-
Campioni internazionali

Ma guarda come gioca "Jo"…

La terra non l’aveva mai frequentata molto, ritenendola - a torto - inadatta al suo gioco. Improvvisamente in questo 2019 è scoppiata la passione della Konta per il “rosso” e la britannica, che nel main draw di Parigi non aveva mai vinto un match, si ritrova addirittura in semifinale, contro la 19enne Vondrousova. E vista la lezione impartita alla Stephens non è detto che Johanna non possa guardare ancora più lontano

di Tiziana Tricarico | 04 giugno 2019

CHE ISPIRAZIONE... - Il 4 giugno di 31 anni fa Steffi Graf vinceva il suo secondo trofeo al Roland Garros “asfaltando” 60 60 la povera Natasha Zvereva. Chissà che non sia servito da ispirazione a Johanna Konta, da sempre fan dichiarata della fuoriclasse tedesca. Sta di fatto che nei quarti di Parigi la britannica, numero 26 Wta e 26esima testa di serie, ha letteralmente spazzato via Sloane Stephens, l’americana numero 7 del ranking e del seeding, finalista dodici mesi fa (quando per un set e mezzo aveva dominato la Halep prima di lasciarle strada): 61 64 lo score, in un’ora e dieci minuti di partita a senso unico ancor più di quanto non dica il punteggio.

1ª BRITANNICA IN SEMI DOPO 36 ANNI - “E’ stata una grandissima emozione giocare sul ‘Philippe Chatrier’? Il mio miglior match di sempre? Non lo so” - ha commentato a caldo la prima britannica in semifinale al Roland Garros da 36 anni a questa parte (Jo Durie nel 1983), sfoderando un immenso sorriso -. “Diciamo che sono stata molto concentrata perché c’era parecchio vento e perché di fronte avevo una grande avversaria. Sì, ho disputato proprio una bella partita”. Per Johanna si tratta della terza semifinale Slam in carriera dopo quelle raggiunte a Melbourne nel 2016 (fermata dalla Kerber, poi vincitrice del torneo) e a Wimbledon nel 2017 (stoppata da Venus). Giovedì affronterà la ceca Marketa Vondrousova, 19 anni, numero 38 del ranking mondiale che ha sconfitto per 76(1) 75, in due ore esatte di gioco, la croata Petra Martic, numero 31 Wta e 31esima del seeding, in una sfida tra debuttanti assolute a livello quarti Slam. Uno pari il bilancio dei precedenti: la ceca si è imposta in due set al secondo turno sul cemento di Indian Wells a marzo 2018, la britannica si è presa la rivincita in tre set nei quarti sulla terra di Roma meno di tre settimane fa.

Match a senso unico

Un primo gioco durato otto minuti e 14 punti nel quale la Konta aveva anche dovuto salvare una palla-break faceva presagire tutt’altra partita. Perché se è vero che Johanna aveva battuto Sloane in entrambi i precedenti, è altrettanto vero che nell’ultima sfida, giocata al secondo turno sulla terra del Foro Italico le due avevano lottato per oltre due ore e mezza. Invece stavolta è andata in maniera assai diversa. Di palle-break la britannica non ne ha concesse più e di contro ha strappato il servizio alla Stephens alla 26enne di Plantation per tre volte di fila a cavallo tra il primo ed il secondo set. Ed il punteggio è stato anche benevolo nei confronti dell’americana: basti pensare che il primo - ed unico - punto che Sloane ha ottenuto sul servizio della britannica nel secondo parziale è arrivato nel decimo gioco, su un doppio fallo di Johanna, che ha poi chiuso il discorso al secondo match-point su un lungo linea leggermente largo della Stephens. Semplicemente una partita perfetta.

Terra rosso fuoco

In cinque partecipazioni precedenti al Roland Garros la Konta non aveva mai vinto un match di main draw. Quest’anno in cinque partite all’ombra della Tour Eiffel ha perso un solo set, al secondo turno contro la wild card statunitense Lauren Davis (n.111 Wta): per il resto se l’è cavata sempre restando abbondantemente entro l’ora e mezza di gioco. In questo 2019 Johanna ha vinto 15 match dei 18 disputati sul “rosso”, lei che fino a quest’anno in carriera sulla terra aveva un record di 7 vittorie contro 15 sconfitte…. Poco più di cinque settimane fa, prima dell’inizio della stagione sul “rosso” Johanna era scesa al numero 47: grazie alla semifinale nel Major francese è già sicura di risalire almeno al numero 17, lei che vanta un best ranking di valore assoluto, numero 4, datato 17 luglio 2017.

Un tennis diverso

Una voce fuori dal coro quella di Johanna, che gioca un tennis diverso e parecchio divertente. Il suo problema è sempre stato quello della tenuta mentale, rientrando nella categoria di quelle portate a pensare un po’ troppo anche in campo (del resto sa fare tante cose), che nel tennis moderno può non essere un vantaggio. Nata a Sydney da genitori ungheresi, ha iniziato a giocare a tennis a otto anni frequentando i campi vicino a scuola e mostrando subito ottime doti, lei che è molto brava anche in atletica. Ed è cresciuta nel mito di Steffi Graf. Dopo un periodo trascorso in Spagna, dal 2006 vive ad Easbourne (è diventata cittadina britannica nel 2012 - poiché possiede più di un passaporto, dice di sentirsi un po' una Jason Bourne al femminile!), nell’ottobre del 2016 ha fatto il suo ingresso in top ten - forte anche di una semifinale Slam conquistata agli Australian Open e del primo trofeo Wta vinto a Stanford - diventando la quarta britannica a riuscire nell'impresa dopo Virginia Wade, Sue Barker, Jo Durie e ... 32 anni di digiuno. Un mese dopo Johanna ha dovuta affrontare un duro colpo: la scomparsa di Juan Coto - dal 2014 nel suo team come mental coach - al quale la britannica ha sempre riconosciuto grandi meriti per i risultati ottenuti.

Una nuova scoperta

“Jo” ha vinto il suo primo titolo nel circuito ITF a maggio del 2008 a Mostar, superando in finale l'austriaca Janina Toljan. Ha giocato per la prima volta in un main draw Wta - dopo aver superato le qualificazioni - a Copenaghen nel 2011, perdendo al primo turno da Lucie Safarova. 
Ha partecipato per la prima volta ad un torneo dello Slam grazie alla wild-card ottenuta a Wimbledon nel 2012 dove fu sconfitta al primo turno per 10-8 al terzo da Christina McHale. Proprio sui prati londinesi nel 2017 è diventata la prima britannica a raggiungere le semifinali dai tempi di Virginia Wade (1978) prima di lasciare strada all’intramontabile Venus Williams. 
Raggiunto il numero 4 del ranking (best) Johanna a fine stagione decise di cambiare per puntare a vincere uno Slam, licenziando il coach Wim Fissette, passando a Michael Joyce (un 2018 assolutamente da dimenticare) ed “accasandosi” infine con il francese Dimitri Zavialoff, ex-coach di Stan Wawrinka, che finalmente le ha fatto capire che usando gli angoli può esprimere un tennis brillante anche sul “rosso”. A Rabat ha fatto le prove generali arrivando in finale (stoppata in finale da un’altra protagonista degli Internazionali, Maria Sakkari), a Roma ha raggiunto di nuovo l’ultimo atto, e su un palcoscenico ben più prestigioso, arrendendosi a Karolina Pliskova: ora è in semifinale a Parigi, e non è detto che sia finita qui.