-
Campioni internazionali

Roger e i 400 colpi... di genio

Lo svizzero diventa il primo a giocare 400 partite in singolare negli Slam. Supera in tre set Casper Ruud e raggiunge gli ottavi per la 14ma volta al Roland Garros: un record. La Norvegia è la 58ma nazione con almeno un giocatore battuto dallo svizzero nel circuito ATP

di Alessandro Mastroluca | 02 giugno 2019

Una storia di padri e figli, di stili e di consigli. Nel suo singolare numero 400 in uno Slam, un traguardo mai toccato prima da nessuno, uomo o donna, Roger Federer non ha bisogno di elevare il suo tennis a livelli di insostenibile leggerezza per essere il primo a raggiungere gli ottavi per la quattordicesima volta al Roland Garros. Nonostante i 36 gratuiti e la frequenza crescente di dritti in rete nel terzo set, preludio di qualche accenno di dubbio, batte Casper Ruud 63 61 76. Diventa così il più anziano al quarto turno a Parigi dopo Nicola Pietrangeli nel 1972, e in uno Slam dai tempi di Jimmy Connors, che rimontò Aaron Krickstein negli ottavi allo Us Open del 1991 mentre il pubblico intonava Happy birthday per il suo 39mo compleanno.

Sul Suzanne Lenglen, il campo in cui ancora riecheggiano l'eleganza leggiadra e la competitiva fierezza della Divina, Federer si limita al controllo e alla verticalizzazione rapida per i primi due set. Ruud, che in tv ha visto almeno un centinaio di partite dello svizzero, fa il suo, prova a tener vivi gli scambi. E soprattutto nel terzo set ci riesce eccome, anche se l'ace di seconda che lo spiazza nel game del 6-6 certifica la distanza tra la costanza dell'impegno e l'improvvisa apparizione della magia.

Federer, ha scherzato un po', ricorda meglio il padre Christian che al Roland Garros 1999 raggiungeva per la seconda volta il terzo turno di uno Slam. Federer in quel torneo ha debuttato in un major, battuto senza sfigurare da Pat Rafter. Si sono sfiorati nel 2001. Al primo turno Ruud infatti si ritira contro l'armeno Sargis Sargsian, poi sconfitto 9-7 al quinto da Federer dopo essere stato avanti di due set. Con Ruud junior, salgono a 58 le nazioni con almeno un giocatore battuto da “monsieur Rodgeur Federèr” nel circuito ATP.

 

Christian, primo norvegese in una finale ATP, era “un buon giocatore da terra rossa, con un dritto solido, un rovescio a due mani, ma senza una gran mano” ha ricordato all'Equipe Arnaud Di Pasquale, che l'ha battuto quell'anno a Parigi sul Philippe Chatrier. Ora allena il figlio: volto affilato, capello corto e bandana, una certa somiglianza con il giovane Andrea Gaudenzi. “Ha guardato Federer dieci, quindici anni alla tv: è una gran bella emozione per lui poterlo affrontare” ha spiegato il padre. Ruud junior si è presentato in campo battagliero. Più completo del padre, con un servizio e un dritto più incisivi, si era detto convinto di avere qualche idea su come mettere Federer in difficoltà.

L'ispirazione gli arriva dallo studio in tv e dai consigli di Rafa Nadal, con cui ha avuto modo di allenarsi qualche volta da quando gode del sostegno dell'accademia del maiorchino e in particolare di uno dei coach che ci lavorano, Pedro Clar. “Se un membro di un'accademia creata per un giocatore che è stato numero 1 del mondo ti dà un consiglio” ha detto Christian Ruud, “lo ascolti di più. Se te lo dà un padre che al massimo è stato numero 39 del mondo, non fa lo stesso effetto”.

 

L'applicazione della teoria, però, si scontra con i 14 forzati nel primo set. E soprattutto con un Roger Federer che visibilmente si diverte su una superficie che gli consente anche il tempo per esplorare soluzioni e traiettorie meno usuali. Lavora sui dettagli, come nella definizione delle polo cioccolato e beige. “Onestamente credo che in certi casi con gli outfit si sia presa una strada sbagliata” ha confessato in un'intervista con il golfista Adam Scott, Scott, campione del Masters 2013, per Women's Wear Daily. “Vogliono farle sembrare troppo moderne, come disegni, come colori, grafiche. Io credo che la polo rimane molto iconica e penso che si debba lavorare su questo. È importante per me contribuire a ridisegnare le mie, lavorando sui dettagli”. Anche nel passaggio al nuovo sponsor, ha aggiunto, “ho cercato di elevare il livello stile e spero che questo avrà un effetto nelle prossime generazioni”.

Federer vince otto game di fila dal 3-3 del primo set al 6-3 5-0. Si diverte, mentre Ruud si affatica nel tarare la misura del dritto in risposta. Quando entra nello scambio, poi, la ricerca del colpo risolutivo appare non tanto un segno di temeraria propositività quando un presagio di insicurezza en travesti.

 

Il confronto tra il più anziano e il secondo più giovane dei qualificati al terzo turno attraversa un cambio di passo però all'inizio del terzo set. Federer si tranquillizza, allenta e perde il servizio. Peggiora l'efficacia della prima e via via il movimento verso destra. Tanti gli errori con il dritto in recupero, in corsa, soprattutto in lungolinea. Il pubblico comincia a sperare in un quarto set, vorrebbe vedere Federer in campo di più e si mette a parteggiare per il norvegese. È lucido, Ruud, che risponde da molto lontano, ancor più contro la seconda, poi accorcia col rovescio diagonale, palla piatta e movimento rapido. Federer invece incide meno di rovescio e si affanna quando il campo a destra gli si allarga. Recuperato il break di svantaggio, si aiuta col servizio sul 4-3 0-30 e sul 5-4. Non gioca un gran tiebreak, manca tre match point. La differenza però la fa il doppio fallo di Ruud sull'8 pari: la differenza tra un progetto e un campione sta in dettagli come questo.

 

Settimo sportivo più pagato al mondo, tra prize money e sponsor anche più di Steph Curry, la stella dei Golden State Warriors tornati in finale NBA, Federer ha la capacità “di toccare da solo più generazioni” ha detto Lionel Maltese, membro del comitato esecutivo della federazione francese, che ha spinto perché quest'anno debuttasse di domenica per riempire lo stadio. “Sul circuito da oltre vent'anni, è conosciuto dai giovani degli anni Duemila, dai ragazzini degli anni 2010 e forse lo sarà anche da chi si affaccerà a questo sport nel prossimo decennio”.

 

Tra Federer e i quarti c'è Leonardo Mayer, al primo ottavo al Roland Garros al decimo tentativo. L'argentino ha sconfitto 36 76 64 76 Nicolas Mahut, in lacrime dopo aver mancato il quarto turno per la diciassettesima volta a Parigi. Il francese ha già detto di volersi concentrarsi prioritariamente sul doppio dopo il Roland Garros, in prospettiva Tokyo 2020. Mayer ha vinto un set in tre precedenti: restano nella memoria soprattutto le sue lacrime di disappunto per i 5 match point mancati a Shanghai nel 2014. Perché c'è un tempo per seminare e un tempo per raccogliere, un tempo per la rabbia e un tempo per l'orgoglio. È la disciplina della terra. È il fascino del Roland Garros.