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Campioni internazionali

Un po’ Kournikova, un po’ Serena: che cocktail Amanda!

La 17enne figlia di genitori russi emigrati negli States sta bruciando le tappe. Dalle sue illustri connazionali Sharapova e Kournikova ha ereditato grinta, determinazione e l'atteggiamento in campo, ma il vero idolo è Serena. “Voglio diventare la numero 1 del mondo e vincere tutti gli Slam” proclama

di Vincenzo Martucci | 02 giugno 2019

L’aveva già fatto a gennaio sul cemento degli Australian Open, l’ha rifatto a maggio sulla terra del Roland Garros, per il secondo Slam consecutivo. Del resto, quando due tenniste con caratteristiche simili entrano in lotta di collisione, la più forte annulla l’altra. E, fra Amanda Anisimova e Aryna Sabalenka, la picchiatrice da fondo più forte è sicuramente la 17enne, come dicono i due punteggi: 63 62 a Melbourne, 64 62 a Parigi. Al di là delle differenze di classifica, numero 51 contro 11, e di esperienza/forza legate all’età, 17 anni contro 21.

Amanda è la stella annunciata, incrocio perfetto fra la trecciona bionda e il visino delicato di Anna Kournikova e la determinata potenza di Maria Saharapova. Nemmeno l’avessero clonata, con incorporata la visiera ben calcata sulla fronte, pugnetto alzato, gemiti e grandi fucilate da fondo. Come la sua storia, che è un mix fra le due pioniere della grande madre Russia nel ricco show business a stelle e strisce. Figlia di genitori russi emigrati in America per illuminare la strada tennistica della sorella maggiore, Maria, che è stata la sua musa ispiratrice, ma che ha deragliato sugli studi, Amanda è nata e cresciuta negli States, con papà Konstantin tuttora suo coach-ombra che le ha messo la prima racchetta da tennis in mano a due anni.

Passione per la terra rossa

Amanda ama la terra rossa: “Da junior l’ho frequentata tanto, anche in Sud America, e mi ci sento forte. Anzi, direi che è la mia superficie preferita”. Amanda ha avuto da subito legami significativi con Serena Williams. Intanto, è esplosa subito, come un uragano. Da junior, pur perdendo la finale del Trofeo Bonfiglio, a Milano, contro la russa doc, Elena Rybakina, e quella del Roland Garros under 18 (dopo ben 14 anni), perché poi firmava gli Us Open juniores. Anche lei, come Serena, non ha mai smesso di crescere e progredire, inarrestabile. A 16 anni, è esplosa sul circuito Wta, ha raggiunto la prima finale, a Hiroshima, dopo il passaggio nell’Oracle Challenger Series, e le semifinali a Indian Wells, più giovane al quarto turno dal 2005, castigatrice di Pauline Parmentier (primo scalpo Wta) e, soprattutto, Pavlyuchenkova e Kvitova, con un filotto di 14 partite e il premio della wild card a Miami. S’è arresa solo a un infortunio al piede, poi ha ripreso a correre: terzo turno a Cincinnati, numero 150 della classifica, più giovane tra le “top 200”, primo titolo sul circuito a Bogotà - a 17 mesi, 9 mesi e 21 giorni - da un set e un break sotto ed agganciando la minore delle sorellone Williams come più giovane vincitrice yankee sul circuito, dal 1999 a Indian Wells.

"Mamma Serena"

Serena è il totem, ma è anche sempre più vicina, “quasi amica”. Perché, tutt’e due, nella loro devastante superiorità agonistica, vanno e vengono di testa, di concentrazione, di intensità, ma quando è “in”, sono  devastanti, capaci di rovesciare qualsiasi situazione contro qualsiasi avversario, su qualsiasi superficie. A questo, bisogna aggiungere anche un’affinità elettiva, che Serena, umanamente ha appena affinato. Come Amanda ricorda volentieri: “A Miami ho avuto un match duro, molto lungo, ed ero davvero molto giù, negli spogliatoi. Serena è venuta da me e abbiamo chiacchierato un po’. E’ stato molto carino d parte sua, non lo dimenticherò mai”. Con Serena che le fa eco: “Era entrata negli spogliatoi dopo la sconfitta, era distrutta, da scena spezza cuore. Così, ho lasciato uscire anch’io le mie emozioni, come faccio con gli amici, e mi sono avvicinata per parlarle. Non molte lo fanno. Forse non sono stata molto professionale, ma c’entra anche il fatto che sono una madre. E mi sono sentita di farlo“.

Tutti pazzi per Amanda

Amanda di nome, dura di fatto, ha subito colpito tutti. Dallo storico coach americano, Nick Saviano: “La palla le esplode dalla racchetta”, all’ex ragazza-prodigio Kathy Rinaldi, oggi superbo tecnico della Usta, all’ex numero 1, Lindsay Davenport. Tutti ugualmente concordi nel tessere le lodi tecniche: “Ha mani dolci e colpo d’occhio da super, ha un gran forcing e potenza da fondo, ma ha sviluppato anche un bel gioco a rete”. Come attitudinali: “E’ molto seria nell’allenamento, s’è sempre impegnata molto per inseguire gli obiettivi”. E oggi, persino il “bad boy” Nick Kyrgios, che ha scambiato qualche palla con lei in allenamento a Indian Wells, si sbilancia. “E’ incredibilmente brava, mi ha ucciso”, ha twittato a futura memoria. Amanda, da parte sua, ci va pianino pianino, ora che è sotto i riflettori e vede due partite possibili davanti a sé, la veterana Begu e poi semmai la vincente di Alexandrova-Bolsova, fino ai possibili quarti contro la regina uscente, Simona Halep: “Prendo un match alla volta, anche se non avevo mai superato un turno al Roland Garros, perciò ovviamente questo successo è super speciale”. La promessa ufficiale di tanti anni fa rimane scolpita nel ricordo di tutti: “Voglio diventare la numero 1 del mondo e vincere tutti gli Slam”.