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Campioni internazionali

Il vecchio Delpo o il nuovo Khachanov?

Una sfida tra giganti quella che va in scena oggi pomeriggio negli ottavi del Roland Garros: di fronte Juan Martin Del Potro e Karen Khachanov che della potenza hanno fatto il loro simbolo

di Vincenzo Martucci | 03 giugno 2019

Del Potro-Khachanov: il gigante vecchio o quello nuovo? La Parigi romantica sarà argentina, anche se quella rivoluzionaria ha sempre amato i figli di Russia. Il Roland Garros giacobino si schiererà per il campione sfortunato e spelacchiato, il 30enne Juan Martin del Potro, il fenomeno di un match secco, collezionista di scalpi doc, che sembra fatto apposta per gli Slam dove ha un giorno di riposo per recuperare il fiato e rimarginare le troppe ferite. Peraltro favorito dall’esperienza e dal copione che vuole sempre vittorioso, anche nettamente, il più forte fra due giocatori di caratteristiche simili, e quindi avanti 3-0 nei testa a testa, tutti dell’anno scorso, tutti sul cemento. Il Roland Garros giovane strizzerà l’occhio al 23enne Karen Khachanov, “Djan” per parenti e amici. Che avrà un alleato forse decisivo nel cielo, nella pioggia, nelle condizioni umide e pesanti della terra rossa più importante del tennis, e nella storia. Perché il ragazzone di Mosca, a novembre, ha firmato il primo Masters 1000 proprio a Parigi, al torneo indoor di Bercy, imbavagliando il mostro Djokovic e, dopo un bel po’ di problemi per tenere il ritmo da “top-ten” come gli altri NextGen di prima classe, Zverev e Tsitsipas, chiede ancora a Parigi di dargli la spintarella giusta per poi esaltarsi nella seconda parte della stagione. E’ arrivato a Porte d’Auteuil col triste bilancio stagionale di 10 vittorie e 12 sconfitte e, finora non ha tremato, lasciando un solo set per strada. E ha quindi migliorato il record del quarto turno al Roland Garros degli ultimi due anni.

Highlander...argentino

Juan Martin Del Potro, il tennista che visse quattro volte, quante sono state le operazioni chirurgiche che ha subito, con relativo stop, recupero e risalita in classifica, non ha mai bisogno di motivazioni. E’ un esempio di agonista perfetto, come il suo amico Rafa Nadal. L’argentino tanto amato dalla gente difende con le unghie e coi denti i punti Atp della semifinale di Parigi di dodici mesi fa per rimanere agganciato al numero 11 del mondo, ma ha già sperperato un bel po’ di energie per rimontare due volte il soldatino giapponese Nishioka. Quanta benzina avrà ancora per sparare a mille il micidiale dritto?

"Il tennis sulla terra è come gli scacchi"

Forse la domanda vera è: quanta grinta agonistica e quanta aggressività sfodererà Khachanov per spostare, pressare, asfissiare Delpo e non dargli il tempo di manovrare la micidiale artiglieria da fondo campo? Qualcuno dice che Karen è “troppo russo”, e quindi un po’ pigro, non così tanto ambizioso e devoto all’allenamento e alla vita monastica dei professionisti della racchetta. Fors’anche perché nasce ricco, con zio Alexander Zavonts, milionario che l’ha molto sostenuto nei primi passi tennistici. L’interessato spiega: “Non cerco scuse, ma ho cambiato racchetta per cercare qualcosa di meglio, ho sbagliato, non era il caso proprio all’indomani della migliore stagione nella mia carriera, e a metà marzo, a Indian Wells, sono tornato al vecchio attrezzo”. La terra, dov’è cresciuto, a Barcellona insieme a coach Galo Blanco, non gli ha sorriso, con appena tre successi e cinque sconfitte, complice la cattiva gestione delle avversità meteo e della sospensione del match con Verdasco. Ma il ragazzo che tanto ha giocato a scacchi ha le idee chiarissime: “Il Roland Garros è il mio Slam preferito, amo il gioco sulla terra perché posso sviluppare i colpi, si pensa molto di più che sui campi veloci. E’ un po’ come gli scacchi, che è stato il mio hobby principale, si pensa, si stabilisce la strategia e poi si colpisce decisi”. Come dice la percentuale di vittorie nelle finali Sto: 4 su 4. Da Chengdu 2016 a Marisglia, Mosca e Parigi Bercy 2018. “E’ una bella statistica, ci ho pensato prima della finale di novembre contro Djokovic, e mi ha aiutato nell’approccio del match dandomi fiducia contro un giocatore come lui. Evidentemente potevo battere chiunque”.

E' Delpo l'idolo di Djan

Il suo idolo non è il connazionale Marat Safin, ex numero 1 del mondo e due volte re Slam: “E’ un onore ma il nostro tennis è molto diverso”. Il suo idolo è proprio Juan Martin Del Potro, come lui molto più forte nella parte destra e col servizio, alto ugualmente 1.98, che vede come il personaggio cinematografico preferito, Il Gladiatore. Può batterlo proprio in uno Slam? Può aggiungere un altro scalpo importante alla collezione, dopo aver stoppato il numero 1 dopo 22 vittorie consecutive? Delpo gioca appena il secondo torneo della stagione, il secondo sulla terra dopo aver mancato due match point contro Djokovic nei quarti di Roma. Già, curioso: anche l’argentino come il russo ha dato a Nole qualche dispiacere, battendolo nelle semifinali di Davis 2011 a Belgrado, nella finale olimpica per il bronzo di Londra 2012 e ancora alle Olimpiadi, a Rio 2016.
Insomma, chi la spunta fra il vecchio Delpo o il nuovo Khachanov?