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Campioni internazionali

30 anni fa: Chang, il baby campione, e Tienanmen

Nel maggio del 1989 lo statunitense diventava il più giovane vincitore Slam di sempre nel tennis maschile. Ha servito 'da sotto' contro il n.1 Ivan Lendl (e risposto dentro al campo sul match point) negli ottavi, nella partita che ha sconvolto il mondo. In finale ha sconfitto Stefan Edberg e trasformato in realtà la premonizione di mamma Betty

di Alessandro Mastroluca | 10 giugno 2019

C'è aria di festa in Francia. È il 1989, si preparano due ricorrenze: i 100 anni della Tour Eiffel i i duecento dalla presa della Bastiglia, l'inizio della Rivoluzione. C'è aria di premonizione, invece, in casa Chang. Michael, diciassette anni, sta per affrontare il secondo Roland Garros. Mamma Betty si volta verso il marito Joe, con una convinzione per lei inusuale. “Ho una sensazione” dice, “il nostro Michael vincerà il Roland Garros quest'anno”. Joe, che non è abituato a sentire da lei affermazioni così, si gira incredulo, come se non avesse ben capito. “Ma sei matta?” le dice.

L'inizio del viaggio

Testa di serie numero 15, votato l'anno prima matricola dell'anno, Chang non fa una piega quando lo speaker dello stadio annuncia “Mikeil Chong”. Impareranno a pronunciarlo bene, anche da quelle parti. Perde il primo set del suo Roland Garros contro l'oscuro belga Eduard Masso, numero 146 del mondo, che aveva vinto solo due partite negli Slam in carriera. Il match, comunque, ha poca storia: 67 63 60 63.

 

Il secondo turno è programmato sul Centrale. Di fronte c'è Pete Sampras. Si conoscono da sempre, han giocato contro la prima volta quando avevano otto anni. Si sono allenati insieme per quel Roland Garros e anche l'anno precedente. “Ognuno conosceva benissimo il gioco dell'altro” ha detto Chang al sito del torneo, “sapevo che non si trovava ancora bene sulla terra battuta”. Il futuro Pistol Pete è intimidito dallo Chatrier, vince tre game in un'ora e mezza. Finisce 61 61 61.

 

Il terzo turno è una corsa a ostacoli. La pioggia rinvia il programma al venerdì di quasi cinque ore, Chang deve giocare il sabato contro Francisco Roig, al miglior risultato Slam in carriera. Al massimo numero 60 del mondo, avrà una carriera da coach decisamente superiore nello staff di Rafa Nadal. Ha superato le qualificazioni e due turni, ma contro Chang c'è poco da fare: 60 75 63. Adesso si comincia a salire però. La sfida è al numero 1 del mondo, Ivan Lendl. Chang l'ha battuto in una esibizione ad Atlanta in primavera. “Ma adesso non scherza più, non ti regala niente” commenta. Non rende l'idea di cosa volesse dire affrontare Lendl, che in campo non trovava mai niente di divertente.

 

Un piccolo uomo cambia la storia

Giocano il 5 di giugno 1989. Chang, di famiglia taiwanese, passa la vigilia a guardare la tv, quello che succede a Pechino, a piazza Tienanmen. Sono arrivati i carri armati contro 3500 studenti che creano in piazza una simbolica Università della Democrazia, fanno lo sciopero della fame, continuano a svenire e tornare. Il governo, dopo tre settimane di protesta e di nessuna risposta, invoca la legge marziale. Invia nella capitale quasi 300 mila soldati. Ma un uomo ferma la storia. Con la sola forza del suo corpo e della sua ostinazione, blocca i carri armati. È una delle immagini più forti di tutto il Novecento. “Sapevo di avere l'opportunità di regalare ai cinesi nel mondo un sorriso” ha detto Chang nel 2009. “Credo che farmi superare le difficoltà di quel torneo fosse il piano di Dio”.

 

Al quinto pensavo di ritirarmi. Ma qualcosa mi ha fermato. E' stato come se Dio mi stesse dicendo: Michael, che stai facendo?

La sfida simbolo di una carriera

Lendl, che aveva eliminato Patrik Kühnen, Derrick Rostagno e Darren Cahill, vince i primi due set, doppio 64. Un anno prima, in un'esibizione a Des Moines, al sedicenne Chang aveva lasciato cinque game. “Lo sai perché ti ho battuto oggi? Perché non hai niente che possa farmi male. Non hai un gran servizio, non hai una seconda solida. Per cui, ogni volta che ti incontrerò, io potrò fare quel che voglio e ti batterò facilmente come oggi”. Chang segna, si mette a lavorare sul servizio, sulle traiettoria, sui movimenti in campo.

 

La partita cambia. Lendl commette 19 gratuiti e perde il primo set del torneo. Nel sesto gioco del quarto, si incarta: doppio fallo sulla palla break. Si lamenta delle condizioni del campo, protesta con l'arbitro. Nel gioco successivo non sfrutta tre palle del controbreak e dopo una chiamata non condivisa sbotta con l'arbitro Richard Ings: cerchi di fregarmi ogni volta, gli dice. Penalty point, che vuol dire game perso. Chang però ha i crampi, e si vede. Non ce la fa a scattare e allora comincia ad alzare un “moon ball” dopo l'altro, un pallonetto alto, che sembra non atterrare mai. Lendl non cambia strategia, niente palle corte, niente angoli stretti: braccio di ferro da fondo, palle pesantissime e vediamo chi resiste di più. Sul 2-1 nel quinto, Chang è pronto a ritirarsi. “Non ce la facevo più. Mi ero già incamminato verso l'arbitro” ricorda. “Arrivato all'altezza del rettangolo di battuta, però, una serie di immagini mi sono passate per la testa. Era come se Dio mi stesse chiedendo: Michael, che stai facendo?. Allora ho capito che se avessi mollato in quel momento, poi sarebbe stato più facile abbandonare alla prossima difficoltà, e a quella dopo, e a quella dopo ancora. Non volevo essere ricordato come uno che molla di fronte agli ostacoli”. Da quel momento ha un solo obiettivo, finire la partita.

 

Sul 4-3, sente che il servizio sta perdendo velocità. È sotto 15-30, e la prima ormai viaggia a nemmeno 120 kmh. Deve fare qualcosa di diverso. Solo la stanchezza estrema, l'innocenza e l'incoscienza del teenager che agisce e poi pensa, può produrre lo sberleffo per eccellenza, il colpo di teatro. Serve da sotto. Tanto per vedere l'effetto che fa. Lendl, chiaramente, non se l'aspetta. “Era talmente confuso che non ha tirato una risposta pulita di dritto. È stato costretto a venire avanti” ha ricordato Chang al sito del Roland Garros. “Io ho giocato un passante deviato dal nastro appena oltre la sua racchetta, e questo l'ha fatto arrabbiare ancora di più. È stato il punto di svolta della partita”.

 

Lendl serve sotto 3-5 15-40. Deve battere la seconda sul match point a sfavore Chang ha ancora un trucco, lecito come il servizio da sotto, insieme ingenuo, provocatorio e sbruffone: risponde coi piedi sulla riga del servizio. È un ricordo degli anni da junior. Oggi si vede ancora, con un'altra natura, ha preso anche una sigla, un brand, da quando l'ha provata Roger Federer, la SABR. È una delle tracce durature del passaggio di Chang nella storia del gioco insieme alla diffusione della banana su ogni panchina dal circuito maggiore al circolo sociale. Non è dato sapere se conoscesse Alberto Sordi, ma questa è un'altra storia.

“Il pubblico aveva iniziato a mormorare quando aveva sbagliato la prima. Lendl aveva protestato, aveva chiesto di poterla ripetere. L'arbitro aveva detto di no: seconda. Allora mi sono ricordato che, quando da giovane mi mettevo a rispondere così avanti, molti miei avversari si innervosivano e commettevano doppio fallo”. Lo fa anche Lendl. Il numero 1 del mondo, avanti di due set, perde 46 46 63 63 63 agli ottavi del Roland Garros contro un diciassettenne che sembrava pronto a ritirarsi per crampi. “Raramente un giocatore può dire che una partita ha cambiato la sua carriera. A me è successo quel giorno” ha ammesso Chang. Possiamo immaginare cosa sarà passato per la testa del padre, Joe, che prima della partita era tornato a casa, pensando che il figlio averebbe perso: vuoi vedere che mia moglie aveva ragione?

 

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Verso la finale

Il quarto di finale contro Ronald Agenor non è banale come potrebbe sembrare. L'haitiano, non compreso fra le teste di serie, ha avuto problemi di stomaco e vinto pure lui in rimonta dopo aver perso i primi due set negli ottavi. Ha eliminato Sergi Bruguera, che a Parigi avrebbe vinto due titoli (1993 e 1994). Non ha molte energie residue. Chang chiude 64 26 64 76, l'esito non è mai davvero in discussione. I segni del destino non sono finiti, la premonizione di mamma Betty si fa sempre più forte.

 

In semifinale, infatti, Chang sfida Andrei Chesnokov, che ha eliminato il campione in carica, tre volte vincitore del torneo, Mats Wilander. Fisicamente è un'altra battaglia. Chang è pronto. Domina il primo set, perde il secondo da 3-0 dopo aver mancato tre chances per chiudere sul 5-4. Il sovietico va avanti di un break nel quarto, ma dopo quattro ore e 5 minuti, Chang vince l'ultimo punto. Finisce 61 57 76 75. “In una partita così non puoi dare niente per scontato fino all'ultimo punto” dice. Dopo l'intervista a caldo, crolla a terra esausto per un attacco di crampi.

 

Per avverare la premonizione, deve battere Stefan Edberg, testa di serie numero 3, che non era mai arrivato in finale al Roland Garros prima e mai ci sarebbe arrivato dopo. In una memorabile semifinale, in un manifesto di tennis d'attacco sulla superficie più lenta del gioco, ha eliminato in cinque set Boris Becker. Joe torna a Parigi per la finale, in tempo per definire un punto chiave della strategia di gioco. È fresco, infatti, il ricordo della vittoria di Chang sullo svedese pochi mesi prima a Indian Wells. “Mio padre mi disse: giocherai nello stesso identico modo anche a Parigi” ricorda. “Per cui ho iniziato a rispondere con estremo anticipo sulla prima e sulla seconda. Ho vinto facile il primo set. Ho continuato così anche nel secondo e nel terzo, ma da campione quale è, Edberg ha alzato il suo livello di gioco. È l'unico che poteva giocare un serve and volley così. Gli rispondevo tra i lacci delle scarpe e comunque metteva la volée nell'angolo. Era un piacere vederlo giocare. Molto meno giocarci contro”.

 

Il trionfo

Chang salva nove palle break tra il terzo e il settimo game del quarto set. Una in particolare, Chang se la ricorda bene. “Mi ha buttato fuori dal campo nell'angolo sinistro, potevo solo provare a giocare il passante lungolinea. Lui era sulla palla, avrebbe potuto giocare la volée in campo aperto, ma ha lasciato scorrere la palla pensando sarebbe finira larga. In qualche modo, però, è rientrata, atterrando sulla riga”. È la svolta. Edberg gliene concede una sola, sul 4-5. Basta per allungare la finale al quinto. Edberg è stanco, Chang meno. Chiude 61 36 46 64 62. è il primo americano a conquistare Parigi dopo Tony Trabert nel 1955. è ancora oggi il più giovane campione Slam di sempre nel tennis maschile. “Per fortuna, di questi record nessuno mi ha detto niente fino a dopo la finale” ha detto Chang. Ancora adesso, ricorda, quando rivede le immagini della sfida contro Lendl, non riesce a capire come abbia fatto a vincere. A volte, ha sintetizzato il suo coach di allora, Jose Higueras, “nello sport si vivono momenti in cui una serie di piccole cose si incastrano insieme e creano una grande storia”.