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Campioni internazionali

Il segreto di Thiem? Fa la Massu... terapia

Nicolas Massu, ex n.9 del mondo e coach dell'austriaco finalista al Roland Garros, analizza il grande momento del suo allievo e parla della sfida a Nadal. "Nessuno come Rafa, ma Dominic sulla terra l'ha già battuto diverse volte", sottolinea l'allenatore cileno

di Vincenzo Martucci | 09 giugno 2019

Prima dell’impresa, prima che battesse Novak Djokovic e si qualificasse per la seconda finale consecutiva al Roland Garros contro Nadal, coach Nicolas Massu era già entusiasta del suo allievo doc, Dominic Thiem. Figurarsi dopo. Ecco la sua intervista divisa in due tempi.

Che cosa ne pensa del livello di “Domi” in questo torneo?
"Molto buono, è solido, è continuo, è concentrato dalla prima all’ultima palla".

Qual è la sua migliore qualità?
"Ha una grande dedizione nel lavoro, sia sul campo che in palestra, è sempre attento e pronto ad imparare cose nuove. E questa è una base fondamentale che garantisce da sola che i risultati prima o poi arrivano. Per un coach è facile lavorare con un allievo che dà sempre il 100%".

Lei ha preso in corsa Thiem, quand’era già formato...
"Devo solo ringraziare il precedente coach, Gunther Bresnik, e il suo team perché il ragazzo è già fatto, e per me è già un campione. Ha solo bisogno di continuare su questa strada e di migliorare molto anche a livello fisico. Infatti, da allora, ha vinto Indian Wells e Barcellona".

UN BINOMIO VINCENTE

Che cos’è che unisce un cileno e un austriaco?
"Tutti e due amiamo il lavoro ed amiamo la pressione, ci esaltiamo nella lotta ed esprimiamo un gioco che va bene sia sulla terra che sul cemento. Non siamo poi così lontani d’età, io ho 39 anni, lui 25, ma soprattutto, ho fatto in tempo a giocare sul campo contro alcuni degli avversari che fronteggia lui adesso e so che tipo di palla gli arriva e che sensazioni può provare".

Che cosa può dare in più Massu a Thiem?
"Il cuore che mettevo in campo ogni volta che giocavo una partita. Un cuore grande come quello di Domi. Io mi battevo sempre al massimo, e continuo a farlo da capitano di Davis come da coach privato. Battersi, creare le condizioni per afferrare l’occasione, essere pronto quando capitano: questo sta facendo ottimamente Domi".

Che giocatore è Dominic Thiem?
"Un giovane di 25 anni, ma con già tanta esperienza, un giocatore potente ma non a una sola dimensione, ma sempre più continuo ad alto livello, che batte i migliori, che si colloca al quarto posto della classifica mondiale subito dopo Djokovic, Nadal e Federer, i più forti della storia di questo sport. Come me, ha imparato a giocare sulla terra, ma è sempre già completo anche sulle altre superfici. Rispetta sempre l’avversario, e così può gestire la situazione sia se sulla carta è più forte, sia se è più debole, ed è sempre più difficile da battere. Per tutto questo e per l’impegno che ci mette in ogni momento punta a sua volta al numero 1".

A Roma aveva deluso, d’acchito, contro Verdasco.
"Fernando è un avversario di qualità ed esperto, che Dominic patisce. E non ha giocato bene i punti importanti. Ma i risultati di questa stagione sono stati molto buoni, ha vinto Indian Wells battendo in finale Federer, ha vinto Barcellona battendo Nadal e Medvedev, ha battuto Federer arrivando in semifinale a Madrid. Per ora stiamo affrontando nel modo giusto gli alti e bassi del tennis professionistico".

Che cosa l’ha soddisfatto di più?
"Il saper reagire alle situazioni, in campo, grazie al grande lavoro in allenamento. Non è stato mai veramente sorpreso fai quanto poi gli è successo, e quindi nel suo progetto a lungo termine si merita questo bel torneo di Parigi. Che può anche vincere, certo, ha le potenzialità e le basi per riuscirci. Se on subito, nei prossimi anni, l’importante è consolidarsi sempre più ad alto livello".

LA SFIDA AL SIGNORE DELLA TERRA

Poi è arrivata questa incredibile semifinale contro Djokovic. Però Nadal ha avuto un giorno di riposo in più rispetto all’altro finalista.
"Venerdì, quando abbiamo parlato con il giudice arbitro della sospensione, abbiamo parlato anche della possibilità, poi, di riposare un giorno come dopo tutte le altre partite in uno Slam, e di spostare quindi la finale a lunedì. Ci ha risposto che non sarebbe stato possibile".

E’ più preoccupato del recupero fisico o di quello mentale di Dominic?
"Tutti e due saranno ugualmente importanti e il team è già al lavoro, come me, su tutti gli aspetti. Nel tennis devi essere preparato a tutto, e dobbiamo accettare anche di rigiocare subito la finale, dopo una partita giocate in due giorni con tutte queste forti emozioni e la conclusione così lottata ed appassionante. Ha battuto il numero 1 del mondo, gioca contro il n. 1 di sempre sulla terra, e in una finale dello Slam dovrà comunque dare il 100%. Per me come coach e per lui come atleta è una sfida esaltante".

Nadal mette paura...
"Ha vinto 11 volte Parigi, non ci sarà più nessuno come lui, anche come esempio di dedizione e di comportamento. Ma averci già vinto più volte sulla terra dà fiducia a Dominic. Non ci sono riusciti in tanti. E questo sicuramente lo aiuterà tantissimo. Si allena sin d ragazzino per affrontare sfide così e che cosa puoi sperare di più di giocare la finale al Roland Garros? Dovrà giocare il suo tennis e dare il massimo per avere la possibilità di esprimere il suo enorme potenziale. Che parte dal mentale, dal focus, dal primo all’ultimo punto. Dopo aver visto il match con Djokovic sono ancora più convinto che ne farà uno fantastico anche contro Rafa".