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Campioni internazionali

La storia: 'Rusty' Hewitt, l'anti serve & volley

L'australiano fu protagonista dell'interregno tra l'era Sampras e quella di Re Federer con il suo tennis tutto risposta, corsa, lob liftati e spirito battagliero. La sua vittoria a Wimbledon nel 2002 segnò la fine dell'era dei giocatori di volo

di Alessandro Mastroluca | Foto Getty Images | 22 giugno 2019

Nel Tempio del verde, la terra promessa verso la vittoria l'hanno trovata in molti sottorete. Wimbledon era sempre stato il giardino sacro del serve & volley, capace di incoronare interpreti ammirevoli del gioco di volo. Ma sui prati di Church Road, col passare degli anni, sono diventati efficaci anche altri stili di gioco, fino ad arrivare al successo del 2002 di un australiano che dalla rete ci passava solo per i cambi campo. Lleyton Hewitt è diventato n.1 del mondo - e campione all'All England Club - stando sempre inchiodato a fondocampo, senza curarsi di una tradizione che vedeva proprio negli australiani i maestri del serve & volley, da Tony Roche a John Newcombe, da Pat Cash fino a Pat Rafter. Lui no. Lui ha vinto, ha saputo conquistare i prati in un altro modo. La sua vittoria ha fatto da spartiacque: l'era dei giocatori di volo finiva lì, all'alba del nuovo Millennio.

Talento precoce

A sette anni aspettava invano la bandana di Pat Cash dopo la prima finale dell'Australian Open a Melbourne Park. Dieci anni dopo, con una cascata di capelli biondi e di “come on” urlati a ogni punto, diventava il giocatore con la più bassa classifica di sempre e il secondo più giovane a vincere un titolo ATP. Adelaide resta il teatro di un capolavoro senza precedenti. Batte cinque avversari che insieme hanno vinto più di mille partite in carriera. Supera l'idolo Agassi in semifinale e Jason Stoltenberg in finale, da numero 550 del mondo. A 16 anni, lo aspettano ancora le lezioni all'Immanuel College. Fuori, lo aspetta un posto nella storia.
“Lleyton mi ha reso un giocatore migliore - ha detto Roger Federer -. Avrebbero dovuto giocare il doppio insieme agli Australian Open junior in quel 1998. Daranno al ruggente 'Rusty' una wild card per il tabellone principale e niente sarà più come prima. Roger e “il Rugginoso” si conoscono da quando hanno 13 anni, la loro rivalità però esplode del tutto nel 2003, in Coppa Davis. Nel match clou della terza giornata alla Rod laver Arena Hewitt è sotto di due set e a due punti dalla sconfitta nel terzo ma firma una delle sue migliori vittorie di sempre.

Tra Sampras e Federer

È il periodo più vincente dell'australiano, che incastona gli anni migliori della sua vita nell'interregno fra l'era Sampras e il dominio dello svizzero. Ha vinto la Davis nel 1999 e quattro titoli nel 2000. È il primo teenager a riuscirci dopo Pete Sampras. Proprio Pistol Pete nel 2001 testimonia, dall'altro lato della rete, il suo primo Slam in singolare nel 2001. “E' incredibile, a un vecchio come me oggi sarebbero servite un po' delle sue gambe” ammette. “Vedrete questo Lleyton Hewitt per i prossimi dieci anni”. Si sbaglia per eccesso di prudenza.
“Crescendo, volevo raggiungere tre obiettivi: vincere uno Slam, la Davis e diventare numero 1”. Il terzo, il più tardivo, matura il 19 novembre 2001, a 20 anni e 8 mesi. È il più giovane numero 1 di sempre, batte anche il primato di Ellsworth Vines, n.1 a 21 anni nel 1932. Resterà in vetta 80 settimane, in quel periodo vincerà 86 partite, festeggerà il secondo Masters consecutivo (2001, 2002) e il secondo Slam. Primo australiano in finale a Wimbledon dopo l'indimenticabile scalata di Cash al Royal Box nel 1987, batte l’argentino David Nalbandian in una finale senza serve and volley. Il segno dei tempi, di un tennis che abbandona l'antico e si piega all'atletismo.

Hewitt 2.0

Il suo è un tennis tutto risposta, corsa, lob liftati e spirito battagliero. Gli manca un colpo dominante, non ha il servizio di un Sampras, la risposta di Agassi o un dritto devastante. Ma ha la qualità che più conta, sa come si vince. E conquista 30 tornei in carriera, giocando altre 16 finali. È accanto ad Alex De Minaur, per molti il vero Hewitt 2.0. Meno amato dagli australiani quando era giovane e dava in escandescenze, ancora meno dopo la fine della love story con la campionessa belga Kim Clijsters, con gli anni ha guadagnato le simpatie di tutti, un po' come di sé diceva Jimmy Connors: “son diventato più simpatico quando sono invecchiato e ho iniziato a perdere di più”. Ha giocato l'ultima finale Slam nel 2005, in casa, ma il sogno di diventare il primo campione Aussie dopo Mark Edmondson è finito contro Marat Safin.