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Campioni internazionali

Becker vende tutto. Vuoi una coppa? C'è l'asta on line

Un anno fa, un tribunale di Londra ha dichiarato il tedesco in bancarotta. Messi in vendita 82 tra oggetti e memorabilia. Ci sono anche racchette, scarpe, magliette, orologi. C'è anche la riproduzione della Davis vinta nel 1988

di Alessandro Mastroluca | 26 giugno 2019

Diecimila sterline per il trofeo dello Us Open, quindicimila per la Renshaw Cup, che ha vinto da campione più giovane nella storia di Wimbledon. Sono questi i pezzi più richiesti nella collezione di 82 fra trofei, oggetti e memorabilia che Boris Becker ha messo all'asta dopo la bancarotta dell'anno scorso. Dodici mesi fa era riuscito a bloccarne la vendita dichiarando una presunta immunità diplomatica. Aveva infatti sostenuto di essere stato nominato “attaché” della Repubblica Centrafricana presso l'Unione Europea per le questioni sportive, culturali e umanitari. Il governo però ha smentito ogni rapporto.

 

Così Becker,c he ha chiuso da numero 1 il 1991, ha vinto sei Slam e 64 titoli complessivi, è costretto a mettere all'asta i suoi trofei presso la londinese Wyles Hardy & Co. “Speriamo che la vendita possa ricreare lo stesso livello di attesa generato l'anno scorso, essendo un'opportunità rara per i tifosi per acquistare offetti di questo tipo” si legge in un comunicato della casa d'aste. C'è tempo fino all'11 luglio per presentare le offerte: poi gli 82 oggetti saranno venduti al miglior offerente.

La vendita dovrebbe permettere di recuperare intorno ai 200-250 mila euro, una parte comunque piccola dei milioni di dollari reclamati dai suoi creditori. Infatti Becker, che dovrebbe divorziare dalla seconda moglie, la modella olandese Sharlely "Lilly" Kerssenberg, ha visto il suo patrimonio svanire tra relazioni amorose e una serie di imprese andate male, come la Becker Tower a Dubai e la creazione di un'azienda online di cibo biologico.

“Becker era il ragazzo più naturale, più cristallino che avessi mai visto. Non sapeva come mentire, non aveva bisogno di mentire, di fingere, di cercare scuse, di piangere quando stava perdendo. Per questo tutte le persone al mondo si identificavano con lui” raccontava Ion Tiriac, che nel 1984 lasciò l'argentino Guillermo Vilas per diventare il suo manager e di fatto una figura paterna. Un anno dopo avrebbe fatto la storia a Wimbledon. Avrebbe ricevuto anche il primo dei trofei Renshaw, per cui sono state presentate offerte di 15 mila sterline.

Per qualche anno si è diffusa una leggenda secondo cui Tiriac si sarebbe presentato a casa della famiglia Becker, a Leimen, con una Rolls Royce bianca per impressionare il giovane Boris. Tiriac, però, dichiarò al New York Times nel 1993 di possedere 18 macchine ma di non aver guidato una Rolls-Royce. Quando conosce Tiriac, Becker non sa nemmeno annodarsi la cravatta. Un anno dopo, vince Wimbledon a 17 anni e sette mesi, in finale su Kevin Curren. Non ha ancora l'età per guidare, festeggia con mamma e papà a base di succhi di frutta, perché Ion non vuole vedere birra sul suo tavolo. È il più giovane campione nella storia del torneo.

È arrivato a 10 mila, invece, la riproduzione del trofeo per il suo unico trionfo allo Us Open, nel 1989. è la replica in scala 1:1 della coppa in argento creata da Tiffany & Co che viene consegnata ai giocatori dopo ogni edizione. La fortuna l'ha aiutato quell'anno, al secondo turno. Già tre volte campione di Wimbledon, vincitore delle ATP Finals l'anno prima, perde i primi due set contro Derrick Rostagno, che ha un look da surfista e attraversa la West Coast su un furgoncino Volkswagen. A un punto dalla sconfitta nel tiebreak del quarto set, il nastro salva Becker, che arriva in finale contro Ivan Lendl, testa di serie numero 1. Becker, la numero 2, vince quella che rimane la sua unica finale a New York e diventa il primo tedesco a trionfare a Flushing Meadows. Tornerà a battere Ivan Lendl anche in finale all'Australian Open del 1991. Chiuderà la carriera con 10 vittorie e undici sconfitte contro il campione che ha portato il tennis nell'era moderna.

 

 

Il 1989, in cui trionfa anche a Wimbledon e vince 64 partite su 72, è il suo anno migliore. Avrebbe poi vinto il Masters nel 1992 e nel 1995, il suo terzo e quarto successo nella storia del torneo.

 

Particolarmente richiesti anche gli orologi svizzeri, ce ne sono quattro compreso un cronografo in “edizione limitata Novak Djokovic”, e il trofeo Bambi del 1985. è il premio organizzato da Hubert Burda Media, editori in Germania di Focus, Playboy, Huffington Post tra gli altri. È un riconoscimento che va a “persone che mostrano visione e creatività, i cui successi straordinari attirano l'attenzione dei media”. L'associazione con il cerbiatto si rispecchia nel design del premio, che ha appunto la sagoma di un cerbiatto in metallo su una base di legno: ad oggi, l'offerta più alta è di 2600 sterline.

 

Non hanno ancora ricevuto offerte l'anello ufficiale della Hall of Fame che gli è stato consegnato durante il torneo di Montecarlo del 2018. Anche se la sua induzione risale al 2003. “Guardar giocare Becker” si legge nel suo profilo sul sito della Hall of Fame, “è come vedere un gruppo di trapezisti sul filo. Attaccava il gioco orizzontalmente, si tuffava, volava nell'aria con totale abbandono e spesso senza considerare gli effetti sul corpo della caduta. Il suo tennis aveva le caratteristiche di un ginnasta: potenza, equilibrio, agilità, precisione e mobilità”.

 

Non hanno ricevuto offerte le racchette Puma del tedesco usate alle WCT Finals del 1988, né nemmeno due kit di magliette o le scarpe indossate nella finale dell'Australian Open del 1996, il suo ultimo trionfo in un major, in finale su Michael Chang.

 

Nessuna offerta nemmeno per la riproduzione della Coppa Davis consegnata ai tedeschi nel 1988 dopo la vittoria a Goteborg contro la Svezia. Anche se il vero eroe, a una decina di giorni da Natale, fu Carl-Uwe Steeb che vinse il match della vita contro Mats Wilander. Portò così il primo punto. Poi Becker batté Stefan Edberg, suo rivale in tre spettacolari finali consecutive a Wimbledon dal 1988 al 1990, poi firmò con Jelen il punto decisivo in doppio.

Tra gli oggetti anche calzini, polsini, un certificato delle Olimpiadi di Barcellona 1992 che ha concluso con l'oro in doppio insieme a Michael Stich. Farli giocare insieme è un'idea di Nikki Pilic, capitano di Davis. “Erano la coppia perfetta” ricorderà, “il difficile era portarli insieme”. Dopo il torneo di Francoforte 1989, in cui passano solo un turno, non giocano in coppia fino alla primavera del 1992. In mezzo, Stich lo batte in finale a Wimbledon. Il titolo conquistato a Montecarlo è un buon segnale per le Olimpiadi, che si giocano sulla terra, superficie su cui Becker non ha mai vinto un torneo in carriera. Negli scambi non si parlano, ma arrivano in finale contro Ferreira e Norval, che hanno riportato il Sudafrica su un podio olimpico 32 anni dopo il bronzo del quattrocentista Spence. Stich e Becker vincono 76 46 76 63 e finalmente si abbracciano.

 

Ha attirato l'attenzione, invece, un trofeo in metallo a forma di telecamera con tanto di treppiede che gli è stato consegnato nel 1989, dopo il terzo Wimbledon: ultima offerta 1550 sterline. Il richiamo di Bum Bum è ancora forte.