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Campioni internazionali

Ashleigh sul tetto del mondo

Grazie al successo a Birmingham la Barty è la nuova regina del ranking mondiale spodestando Naomi Osaka. E' anche la prima australiana a salire sul trono 43 anni dopo Evonne Goolagong

di Tiziana Tricarico | 24 giugno 2019

UN SOGNO CHE DIVENTA REALTA’ - “Lo hai sognato fin da bambina eppure quando diventa realtà ti sembra semplicemente incredibile”. Ed invece è tutto vero Ashleigh. All’inizio di questa stagione la Barty era numero 15 del ranking mondiale: ora, grazie al successo di Birmingham, terzo centro in questo 2019 da favola, Ashleigh Barty da lunedì andrà a sedersi sul trono mondiale, strappando lo scettro a Naomi Osaka, da 21 settimane in testa. Del resto è l’unica ad aver vinto tre titoli quest’anno, per giunta tutti “pesanti” - un Premier Mandatory (Miami), uno Slam (Roland Gatrros) ed un Premier (Birmingham) - centrando l’ingresso in top ten dopo il trionfo in Florida e firmando ora un’impresa alla quale nemmeno lei riesce ancora a credere: è diventata la 27esima numero uno dell’Era Open. A Birmingham la Barty ha messo in bacheca il sesto trofeo su dieci finali disputate in carriera: l’aussie, reduce dal trionfo a Parigi, ha così portato a 12 la striscia di match vinti consecutivamente. La prossima settimana dovrebbe giocare ad Eastbourne - il condizionale è d’obbligo - dove è la prima testa di serie del torneo. Quello che è sicuro è che a Wimbledon - dove ha vinto il titolo junior nel 2011 a soli 15 anni - sarà lei la giocatrice da battere.

Un successo di squadra

"Il mio team ed io abbiamo lavorato tanto per raggiungere questo risultato e sono davvero molto orgogliosa per quello che abbiamo ottenuto”, ha detto con gli occhi lucidi durante la premiazione. E pensare che all’inizio del 2015 “Ash” credeva di averne avuto abbastanza della vita del tour: poi diciotto mesi dopo ci aveva ripensato ed aveva deciso di riprovarci. Tre anni fa, al rientro all’inizio della stagione sull’erba occupava addirittura la posizione numero 623 del ranking…. “Lei ed io abbiamo lavorato insieme fin dal primo giorno del suo ritorno nel circuito" - racconta coach Craig Tyzzer - "ed ho apprezzato ogni minuto della nostra collaborazione, i successi, le sfide e tutto quel che c’è stato in mezzo. Negli ultimi tre anni Asleigh è cresciuta come persona e come giocatrice ma è rimasta una ragazza semplice e vera. E’ una persona davvero sensibile e si merita ogni successo che ha ottenuto e che otterrà. Non potrei essere più orgoglioso di essere il suo allenatore”.

E’ un onore essere in questa posizione raggiunta in passato da autentiche leggende di questo sport per le quali nutro rispetto e ammirazione sconfinata   

Un’aussie in vetta dopo 43 anni

Sono bastati 88 minuti alla Barty - quelli impiegati per aggiudicarsi la finale di Birmingham contro l’amica Julia Goerges - per scrivere una pagina importante di uno sport che nel suo Paese significa campioni assoluti e record prestigiosi, dal doppio Gran Slam di Rod Laver al record di trofei Major di Margaret Court, e solo per citare gli esempi più eclatanti. Ashleigh sarà diventerà infatti (lunedì)  la seconda australiana raggiungere la vetta della classifica dall’introduzione del ranking WTA (1975): 43 anni fa ci era riuscita Evonne Goolagong Cawley - anche lei di origini aborigene - rimasta al comando per due settimane nel 1976 (Margaret Court era stata a lungo in vetta ma prima dell’Era Open).

Due vite tennistiche

Ashleigh ha già vissuto due vite tennistiche: prima baby-prodigio, poi - dopo una crisi personale (non ne poteva più della vita del circuito) sfociata in una pausa di riflessione impiegata giocando a cricket peraltro con ottimi risultati - eccola campionessa matura e completa (“Ho cambiato atteggiamento, sento di non avere più nulla da dimostrare”, diceva qualche mese dopo la decisione di tornare). Questo 2019 si sta dimostrando davvero il suo anno. Dopo un’ottima stagione sul cemento culminata con il successo nel Premier Mandatory di Miami e l’ingresso in top ten (l’australiana è l’unica giocatrice nell’élite mondiale sia in singolare che in doppio), la Barty si è improvvisamente riscoperta amante del “rosso”, lei che prima liquidava ogni settimana passata a giocare sulla terra come una tappa di avvicinamento alla stagione sull’erba…. Risultato: all’ombra della Tour Eiffel ha giocato un tennis incredibile ed in sette partite ha ceduto solo due set trionfando proprio al Roland Garros dove nelle cinque precedenti partecipazioni non era mai andata oltre il secondo turno (pur essendo stata finalista in doppio nel 2017). Tornata sui prati, che sembrano fatti apposta per esaltare il suo tennis brillante, ecco un nuovo successo. Con la ciliegina del primato mondiale.

Alla faccia di chi non ci credeva

“E’ stata una stagione vorticosa. La prima posizione non era un obiettivo reale" - ammette la ragazza del Quuensland - "puntavamo all’ingresso in top ten che era quanto io ed il mio team ci eravamo ripromessi tre anni fa, all’inizio di questa nuova avventura. Quindi questo traguardo è davvero una gioia incredibile”, aggiunge ancora incredula. Pur dopo il trionfo parigino c’era ancora parecchio scetticismo sul fatto che la “piccola” (è alta 166 centimetri) Barty potesse diventare una giocatrice in grado di dominare il circuito rosa in una stagione di totale anarchia. La risposta che ha dato la 23enne di Ipswich sembra però abbastanza convincente. Intendiamoci: confermarsi è sempre più complicato che non arrivare in alto. Ad ogni modo Ashleigh ha dimostrato di avere il talento e la forza di conquistare la vetta: la prossima sfida sarà dimostrare di avere anche il carattere per restarci. Perché d’ora in avanti le aspettative saranno infinitamente ed inevitabilmente più alte.