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Campioni internazionali

Federer, il "super giovane" aspetta Wawrinka

E' il terzo giocatore più anziano a raggiungere i quarti al Roland Garros. Ci arriva senza perdere un set, come non gli succedeva dal 2011. Parigi è ai suoi piedi: nel terzo set ha applaudito Mayer solo perché voleva vederlo giocare un po' più a lungo

di Alessandro Mastroluca | 02 giugno 2019

Giocare contro Roger Federer può essere un'esperienza scoraggiante. Niente di nuovo, certo. In questo Roland Garros, però, l'evidenza è ancor più netta. Perché è maggiore il senso dell'attesa, è più intensa la meraviglia per il ritorno. Quando hai aspettato e desiderato qualcosa tanto a lungo, poi, vorresti che durasse il più possibile. Federer, invece, non ha energie da sprecare o tempo da regalare. Torna ai quarti senza perdere un set, come al Roland Garros non gli capitava dal 2011. Lascia otto game a Leonardo Mayer, costretto ad accontentarsi di applausi amari alla fine del terzo set. Sono per lui ma in fondo non diretti a lui. Speravano solo che rimanesse in campo un po' di più per poter ammirare Federer più a lungo.

 

"Ho giocato bene, ho servito bene nonostante il vento" ha detto lo svizzero in conferenza stampa. A dieci anni e un giorno dalla rimonta contro Tommy Haas al Roland Garros del 2009, Federer aspetta l'amico Stan Wawrinka o Stefanos Tsitsipas, il nuovo che avanza. "I giovani arriveranno e con nuovi grandi colpi" ha detto. "Io non credo di giocare in modo così diverso dalla generazione precedente. Non è facile reinventare la ruota. Forse io, Rafa, Novak abbiamo qualcosa di speciale e molti dei nostri tifosi sentiranno come un vuoto quando avremo smesso di giocare. Ma credo che ci vorranno solo pochi anni per trovare qualcun altro di cui innamorarsi. Perché se ami il tennis, lo ami per il gioco, per come ti fa sentire, e non solo per un giocatore".

Ci sono trenta gradi all'ombra sul Centrale di Parigi. Si alza il vento, Federer costruisce vantaggio competitivo col kick alto contro il rovescio di Mayer e il dritto in topspin da sinistra che rimbalza alto e allontana l'argentino. Mayer fatica a incontrare la palla davanti, soprattutto in risposta, e le aperture ampie non lo aiutano. Non entra mai in partita, di fatto accetta senza ribellarsi il suo ruolo di atteso comprimario e non disturba più di tanto il manovratore. Federer, che vince l'81% di punti con la prima e il 69% con la seconda, chiude con 19 punti a rete e altrettanti gratuiti contro 29 vincenti, centra il 54mo quarto di finale in uno Slam.

 

E' il terzo più anziano che nell'era Open si sia mai spinto così avanti al Roland Garros. Il record è del quarantenne Pancho Gonzalez nel 1968, l'anno della rivoluzione Open: era stato proprio lui, il bello e dannato del tennis, il primo professionista battuto da un dilettante a Bournemouth, il primo torneo aperto a tutti. Nel 1971, a 39 anni, tornò nei quarti Istvan Gulyas, finalista nel 1966 a Parigi, quindici volte campione nazionale ungherese: avrebbe perso dalla testa di serie numero 5, lo jugoslavo Zeljko Franulovic.

 

Ogni tanto, ha detto all'Equipe Magazine, sogna ancora di essere un calciatore, come quando era piccolo, di trovarsi con i giocatori del Basilea, quelli che conosce e che incrocia quando esce nelle rare serate in cui si concede riposo e recupero a casa, dentro uno stadio pieno per affrontare le grandi d'Europa. “Ho capito più tardi di altri quel che serviva per diventare un campione. Per questo adesso continuo a dare tutto per i miei sogni, per vincere gli Slam, per diventare numero 1 del mondo. Penso di poterci ancora riuscire, e comunque non avrò rimpianti”.

 

Al 76mo Slam, primo tennista uomo o donna ad aver superato le 400 partite nei major, guarda al secondo titolo al Roland Garros dopo il trionfo di dieci anni fa che sancì il Career Grand Slam. Nessuno però ha mai rivinto uno stesso major a così tanti anni di distanza. Federer, che potrebbe diventare il terzo uomo nella storia a conquistare ogni Slam almeno due volte dopo Roy Emerson e Rod Laver, e il primo con cinque titoli Slam dopo i trent'anni, è diventato, scrive L'Equipe, “l'incarnazione planetaria del suo sport, come Muhammad Ali, Jack Nicklaus, Zinédine Zidane, Michael Jordan e Usain Bolt”.

 

Non cambia abitudini, Federer, protetto da un clan familiare con Mirka vertice operativo. Racconta di non sentirsi tanto diverso da quando era giovane, nonostante un giro d'affari da venti milioni di dollari l'anno. “Sono sempre molto aperto, parlo facilmente con le persone. Non cerco mai di nascondermi” dice.

 

In questa sospensione temporale, in questo suo essere evergreen pur non restando mai del tutto uguale a se stesso, passa il segreto del suo successo. Perché assorbe il tempo che passa con una naturalezza che tanti ammirano, e che più di qualcuno gli invidia. Perché interpreta, ancor più in questi ultimi anni di carriera, l'importanza di essere onestamente se stessi con la leggerezza di chi non ha più il timore del giudizio e può mettere in secondo piano l'analisi delle conseguenze. Col passare del tempo, spiega in conferenza stampa, "ti accorgi che per continuare a vincere devi adattarti un po', col servizio, con la tecnologia, con le corde, con il piatto corde. Ti accorgi che devi cercare di colpire un po' prima o un po' più tardi. In ogni caso, devi sempre avere un piano dietro ogni evoluzione. Il tennis è bello per questo, non annoia mai. Ogni giorno affronti avversari diversi, ti crea problemi diversi. E' una grande motivazione per me. Certo, è facile restare motivati se giochi sul Centrale con tutta la gente a fare il tifo. Magari se giochi sul campo 23 con ombre assurde e nessuno a vederti è più difficile. La cosa importante, per me, è che continuo ad essere felice quando mi alleno, dove non c'è nessuno".

 

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La terra rossa gli restituisce anche un tempo di gioco più rilassato per dipingere col rovescio slice, per esplorare geometrie che lasciano Mayer, come gli avversari prima di lui, senza una risposta e con tante domande. “Gioco come un vecchio” ha scherzato alla vigilia del torneo, “ma con un pizzico di modernità e un amore sempre nuovo per lo slice”. La ricetta di un campione. Con questi ingredienti, e una mano sensibile, il successo è garantito.