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Campioni internazionali

Nuovo tennis su terra battuta: si vince in 4 colpi

Il n.1 dei ‘match analyst’ a livello mondiale sostiene che l’evoluzione spinge il tennis a scambi brevi anche sul ‘rosso’, premiando chi attacca subito e con decisione. Un modo di giocare che andrebbe allenato in modo mirato come sta evidentemente facendo l’inglese Johanna Konta. I numeri parlano chiaro

di Enzo Anderloni | 06 giugno 2019

E’ ormai da oltre un anno che il più famoso ‘match analyst’ del mondo (colui che studia i numeri delle partite per cavarci un senso) urla a gran voce che il tennis è completamente cambiato. E che tutti si allenano a fare cose che in partita non si verificano più. Dunque cose inutili.

In particolare, Craig O’Shannessy, che oltre a collaborare con l’Atp, i tornei dello Slam e la nostra Federtennis è anche lo stratega di Novak Djokovic, continua a mostrare con i dati che palleggiare e palleggiare, allenare la regolarità come si vede su ogni campo da gioco, non è funzionale a quello che succede nei tornei, dove la stragrande maggioranza dei punti si chiude in 4 colpi.

Quattro colpi? Sembra impossibile. Eppure la sua provocazione di ieri, all’indomani della qualificazione dell’inglese Johanna Konta per le semifinali del Roland Garros, è di grande impatto. Stiamo infatti parlando del torneo simbolo del tennis su terra battuta, la superficie lenta per antonomasia. I campi dove l’immaginario mette in scena interminabili battaglie da fondo campo.

Ebbene i numeri di O’Shannessy sono incontrovertibili: Johanna Konta ha giocato esattamente 600 “quindici” nelle cinque partite che l’hanno portata tra le prime 4 del torneo. E domanda: secondo voi quanti di questi punti hanno richiesto scambi di più di nove colpi (4 a testa), scambi che potremmo definire ‘lunghi’? Il 30%? Calate, calate. Il 20%? Acqua, acqua. Vabbè, sarà almeno il 10%? Siamo ancora lontani. La cifra effettiva è il 3,8%. Vale e dire che sono in 23 occasioni su 600 Joanna Konta ha giocato uno scambio in cui ha colpito la palla più di 5 volte.

Con questa impostazione mentale, la scelta di essere aggressiva sia al servizio che alla risposta, sin dal primo impatto di palla, l’inglese ha battuto 6-4 6-4 la tedesca Lottner, 6-3 1-6 6-3 la statunitense Davis, 6-2 6-1 la slovacca Kuzmova, 6-2 6-4 la croata Vekic, 6-4 6-1 la statunitense Stephens.

O’Shannessy rileva che in quei 600 punti ci sono 53 diritti e 38 rovesci vincenti. Come 25 ace. Ma focalizza tutta l’attenzione sul fatto che il numero più strabiliante è quello relativo alla brevità degli scambi. Superiore addirittura alle statistiche di Roger Federer, che nella sua seconda giovinezza tennistica ha cercato di accorciarli sempre.

La logica di della Konta (e di Federer) è attaccare alla prima occasione. Quindi sin dal primo colpo che si ha a disposizione: il servizio o la risposta. Anche in questo senso i numeri parlano chiaro.

Nei 600 punti giocati da Johann Konta ben 435 (72,5%) hanno richiesto da 0 a 4 colpi; 142 (23,7%) da 5 a 8 colpi e, come dicevamo, solo 23 (3,8%) sono arrivati a 9 o più colpi.
Vuol dire che la giocatrice inglese in 435 occasioni su 600 ha toccato la palla solo due volte, indipendentemente dal fatto che abbia vinto o perso il punto. Il che significa: servizio e primo colpo successivo; o risposta e primo colpo seguente.

Per far registrare questi numeri bisogna aver fatto una scelta strategica: quella di attaccare per prima e con decisione. Anche sulla terra battuta che, come dicevamo, sarebbe per antonomasia il terreno dei regolaristi.

O’ Shannessy sostiene che è proprio questo il mito da sfatare. Non si gioca più di regolarità nemmeno sul ‘rosso’. A sostegno della sua tesi il confronto con i numeri della sua avversaria nei quarti di finale, la statunitense Sloane Stephens, n.7 del mondo, vincitrice degli Us Open nel 2017 e finalista proprio a Parigi lo scorso anno.

Nel suo cammino verso i ‘quarti’ la Stephens aveva giocato ben 123 ‘quindici’ basati su scambi lunghi, di oltre 9 colpi (ricordate, la Konta solo 23…), tra l’altro con uno score sfavorevole: 61 punti vinti contro 62 persi.

Sapete quanti scambi lunghi le ha concesso Johanna Konta nella loro sfida dell’altroieri? Due. Solo due. E li ha pure vinti.

L’inglese, oltre ad aver fatto propria l’idea di un tennis immediatamente aggressivo, si è dimostrata iper-efficace nello schema che si propone di applicare: dei 435 punti entro i 4 colpi giocati nel torneo ne ha vinti 255 e persi 180. Su quel terreno, che ha scelto, ha uno score molto positivo.

Questa considerazione impatta anche sulla prospettiva della sua semifinale contro la ceca Marketa Vondrousova, un’altra giocatrice che imposta il gioco su lunghi palleggi. Ne ha giocati ben 99 nel torneo (contro i 23 della Konta…) vincendo 50 e perdendone 49. Come andrà a finire domani contro l’inglese?

Ogni partita fa storia a sé ma i numeri raccontano che il vecchio tennis di lunghi scambi paga poco anche sulla terra battuta. Chi lo applica ne tra poco vantaggio. Mentre l’attacco al primo colpo utile, stile Johanna Konta (e Roger Federer…) è la strada del futuro.

Quando la media-colpi per ogni ‘quindici’ non raggiuge mai il numero 4 (nei match della Konta a Parigi si va da un minimo di 3.0 contro la Kuzmova a un massimo di 3.5 contro la Vekic), chi spara per primo e con più convinzione vince. E chi capisce prima questo concetto (e si allena ad applicarlo con efficacia) vincerà.

E’ il tennis del futuro, baby. Anche sul ‘rosso’.