a 5 anni, è emigrata alla Mouratoglou Academy, all’epoca alle porte di Parigi, e quindi si è trasferita a Trnava, in Slovacchia (con coach Mislav Hizah alla Academy di Kasatkina), ma sempre con l’assillo del denaro che mancava. “Ho avuto tante difficoltà”. Finché non ha trovato come sponsor il fondo per lo sviluppo del Grande Slam. “E quello ha cambiato tutto. Per la prima volta non devo pensare continuamente ad altro se non al tennis, e finalmente nella mia testa ci sono solo allenamenti e partite”. Così, da liberare il suo talento. “Mi piace stupire, in campo e fuori”, rivela, nel ringraziare il sognatore italiano, Luca Appino, che l’ha seguita dopo la finale persa al Roland Garros junior del 2010 contro Svitolina, portandola al successo l’anno dopo. Così come importante è stato il marito, lo schermidore Karim Hamoun, che ha sposato nel 2015 e che le ha fatto fare il salto di qualità sotto il profilo atletico. Il resto l’ha fatta l’esperienza sul campo: “Nessuno mi diceva cosa avrei dovuto fare, ho imparato tutto da sola, osservando come si comportano e si allenano le altre. Ho imparato a scegliere e a dire no quando un allenatore mi dice di fare qualcosa che non capisco o non mi piace o penso che non vada bene per me. Ho imparato a decidere con la mia testa”.
Per le donne arabe, Ons Jabeur è già molto di più di una semplice tennista.