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Campioni internazionali

Barty contro Vondrousova: la finale slam che non ti aspetti

L’australiana batte in rimonta la 17enne statunitense Anisimova e sabato si giocherà il titolo con la rivelazione del torneo, la ceca Vondrousova che ha stoppato in due set la britannica Konta. Per entrambe è la prima finale Slam

di Tiziana Tricarico | 07 giugno 2019

La finale che non ti aspetti…e non è un modo di dire. Saranno Asheigh Barty e Marketa Vondrousova a contendersi sabato il trofeo del Roland Garros. In semifinale l’australiana, numero 8 del ranking e del seeding, ha battuto in rimonta per 67(4) 63 63, dopo un’ora e 53 minuti di battaglia (soprattutto di nervi), la 17enne statunitense Amanda Anisimova, numero 51 Wta: la ceca, numero 38 Wta, si è invece imposta per 75 76(2), in un’ora e tre quarti di partita, sulla britannica Johanna Konta, numero 26 del ranking e del seeding. Sia per AShleigh che per Marketa è la prima finale Slam in carriera: la 23enne aussie di Ipswich si è aggiudicata in due set entrambi i precedenti con la 19enne mancina di Sokolov.

Alzi la mano chi a inizio torneo aveva pronosticato questa finale. Dopo i complimenti per la grande lungimiranza, un molto più sincero: “Ma dai!”. Perché se sul talento di Barty non c’erano mai stati dubbi - anche se vederla in finale al Roland Garros prima che a Wimbledon (o agli Australian Open piuttosto che agli Us Open) fa un certo effetto… - così come sulle potenzialità di Vondrousova, da qui a pensare ad una delle due come prossima regina di Parigi ce ne passa. Ashleigh è la prima australiana in finale all’ombra della Tour Eiffel da Sam Stosur, che nel 2010 fu poi sconfitta da Francesca Schiavone. Marketa è la prima teen-ager approdata all’ultimo atto a Parigi dal 2007 (Ana Ivanovic, poi battuta in finale dalla Henin).

 

La scoperta della terra

Ashleigh ha già due vite tennistiche: prima baby-prodigio, poi - dopo una pausa di riflessione impiegata giocando a cricket peraltro con ottimi risultati - campionessa matura e completa. Questo 2019 può essere davvero il suo anno. Nelle cinque precedenti partecipazioni allo Slam francese la Barty non era mai andata oltre il secondo turno (ma era stata finalista in doppio nel 2017): quest’anno si è invece improvvisamente riscoperta amante del “rosso”, lei che prima liquidava ogni settimana passata a giocare sulla terra rappresentava una tappa di avvicinamento alla stagione sull’erba….. Quest’anno ha fatto le cose per bene: prove generali a Madrid, dove si è fermata nei quarti contro la Halep, poi Roma, dove è incappata al secondo turno in una Mladenovic in giornata di grazia mentre un risentimento al braccio destro le ha fatto saggiamente decidere di rinunciare a scendere in campo a Strasburgo. Risultato: all’ombra della Tour Eiffel sta giocando un tennis incredibile ed in sei partite ha ceduto due set (negli ottavi con Kenin ed in semi con Anisimova) salendo a quota 30 match vinti in questo 2019, più di tutte le altre.

Ashleigh sorride, Amanda si dispera

Un match giocato sulle montagne russe. Primo parziale con la Barty volata sul 5-0 e la Anisimova con il freno a mano tirato. Nel sesto gioco la svolta: l’australiana ha fallito due set-point e la statunitense ha sbloccato il diaframma, ha ripreso a respirare ed ha infilato sei game di fila andando a servire per il set sul 6-5. Siccome è umana anche lei, però, Amanda nel dodicesimo gioco ha rifiatato ed Ashleigh, alla quarta chance utile è riuscita a rifugiarsi nel tie-break. Nessuna delle due lo ha giocato particolarmente bene, ma sul 4 pari la statunitense ha ottenuto il mini-break e poi non si è lasciata sfuggire la possibilità di chiudere al primo set-point (7 punti a 4) alzando le braccia al cielo. Anisimova ha iniziato la seconda frazione conquistando i primi 12 punti (3-0) ma Barty ha approfittato un altro attacco di paura della sua avversaria (con deciso ridimensionamento della percentuale di prime) ed ha infilato sei giochi pareggiando il conto dei set. Nella frazione decisiva l’australiana ha salvato una palla-break nel primo game ma nel terzo ha subìto il break (2-1 e di nuovo braccia al cielo per Amanda). Nel gioco successivo, però, la statunitense dopo aver cancellato tre opportunità consecutive per il contro-break sulla quarta ha ceduto il servizio. Barty ha approfittata del nuovo momento di tensione della sua avversaria e dopo averla riagganciata l’ha superata salendo 5-2. Nell’ottavo game reazione d’orgoglio di Amanda che ha salvato con classe tre match-point di fila rifiutandosi di regalare l’ultimo punto ad Ashleigh: ma nel gioco successivo l’aussie ha finalmente chiuso la questione (alla sesta palla utile).

Chi è Marketa

E’ sicuramente lei la vera rivelazione di questa edizione dello Slam francese, appena il nono torneo Major che disputa. La Vondrousova, 19enne mancina nata a Sokolov ma trasferitasi giovanissima a Praga, numero 31 del ranking mondiale, sulla terra parigina ha migliorato di gran lunga quanto fatto a settembre dello scorso anno quando aveva raggiunto gli ottavi a New York. Ed ha raggiunto la finale senza aver perso un set. Ennesimo prodotto di quella incredibile fucina di talenti che è la scuola ceca, Marketa non è bionda o appariscente come tante sue connazionali. Però già a 17 anni, a Biel nel 2017, si è tolta lo sfizio di conquistare il suo primo titolo Wta, per giunta partendo dalle qualificazioni (giocate da numero 233!), in quella che era soltanto la sua prima apparizione in un torneo del circuito maggiore. Una bella soddisfazione per una ragazza che aveva perso gran parte della stagione precedente per un infortunio al gomito abbastanza serio.

Arrendersi mai

Grande potenza da fondo con un diritto che non ha nulla da invidiare a quello della Kvitova, ma anche una mano sensibile capace di drop-shot micidiali, quest’anno Marketa ha avuto qualche altro problemino fisico in avvio di stagione, ma quando si è rimesso tutto a posto i risultati sono arrivati a valanga: finale a Praga (stoppata dalla Van Uytvanck), quarti ad Indian Wells e a Miami (battuta, rispettivamente da Svitolina e Pliskova), e passando al “rosso” ancora una finale, ad Istanbul (sconfitta dalla Martic, contro la quale si è presa la rivincita nei quarti a Parigi), e quarti agli Internazionali BNL d’Italia (fermata dalla Konta). In semifinale proprio contro la Konta ha avuto più di un momento di difficoltà. E’ stata indietro 5-3 sia nel primo che nel secondo set ma non si è fatta prendere dalla tensione ed ha recuperato: nel primo parziale aggiudicandosi gli ultimi quattro giochi, nel secondo trascinando l’avversaria al tie-break, dominato poi per 7 punti a 2. Ed ha firmato il successo con uno dei suoi imprevedibili drop-shot. Giocato con apparente tranquillità da una ragazza che si definisce “calma” e “serena”. E che nemmeno si lascia andare ad esagerate manifestazioni di gioia.

Una regina nuova di zecca

Grazie alla finale parigina la Barty - che esattamente tre anni fa prima di riprovare l’avventura nel tour era numero 623 Wta (!) - salirà almeno sul terzo gradino del ranking (sarà numero 2 in caso di successo): passi avanti enormi anche per la Vondrousova - prima mancina in finale dal 2015 (dopo un’altra ceca, la Safarova) - sarà numero 16 (11 in caso di vittoria)
Quel che è certo è che Parigi avrà una regina nuova di zecca, chissà se europea o australiana.

 

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