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Campioni internazionali

Federer, che grandeur!
il tempo è un gambero

Lo svizzero batte Wawrinka in quattro set, gioca un gran match e torna in semifinale per la 44ma volta in uno Slam. Sarà di nuovo Federer-Nadal, nuovo capitolo di una storia infinita.

di Alessandro Mastroluca | 04 giugno 2019

"Non ho mai visto nessuno con un tennis bello come Roger Federer". L'omaggio di John McEnroe, che con la bellezza disordinata del genio ha segnato un'epoca, guadagna prove a sostegno e nuovi proseliti dopo il quarto di finale contro Stan Wawrinka, il suo 54mo in uno Slam.
Wawrinka, battuto per la 23ma volta in 26 incontri, mette due 'prime' su tre in campo, gioca comunque una gran partita, non risparmia nulla, ma paga il 46% di punti con la 'seconda'. Il sesto derby svizzero in un major, si risolve nel 70esimo successo di Federer al Roland Garros. Vince 76 46 76 64, chiude con un vincente in meno, 54 a 53, ma 12 gratuiti in meno, 49 a 61.
Federer torna in semifinale per la 44esima volta in uno Slam, la prima da Melbourne 2018. Diventa così il secondo più anziano semifinalista a Parigi dopo Pancho Gonzales nel 1968. 
L'eleganza è un'attitudine, come la potenza che non si estrinseca solo nella forza. Una verità che la semifinale con Rafa Nadal, la 'neverending story' del tennis moderno, non farà che confermare.

Trasforma una sola palla break su 15 Federer, solo quarantunesimo per conversione delle opportunità nelle ultime 52 settimane nel circuito ATP. Ma dipinge il meglio del suo tennis "antico con un pizzico di modernità", come l'ha definito qualche giorno fa.
Un tennis che, a quasi 38 anni, conserva ancora l'inventiva fluida, la fantasia che consente i "momenti Federer": nel rovescio al volo stretto e bloccato in uscita dal servizio nel quarto game del quarto set c'è Pollock applicato al tennis. E' action painting, arte che si manifesta nel momento stesso del suo farsi. A chi l'ha visto resta la manifestazione esteriore della creazione, che poco racconta ma molto rivela del processo inventivo.

Roger e Stan giocano un tennis di fluidità, di tempo sulla palla, di potenza che si genera dalla decontrazione e trascolora in armonia.
Federer detta i tempi in apertura di partita. Il primo punto del settimo game si trasforma in un manifesto di completezza e angoli.
Wawrinka, che concede almeno una palla break in tre dei primi quattro turni di battuta, nel primo set commette più errori forzati e più gratuiti. Ottiene anche più vincenti, ha ritrovato il peso di palla  dei giorni migliori. Anche per questo Federer evita di giocare troppo al centro di rovescio (uno su cinque nel primo set e mezzo).
Quattro anni fa, quando perse contro "Stan the Man" a Parigi, le sue traiettorie alte e centrali, facilmente aggredite col dritto da Wawrinka, furono la chiave della partita, preludio poi al titolo, memorabile per la qualità della finale con Djokovic e gli improbabili pantaloncini a quadri.

Destabilizza, Federer, che nel primo set gioca due palle corte in risposta, vince un tiebreak ben controllato: chiude il primo set alla sua maniera, con l'ace al centro, senza nessun colpo a sorpresa. Ma è il primo a perdere il servizio nel match, all'inizio del secondo. Col passare dei game, Wawrinka si scioglie mentre Federer gioca un po' più lontano dalle righe laterali. Cambia meno ritmo, le rotazioni anche in topspin lo aiutano meno a mantenere il controllo dello scambio.

I punti comunque si succedono rapidi, entrambi cercano di evitare il confronto sulla diagonale sinistra, di non incontrare il rovescio a una mano dell'amico-rivale. "Mi piace vedere chi lo gioca" diceva Wawrinka alla vigilia. Il gesto, spiega all'Equipe Michaël Llodra, è più spettacolare, più elegante. "Devi essere lontano dalla palla, devi attraversarla". E' un gesto limpido, che richiede un totale rilassamento. Per Jan de Witt, a lungo coach di Gilles Simon, è il colpo più naturale nel tennis, "perché comporta meno contrazioni meccaniche". E' come dare uno schiaffo: col palmo della mano è più forte, ma il manrovescio è più veloce.
 

Di Wawrinka, raccontava anni fa il suo ex coach Yannick Fattebert, "si parla quasi solo attraverso il suo rovescio. Un colpo eccezionale". Altresì, aggiungeva, "non è che scegli un colpo solo per fare spettacolo, perché è bello esteticamente. Lo fai perché ha un senso dal punto di vista tennistico".

Federer perde il primo set del torneo. Wawrinka si incita, carica meglio il dritto: cresce di 9 kmh la velocità media, aumentano la profondità e l'apertura di campo. Entrambi rivelano la trama e l'ordito del gioco, l'estetica e il lavoro che c'è dietro per renderla naturale. 

E' una sfida di dettagli. Federer tende ad evitare il rovescio di Wawrinka col servizio, Wawrinka batte pochissimo a uscire da destra (una volta su dieci nei primi due set), preferisce cercare la T per far rispondere Roger in allungo col rovescio dal centro e con meno angolo. Dopo due ore, Federer alza un "come on", il primo del match: ha appena salvato il game del 3-2 da sotto 0-30.
 
La scena si ripete due giochi più in là. Come contro Tsitsipas, Wawrinka chiede che il pubblico, a Parigi molto pro-Federer, stia un po' più dalla sua. La partita cambia. Federer ha bisogno di alzare al limite il margine di rischio per vincere il punto, Wawrinka squaderna la forza che non dipende solo dalla struttura muscolare del busto. 

Al secondo break di Wawrinka su due occasioni (4-3), segue il primo di Federer: Stan aveva tenuto il servizio nei primi sei game in cui aveva concesso palle break. L'autonomia fisica, la resistenza atletica, è per motivi diversi un fattore che li avvicina. 

La precarietà non induce alla prudenza, anzi moltiplica il rischio. Federer va due volte a un punto dal terzo set, Wawrinka, che si spinge avanti anche con un bagaglio leggero, vede, rilancia e si salva. Federer non viene tanto a rete, 25 discese in due ore e mezza. Wawrinka accorcia il campo di più, per quanto dopo la maratona con Tsitsipas una partita "start and stop", scatti e frenate, possa diventare ancor più dispendiosa.

Federer ripesca dalle pagine meno sfogliate del manuale del suo tennis il back basso di rovescio stretto che costringe l'avversario a venire avanti ma senza grandi possibilità di finalizzare l'attacco. Nella parte finale del tiebreak del terzo, si fida anche di un'altra strategia meno usuale, di un servizio più lento, più lavorato. 

Salito due set a uno, risponde ancor più profondo e più vicino al campo. Wawrinka non devia dal piano, piazza sulla 'T' l'80% delle 'prime' da destra. Si oscura la vallata, come recitava un vecchio carosello. Il cielo si appesantisce, gravido di pioggia. Federer prima estrae un paio di passanti tutto fermezza di polso, poi si accorda con Wawrinka per una sospensione preventiva, prima ancora che scenda il temporale.

Dopo un'ora di pausa, Federer riparte con la ferocia di Lewis Hamilton dopo la safety car. Suo il break che decide set e partita. Serve per chiudere e diventa ancora più aggressivo. Fa 'serve and volley' sulla seconda, disegna una palla corta col taglio indietro difficile anche solo da pensare. Commette i suoi primi doppi falli della partita, il secondo sul match point, ma al terzo il campo è aperto, la volée è facile. E sarà di nuovo Federer-Nadal. Il tempo può anche tornare indietro.