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Campioni internazionali

Azarenka ruggisce ma vince Osaka

Nella sfida più intrigante del secondo turno femminile al Roland Garros per quasi due ore Victoria fa fare il tergicristallo alla numero uno del mondo ma alla fine è Naomi ad andare avanti nel torneo. Chissà se la giapponese vincerà il suo terzo Slam di fila, ma quel che è certo è che Vika è tornata quella vera, finalmente

di Tiziana Tricarico | 31 maggio 2019

Sfida tra regine, quella in carica e quella di qualche anno fa. Confronto generazionale tra i 21anni della giapponese ed i 29 della bielorussa, tra la spensieratezza della nipponica che sembra vivere in una bolla e la consapevolezza della bielorussa trovatasi a dover combattere anche solo per poter giocare a tennis. Un mix perfetto di stati d’animo che ha prodotto 2 ore e 50 minuti di spettacolo entusiasmante, per la gioia degli spettatori del “Suzanne Lenglen”. E’ finita 46 75 63 per la campionessa di Osaka ma la mamma di Minsk ci ha creduto fino all’ultimo, come dimostra la palla-break che si è procurata nell’ultimo game per rientrare in partita. Non ce l’ha fatta Vika a riaprire il discorso, ma ha dimostrato a tutti, anche a sé stessa, di meritare un posto tra le migliori.

Un set di...riflessione

Naomi sembra aver deciso che in questo Roland Garros il primo set le serve per capire come…giocare gli altri due. Contro la Schmiedlova all’esordio lo ha perso per 6-0, contro Azarenka è andata sotto 4-0 prima di entrare in partita, ma troppo tardi per riuscire a recuperarlo. La giapponese è arrivata a Parigi come la giocatrice da battere, non tanto in virtù dei suoi risultati di questo 2019 sul “rosso” - semifinale a Stoccarda (dove non è nemmeno scesa in campo contro la Kontaveit), quarti a Madrid (stoppata dalla Bencic) e a Roma (forfait contro la Bertens) - quanto piuttosto perché è stata lei a portarsi a casa gli ultimi due trofei Slam, trionfando a New York e concedendo il bis a Melbourne, guarda caso sempre sul cemento. Ma proprio sulla terra del Roland Garros la tennista di Osaka si era messa in evidenza per la prima volta nel 2016 raggiungendo il terzo turno. Cosa che, dopo lo scorso anno, le è riuscita di nuovo. Ma se vorrà difendere lo scettro mondiale dall’assalto di Karolina Pliskova dovrà fare di meglio.

Fino all'ultimo punto

“Mi aspetto uno dei match più duri della stagione”, aveva detto la Osaka alla vigilia della sfida. E per due ore abbondanti la nipponica, che sfoggiava un elegante out-fit color lavanda chiaro, deve aver pensato di rivivere l’incubo dell’esordio contro un’altra valchiria bionda. Vika è partita fortissimo, si è presa due break di vantaggio, ne ha restituito uno sull’unica chance concessa nel set, ed ha incamerato in scioltezza il primo parziale. Nella seconda frazione, dopo aver salvato quattro palle-break (le prime tre consecutive), nel quinto gioco è riuscita ancora una volta a togliere la battuta alla numero uno del mondo allungando poi sul 4-2. A questo punto è arrivata la reazione della Osaka che, al termine di un ottavo game durato dieci minuti, ha riagguantato la sua avversaria e poi nel dodicesimo game, ancora molto combattuto, ha pareggiato il conto dei set. In avvio di frazione decisiva Naomi ha salvato tre palle-break ma poi è stata lei ha strappare il servizio per due volte di fila a Vika (quarto e sesto gioco) salendo 5-1: Azarenka ha provato ancora a rientrare, ha accorciato le distanze fino al 5-3, si è procurata una chance per recuperare anche il secondo break ma la Osaka si è aggiudicata gli ultimi tre punti archiviando la pratica su un errore in risposta della bielorussa. A referto per la giapponese 52 vincenti contro 43 gratuiti. Prossima avversaria per lei la ceca Katerina Siniakova, numero 42 Wta, che dopo una battaglia di tre ore e 10 minuti ha eliminato la greca Maria Sakkari, numero 29 del ranking.

Una sconfitta incoraggiante

Una sconfitta che brucia per Victoria, ma dalla quale c’è parecchio di buono da prendere. A cominciare dalla consapevolezza di potersela giocare con le migliori e di valere molto di più della attuale 44esima posizione del ranking. L’ex regina del tennis mondiale sembra finalmente aver ritrovato la serenità dopo i tanti problemi che ha dovuto affrontare legati soprattutto alla causa per l’affidamento del figlio Leo, nato il 20 dicembre del 2016, ma anche ad un grave problema di salute della madre. Così, dopo un inizio di stagione da dimenticare, compreso il pianto dirotto in conferenza stampa dopo il ko a Melbourne - lo Slam che Aarenka ha vinto per due volte di fila 2012 e 2013 -, sono arrivato la finale a Monterrey (la prima dopo tre anni: costretta al ritiro contro la Muguruza per un infortunio), i quarti a Stoccarda (ancora costretta ad un ritiro contro la Kontaveit) e a Roma (dove è stata l’unica ad impensierire la futura vincitrice Karolina Pliskova). A dimostrazione che coach Wim Fissette - che aveva già lavorato con la bielorussa fino a quando Vika non aveva scoperto di essere in dolce attesa - ha fatto bene a scommettere ancora su di lei.