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Campioni internazionali

"Revenant" Wawrinka, 500 vittorie e non sentirle

Lo svizzero ha sconfitto Dimitrov, troppo leggero alla prova del rosso. Ora affronta un altro degli eredi di Roger Federer, Stefanos Tsitsipas, che ha messo il carattere al servizio dell'estetica. Sarà una sfida di rovesci a una mano, il parametro per misurare la seconda carriera di Stan the Man e i desideri del greco

di Alessandro Mastroluca | 02 giugno 2019

Cinquecento vittorie in carriera posson bastare. Bastano a marcare una distanza, a scandire una presenza, indicare una (ri)partenza. Stan Wawrinka in versione orologiaio ridefinisce i canoni dello scorrere del tempo in un'epoca di transizione. Batte l'amico Grigor Dimitrov, che aveva festeggiato al secondo turno le 300 vittorie nel circuito maggiore, aspetta Stefanos Tsitsipas. Il bulgaro, un tempo il nuovo che avanzava, ha assecondato l'onda dell'affinità con Roger Federer fino a farsene travolgere. E il naufragare non è stato dolce. Tsitsipas, che a Federer ha sempre guardato come a un modello, l'associazione la cavalca con la convinzione di un tennis vintage senza essere demodé, di un'eleganza che sa diventare anche sostanza. Vince bello e vince "ugly", chiedere a Filip Krajinovic che l'ha quasi portato al quinto set al terzo turno.

Seconda carriera

Davanti a uno stadio strapieno, nella conclusione del match contro Dimitrov iniziato il giorno prima con i fischi dei tifosi rimasti fuori dopo lo spostamento dal Suzanne Lenglen, Wawrinka ha offerto un colpo dei suoi, un rovescio vincente da lontanissimo, come un'accelerata prima dell'ultima curva e scivolare dritto verso il traguardo. Un marchio di fabbrica da cui iniziare a costruire una posizione di vantaggio competitivo contro il greco, che sta lavorando per accorciare la preparazione proprio dal lato del rovescio quando viene attaccato. Su una palla al corpo, anche in uscita dal servizio, Tsitsipas compensa col polso l'ampiezza del movimento per restare sopra la palla, riesce a non perdere campo e accetta il rischio di giocare un colpo più centrale. Nel gioco territoriale, per quanto possa apparire contro-intuitivo, perdere campo potrebbe costare meno a Wawrinka, che ha più soluzioni per dettare i tempi e generare profondità, velocità anche da dietro.

 

"Mi sento come se stessi vivendo una seconda carriera" ha detto al sito dell'ATP, "due anni fa non sapevo nemmeno se sarei riuscito a tornare su un campo da tennis. Le settimane con le stampelle sono lunghe da passare. La competizione mi è mancata, come i tifosi".

 

Il valore dell'empatia

Ex numero 3 del mondo, tre volte campione Slam con tre vittorie sul numero 1 in carica in finale, Stan the Man si misurerà con un avversario che conserva più angoli che curve nella memoria. Un avversario diverso da come sembra, ha detto Wawrinka. “Mi sono allenato con lui e la sua palla è più pesante di quel che appare guardandolo in tv” ha spiegato.

 

In campo, Tsitsipas cerca di comunicare serietà e concentrazione. “Il tennis è una cosa seria, è quello che faccio per vivere, perciò quando gioco cerco di non essere troppo emotivo, di non ferire i sentimenti di nessuno. Penso che bisogna essere duri per ottenere il massimo. Ma se dovessi descrivermi, direi che sono una persona creativa e ottimista”.

 

Due mondi, due nature che si sommano, come la terra e l'acqua: due elementi che “sono sempre stati così come sono”, recita un antico proverbio greco postato da Tsitsipas su Twitter. Ostentazione di una diversità, forse, forme fluide di autenticità. In modo più immediato, Wawrinka restituisce l'essenza della normalità che serve per compiere le imprese eccezionali. Ha fatto notizia la naturalezza con cui ha liberato un bambino dalla calca di tifosi che si addossavano alle transenne per strappare un autografo o un souvenir allo svizzero dopo il successo su Christian Garin al primo turno. L'ha sollevato, gli ha dato uno dei suoi asciugamani, l'ha aiutato a ritrovare il padre. Un gesto normale, che rileva per il contesto, perché rappresenta una non meditata risposta alla rarefazione dell'empatia.

 

C'è, nel suo prendere in braccio il bambino un po' impaurito, lo specchio di un modo di interpretare il ruolo di campione che si trasferisce nelle battaglie per il futuro del gioco. "I miei genitori mi hanno insegnato a lottare con passione, impegno, determinazione e siprattutto con integrità e onestà. Mi hanno sempre insegnato a battermi per quello in cui credo, e credo che tutti nel tennis dovrebbero sposare questi valori" ha scritto in una lettera aperta al Times. "Il tennis è uno sport egoistico e chiaramente siamo tutti concentrati sui nostri interessi individuali: questo complica la gestione del circuito". Le questioni morali, ha aggiunto, "non sono certo limitate al tennis, basta aprire un giornale per rendersene conto. Ma proprio per questo è ancora più importante che chiunque abbia un ruolo pubblico diventi un esempio di valori positivi: onestà, fiducia, amicizia. Abbiamo una responsabilità: essere il meglio che possiamo".

 

Elogio del rovescio a una mano

Una responsabilità che Tsitsipas ha abbracciato da presupposti e contesti diversi. Più spigoloso, dice chi lo conosce bene, più difficile da afferrare, a suo agio più nel suo mondo come diceva suo padre nell'indicare le ragioni della sua attenzione verso la fotografia e il montaggio video. Una forma di espressione artistica che è altruistica solo nel suo risultato, ma rimane ego-centrica nel suo farsi, in maniera non troppo dissimile dalla scrittura.

 

C'è anche in Tsitsipas, più giovane giocatore agli ottavi del Roland Garros dal 2009 e primo greco così avanti a Parigi dal 1936, un desiderio, un'esigenza di auto-espressione. C'è un'abitudine, un'attitudine al pensiero creativo, una concessione al temperamento artistico che si estrinseca nel look stile giovane Borg, in un'estetica ricercata, nell'armonia del rovescio a una mano. Un colpo, ha detto Wawrinka in conferenza stampa a Parigi, destinato a non scomparire. “Ci saranno sempre giocatori col rovescio a una mano” ha detto lo svizzero. “Certo, adesso il rovescio bimane è dominante, ma c'è sempre stato chi l'ha giocato bene a una mano e ha ottenuto buoni risultati. E sarà ancora così”.

Mi sono allenato con Tsitsipas. La sua palla è più pesante di quel che sembra guardandolo in tv
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La forma e la sostanza

Non si vive di soli ricordi, però, né di sole fortune raccontate. La carriera di un campione, inevitabilmente a tempo, cova momenti di gloria e ombre intermittenti, incerti movimenti e parole precise. Wawrinka non è più il vincitore con i pantaloncini a quadri più discussi della storia del gioco, passati grazie al successo in finale su Djokovic dalla natura di bizzarria eccentrica allo status di bellezza un po' fuori dai canoni. La forma, in qualunque declinazione la si guardi, si accompagna alla sostanza. “Mi sento ancora in fiducia, mentalmente sono al 100% anche se fisicamente mi devo gestire diversamente. Non puoi giocare troppo, devi dare al tuo fisico il tempo di recuperare”.

 

Sulla forma si strutturano le leggi dell'attrazione. L'eleganza del gesto ha allargato l'interesse e aumentato le aspettative verso Tsitsipas, numero 1 junior che solo tre anni fa giocava i quarti del Roland Garros under 18 e oggi, a 20 anni e 301 giorni, potrebbe diventare il più giovane campione Slam dai tempi del primo trionfo di Novak Djokovic all'Australian Open nel 2008. Ma la forma non basta sulla terra rossa, dove la pazienza acuisce l'intelligenza e moltiplica la resa.

 

Non sarebbe bastata a Tsitsipas per venir fuori da un primo turno sorprendentemente complesso contro il boliviano Hugo Dellien o per arginare il tentativo di rimonta di Krajinovic. Non sarebbe bastata a Wawrinka per imprimere un cambiamento di tempo, di passo, di presenza, contro Grigor Dimitrov, che ripenserà ai quattro set point mancati nel terzo tiebreak. Sulla terra battuta, Wawrinka ha completato 176 delle sue 500 vittorie. Ha vinto due match su tre sul rosso. Scivolare gli è sempre piaciuto, ha detto, perché aiuta ad alimentare la potenza dei colpi.

 

E' l'atout del "revenant" Wawrinka alla prova del tempo. Tsitsipas misurerà anche la forza del suo ritorno.