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Campioni internazionali

Che fine ha fatto Naomi?

La numero uno del ranking mondiale - ancora per poco di questo passo - non vince un torneo dagli Australian Open (e non ha più giocato nemmeno una finale). O forse sarebbe meglio dire dalla separazione da coach Sascha Bajin…

di Tiziana Tricarico | 21 giugno 2019

Quella di Naomi Osaka è crisi vera, c’è poco da discutere. Anche se può sembrare un paradosso definire “in crisi” una che è ancora lì seduta sul trono mondiale. Certo, oramai è un trono traballante che la 21enne di Osaka è riuscita a difendere finora anche grazie all’incostanza delle sue rivali, a cominciare da Halep e Kvitova (ma se Ashleigh Barty dovesse vincere a Birmingham diventerebbe lei la nuova numero uno del mondo). Ma questa versione della giocatrice giapponese sembra la copia sbiadita della fantastica campionessa ammirata fino a fine gennaio. E l’espressione di Naomi sembra distante anni luce da quella della ragazza che rideva divertita stringendo in mano una Barbie con le sue fattezze…

La prima della classe

Nata curiosamente nella città che è il cognome di sua madre Tanaki (e anche il suo) la nippo/americana - papà Leonard Max Francois è haitiano - dall’età di tre anni vive negli Stati Uniti, in Florida, ma ha sempre giocato per il suo Paese d’origine. Naomi è la classica “prima della classe”: prima giapponese della storia a vincere uno Slam e prima asiatica a sedersi sul trono mondiale. Grande amante dei videogame e maestra di gaffe divertenti davanti ai microfoni, impacciata e timida, sempre un po’ con la testa tra le nuvole ma molto critica verso sé stessa, ha dato sempre un po’ l’impressione di vivere in una bolla (il che le ha permesso - per esempio - di cavarsela alla grande in una assurda serata newyorkese a settembre dello scorso anno). La bolla in questione, però, pare essersi incrinata da qualche mese a questa parte: dal “divorzio” da coach Bajin subito dopo il bis Slam concesso a Melbourne.

Una scalata irresistibile

Messasi in luce da già da teen-ager con quel suo timing fuori dal comune, il tennis iper aggressivo ed una prima di servizio che viaggia oltre i 200 chilometri orari, grazie a Sascha Bajin Naomi ha imparato a controllare e modulare la sua potenza e in meno di un anno, tra un Australian Open e l’altro, è passata dal numero 72 della classifica WTA alla prima posizione, diventando la 26esima numero uno dell’Era Open. Ed ha vinto tre tornei, “scegliendoli” con cura: un Premier Mandatory, Indian Wells a marzo del 2018, e due Major, Us Open 2018 battendo Serena ed Australian Open 2019 superando la Kvitova nella corsa al trono (era dal 2001, quando Jennifer Capriati si aggiudicò Aus Open e Roland Garros, che una prima vincitrice Slam non riusciva subito a ripetersi). Poco dopo il trionfo aussie la Osaka ha cambiato coach ingaggiando Jermaine Jenkins. E tra ragioni economiche ed incomprensioni non è mai stata resa nota il motivo della fine della collaborazione con Bajin.

Cinque mesi da dimenticare

Quali che siano stati i meriti di Bajin nell’esplosione della campionessa giapponese sta di fatto che negli ultimi 5 mesi Naomi non solo non ha più vinto un torneo, ma non ha più raggiunto nemmeno una finale. Il risultato migliore è stata la semifinale di Stoccarda dove non è nemmeno scesa in campo contro la Kontaveit per un problema agli addominali. Per il resto ha perso dalla Mladenovic al secondo turno di Dubai, due volte dalla Bencic (negli ottavi ad Indian Wells e nei quarti a Madrid), dalla Hsieh al terzo turno a Miami mentre a Roma ha dato forfait nei quarti contro la Bertens per un problema alla mano destra. Quindi ha giocato un Roland Garros folle, dove è riuscita a vincere i primi due match contro Schmiedlova ed Azarenka nonostante due primi set da dimenticare, ma poi ha racimolato appena sei giochi contro la Siniakova, una buona giocatrice ma non una top-player.

A Birmingham l’ultimo flop

E sui prati inglesi di Birmingham la situazione non è affatto migliorata. Dopo un esordio a dir poco sofferto contro la Sakkari, che non è esattamente una specialista dell’erba, per la Osaka è arrivato il ko durissimo contro “miss simpatia” Yulia Putintseva, la piccola e grintosa kazaka numero 43 del ranking mondiale, che le ha concesso appena cinque game. Naomi è apparsa priva di energie, quasi apatica, tanto è vero che anche coach Jenkins ha cecato di scuoterla. Sembra aver perso anche la voglia di sorridere in campo, come se improvvisamente le fosse arrivata addosso tutta la pressione, che sembrava invece essere in grado di gestire piuttosto bene. Chissà che perdere quello scettro non possa farle bene. Per trovare la motivazione per tornare protagonista, magari già a Wimbledon.