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Campioni internazionali

Federer sull'Otte volante

Lo svizzero concede quattro palle break ma supera in tre set il tedesco che perde il servizio una volta per set. Otte lo considera un suo idolo come Mbappé, il bomber del Paris Saint-Germain e della nazionale francese, che il 20 volte campione Slam ha incontrato dopo il primo turno

di Alessandro Mastroluca | 29 maggio 2019

Le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi, quella maglietta rossa. In tanti avrebbero voluto essere lei, la bambina che è entrata sul Philippe Chatrier mano nella mano con Roger Federer, col suo cardigan color crema. Diversa l'atmosfera all'ingresso di Oscar Otte, chiamato a partecipare alla storia dall'altro lato della rete. “Sarei stupito se Federer conoscesse il mio nome” ammetteva alla vigilia il tedesco, sicuro comunque di mettersi in tasca 64 mila euro, più di quanto ha guadagnato dall'inizio della stagione.

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Quando lo speaker, alla fine del palleggio, scandisce il nome di “Rodgeur Federèr” con l'arrotata cadenza francese, si alzano le mani per gli applausi e gli smartphone per scattare le foto. Lo svizzero ha approfittato del giorno di riposo per incontrare un suo fan, che gli ha regalato anche la sua maglietta: un certo Kylian Mbappé, campione del mondo e capocannoniere della Ligue 1 con il Paris Saint-Germain. La foto immortala la consegna della divisa della nazionale. Non si sa se Federer gli abbia lasciato in cambio una delle sue racchette.

 

Anche Otte lo annovera tra i suoi modelli di riferimento. Il tedesco ha il merito di servire con buona sicurezza fino al 4-5. Non cerca di strafare, ma si vede che non è in campo solo per fare bella figura. La prima palla break che concede è il primo set point. Federer può limitarsi all'amministrazione controllata. Accelera solo quando il punteggio lo richiede, ma basta ad aumentare le ansie del tedesco, mai entrato tra i primi 100 del mondo, che perde il servizio una volta per set. Federer cancella come una perturbazione passeggera le due chances di controbreak che avrebbero potuto cambiare il finale dell'ultimo game del secondo set e procede con l'espressione concentrata di chi non ha intenzione di consumare più energie del necessario.

 

Otte, che ha incassato 317 mila dollari di prize money in carriera contro i 123 milioni di Federer, si era ripromesso di giocare sciolto, a tutto braccio, e di accorciare il più possibile gli scambi. “Ha un tennis vario, può accelerare sia di diritto sia di rovescio” spiegava alla vigilia il coach Peter Moraing. Nella varietà riesce a non fare troppa confusione, e non è scontato. Chiude comunque con 26 vincenti a 35, e con due gratuiti meno dello svizzero che concede e salva quattro palle break.

 

Nei punti decisivi, al tedesco non riesce lo stesso effetto sorpresa che l'aveva portato alla vittoria all'esordio sul tunisino Malek Jaziri, la seconda in otto anni nel circuito maggiore. A fine partita ha lanciato come d'abitudine l'asciugamano verso un bambino, apostrofa l'uomo che quasi glielo strappa di mano, poi gliene offre un secondo per calmare la sua delusione. L'episodio non è sfuggito sui social, commentato con un emoji di disappunto da Belinda Bencic verso il tifoso troppo ingordo.

 

Otte ha stupito anche in conferenza stampa, quando ha mostrato un'inattesa familiarità con Mark Benson, grande giocatore inglese di cricket, poi diventato arbitro prima di ritirarsi nel 2016. Come mai? Semplice, perché sua sorella sta per sposare il figlio di Benson. “Ci conosciamo da tanto tempo ormai” ha detto Otte, “so tutto della sua notevole carriera, ci teniamo sempre in contatto”. Ma alla mazza da cricket continua a preferire la racchetta.

 

Per un giocatore non abituato ai grandi scenari, non è facile mantenere la fedeltà al piano di gioco e la presenza scenica su un campo che disorienta. Ancor meno contro un avversario che mette soggezione, che vince tre punti su quattro con la prima e con la seconda. Se poi si chiama Roger Federer e gioca in casa ovunque, se per lui il pubblico accenna la 'ola' sul finale del terzo set, la missione diventa quasi impossibile. Un brusio di gioiosa aspettativa, con tanto di cori “Roger Roger”, scandisce l'attesa per l'ultimo punto. Chiude a modo suo, volée elegante e per lui routinaria per la quindicesima qualificazione al terzo turno del Roland Garros.

Le 31 discese a rete, quasi una ogni cinque punti giocati, raccontano di un Federer coerente nel suo disegno di brevità sul rosso, che si rispecchia nelle scelte al servizio: batte in maggioranza al centro, in alternativa si apre il campo cercando la riga laterale, ma evita praticamente sempre la prima al corpo. Frequente, invece, il ricorso al back di rovescio: rallenta per poi accelerare, per mantenere soprattutto il controllo delle direzioni e del ritmo dello scambio.

 

Matura così la sua 220ma vittoria sulla terra battuta, la 67ma al Roland Garros. Solo Nadal ha più successi alla Porte d'Auteuil. Tra Federer e la seconda settimana del torneo c'è Casper Ruud, norvegese solido che contro Matteo Berrettini ha giocato una delle sue partite migliori. Vent'anni fa, quando Federer debuttò al Roland Garros contro Pat Rafter, in tabellone c'era suo padre Christian che lo allena. Nel 1995, Christian giocò la finale a Bastad. Sarebbe restata l'ultima per un norvegese fino allo scorso aprile, alla sconfitta di Casper a Houston contro il cileno Christian Garin.

Il padre gli ha messo una racchettina in mano già a un anno. Gli ha fatto provare anche il calcio e gli sport di squadra, però. A undici anni, Casper ha deciso che avrebbe preferito continuare col tennis e ha voluto suo padre con lui. Semifinalista a Rio de Janeiro a 17 anni nel 2017, per un anno e mezzo ha continuato a spingere per entrare tra i primi 100 del mondo. Per quest'ultimo step, ha deciso di fare base con la famiglia, dallo scorso agosto, all'accademia di Rafa Nadal a Mallorca. “E' più difficile entrare in top 100 all'inizio che restarci dopo” gli hanno detto Jaume Munar e gli spagnoli presenti. Ora che è salito al numero 63, con la possibilità di progredire ancora grazie al terzo turno di Parigi, Ruud ammetterà che non avevano tutti i torti.

 

“Non è facile rimanere motivati e concentrati ogni singola settimana” diceva al sito dell'ATP durante gli Internazionali BNL d'Italia. Chiedere per credere a Roger Federer.