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Campioni internazionali

Il turbo diritto di Rublev al microscopio

Il bombardiere russo, assente dal circuito da un po', prepara il rientro sull'erba. Dal grip alla fase di accelerazione passando per apertura e preparazione, tutti i segreti dell'esecuzione del colpo forte del giovane russo che riparte dall'erba dopo i problemi fisici che l'hanno tenuto ai box

di Gennaro Volturo * | 17 giugno 2019

* I.S.F. R. Lombardi

Uno dei tennisti più importanti delle nuove generazioni è il russo Andrey Rublev che, negli ultimi anni ha migliorato costantemente le sue performance, anche in relazione alle esecuzioni tecniche. Adesso si è fermato ai box per un po', costretto a star fermo per una serie di guai fisici ma sui social ha annunnciato che sta preparando il rientro. Nel frattempo noi analizziamo gli aspetti tecnici più rilevanti del suo turbo-diritto (guarda la foto qui), il punto di forza di Andrey Rublev.

Il grip

La presa di Rublev è una semi-western di diritto. Tale grip è meno estremo rispetto a quello utilizzato dalla maggior parte dei tennisti delle nuove generazioni (Zverev-Edmund-Khacanov-Coric ecc.) che prediligono una presa western. Attraverso il grip semi-western il tennista russo riesce a generare una notevole complessità di palla ma nel contempo non ha difficoltà a effettuare il diritto con una traiettoria più orizzontale dell’attrezzo quando la situazione tattica lo richiede.
La presa di diritto di Rublev è una semi-western meno estrema rispetto a quella della maggior parte degli altri Next Gen

La fase di preparazione

Nell’immagine 1 si nota come, durante la prima fase del movimento di preparazione, sia l’arto non dominante a garantire l’arretramento dell’attrezzo favorendo nel contempo la torsione del tronco e il conseguente reclutamento di energia elastica. Rublev è molto abile nel ritardare il completamento della preparazione muovendosi in direzione della palla con la racchetta ancora tra le mani. Ciò consente di ridurre il “momento di inerzia” favorendo una maggiore velocità di spostamento. Soltanto quando la palla rimbalza avviene la dissociazione degli arti superiori e il conseguente allontanamento della racchetta dal punto di impatto.
Nell’immagine 2 si può notare che il “backswing” è particolarmente compatto rendendo, come hanno asserito alcuni dei suoi avversari, piuttosto difficile la “lettura del colpo”. Infatti la racchetta è orientata verso la parte destra del corpo con le mani che non superano l’altezza delle spalle. Ovviamente non è sempre possibile richiamare la stessa tecnica in tutte le situazioni di gioco e pertanto quando il tempo a disposizione è minimo o è maggiore la distanza da percorrere, è necessario ricorrere ad altre forme di timing rispetto a quella evidenziata. È piuttosto atipica l’angolazione assunta dalla mano sinistra, con le dita che sono rivolte verso il basso (immagini 2 e 3) e tale personalismo è evidente fino alla fase di impatto in corrispondenza della quale l’arto non dominante cambia altezza e direzione. Dovendo eseguire un diritto con i piedi all’interno del campo, Rublev ha scelto di disporsi in “neutral stance “ ed è evidente come il peso del corpo graviti prevalentemente sulla gamba posteriore (immagine 2).

La fase di accelerazione

La fase di accelerazione ha inizio con la spinta prodotta dal piede posteriore (immagine 3) che attiva l’estensione degli arti inferiori e il trasferimento del peso del corpo. La progressiva retrazione dell’arto non dominante favorisce la torsione del tronco mentre, in corrispondenza della caduta verticale dell’attrezzo, la mano destra si estende determinando un maggior allontanamento della racchetta dal punto di impatto. Qualora il tennista eseguisse il diritto in “open stance” (immagine 4) necessariamente produrrebbe un incremento nella velocità angolare dei segmenti corporei e una maggiore quantità di moto in direzione verticale. Nell’immagine 5 si nota come Rublev colpisca la palla combinando la profondità dell’impatto con la distanza laterale. La posizione dell’arto dominante è prossima all’estensione e tale aspetto unitamente all’inclinazione della testa (immagini verticale) in parte accomuna tale diritto a quello di Federer e Dimitrov.

Il finale di movimento

Il finale di movimento di Rublev offre degli spunti tecnici molto interessanti. In particolare si può rilevare come la torsione del tronco sia molto controllata e ciò soprattutto grazie all’azione svolta dall’arto non dominante. L’angolo di flessione dell’avambraccio sinistro è piuttosto accentuato ma il gomito non supera la linea delle anche e le dita sono rivolte in avanti (immagine 6).

In tale modo è possibile controllare i gradi di libertà di movimento del tronco e ciò si evidenzia osservando l’angolazione dell’anca destra che nella fase di impatto (immagine 5) è in posizione arretrata rispetto a quella sinistra per allinearsi alla stessa solo in corrispondenza della fase di recupero. Probabilmente tale meccanica esecutiva rende conto di come Rublev, non avendo ancora tanta massa muscolare con cui applicare forza, cerchi di sfruttare soprattutto i segmenti corporei più veloci che possono garantire un’elevata accelerazione dell’attrezzo in tempi brevi.