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Campioni internazionali

Djokovic, efficace è bello

Lo spagnolo domina il tedesco Hanfmann nel primo capitolo della rincorsa al 12mo Roland Garros. Il serbo neutralizza il polacco Hurkacz: è a sei vittorie dal "Nole Slam". Due vittorie di routine. Il divario in finale a Roma è un'eccezione.

di Alessandro Mastroluca | 27 maggio 2019

Quanto tempo è ancora? Cambia la visuale sul rinnovato Philippe Chatrier, poi scendono in campo loro, Novak Djokovic e Rafa Nadal. E torna il solito esercizio di efficienza e varietà. Provano soluzioni, non sprecano energie. Marcano la superiorità dai primi punti e scivolano di inerzia verso due vittorie agevoli. La teoria e la classifica suggerivano un primo step più difficile per Djokovic, contro il numero 44 del mondo Hubert Hurkacz, rispetto a Nadal opposto al lucky loser debuttante Yannick Hanfmann. Ma il numero 1 del mondo ha trasformato il primo passo del suo quindicesimo Roland Garros in un esercizio routinario. I primi indizi non suggeriscono un gran divario fra i due primi favoriti per il titolo. Non si vede la nota di dominio del serbo che ha caratterizzato la finale dell'Australian Open, si può archiviare la superiorità di Nadal nel primo e nel terzo set della finale di Roma come un'eccezione dovuta alla stanchezza di Djokovic. I presupposti di un passo a due verso la finale ci sono tutti.

 

Non è l'eco del tifo a bloccare il tedesco Yannick Hanfmann, primo avversario di Rafa Nadal. “Riesco a sentire il 60% di quello che una persona normale riesce a percepire da ciascun orecchio” ha detto, “ma non credo che nel tennis sia un grande svantaggio”. Lo è molto di più essere sorteggiato, per il debutto al Roland Garros da qualificato, contro il giocatore con la percentuale di vittorie più alta di sempre sulla terra battuta. “Stai scherzando?” gli hanno scritto via Whatsapp alla notizia degli abbinamenti dei qualificati. Le poche ore di relax da turista nel centro di Parigi si sono vestite di nuovi colori. Prometteva la spavalderia di chi non ha niente da perdere, Hanfmann. Ma con i rimbalzi alti, in un pomeriggio finalmente di sole, anticipare il topspin di Nadal avrebbe richiesto una ridefinizione dei confini del possibile. Nadal, che ha chiuso 6-2 6-1 6-3, si è concesso il lusso di sperimentare qualche soluzione diversa dalla routine nelle due ore scarse di partita. A una settimana dal 33mo compleanno, ha vinto la quindicesima partita sulle diciotto giocate quest'anno, l'87ma su 89 al Roland Garros, la novantesima in carriera contro un qualificato in uno Slam.

 

Nadal e lo Chatrier destabilizzano Hanfmann

Nadal ha destabilizzato dall'inizio Hanfmann che, come tanti alla prima volta sul Philippe Chatrier, si lasciano disorientare dagli out fuori misura. I punti di riferimento inevitabilmente cambiano e la disabitudine induce a perdersi.

 

Lo spagnolo, sconfitto solo due volte su 113 partite al meglio dei cinque set sul rosso, ha salvato quattro palle break nel primo game. Poi ha veleggiato verso il successo numero 79, sugli 87 al Roland Garros, maturato dopo aver vinto il primo set. "Ho fatto bene molte cose oggi, non ho sbagliato tanto. Ho giocato un match solido, sono contento di aver passato il turno in tre set”.

 

Il tedesco è esploso tardi, dopo la laurea in relazioni internazionali alla University of Southern California. Battuto da Fognini nei quarti a Gstaad nel 2017, non ha più vinto una partita nel circuito ATP dal torneo di Monaco di Baviera dell'anno scorso.

 

"Migliorarsi sempre ti fa allenare meglio"

La necessità di guadagnare campo e di colpire dall'alto per guadagnare profondità lo porta inevitabilmente fuori giri e sopra ritmo. Nadal, invece, amministra senza forzare. “Ho sempre avuto la capacità di comprendere la strategia, di decrittare lo sviluppo delle partite” diceva in una lunga intervista all'Equipe alla vigilia del Roland Garros. “Ma adesso guardo molto meno tennis di prima: quando sono a casa, e non sono impegnato in un torneo, è sconnessione totale”.

 

Quest'anno ha cambiato il movimento di servizio in Australia, è passato a un mulinello più corto con una spinta meno accentuata delle gambe e una rotazione del busto meno pronunciata, anche se sulla terra è tornato all'antico per ritrovare fiducia e buone vibrazioni. Sulla terra si concede anche il ritorno a un dritto più liftato, più carico, rispetto a quanto visto sul duro, conseguenza inevitabile di una ricerca della brevità che obbedisca all'età e a un fisico provato. “Penso che sia molto importante cercare di migliorarsi sempre” ha detto sempre all'Equipe, “perché questo ti dà speranza, ti fa allenare con un obiettivo chiaro e una motivazione più forte. Allenarsi per allenarsi non basta a mantenere gli stimoli”.

 

Si allena meno, Nadal, ma con la stessa intensità. Non si arriva altrimenti a 430 vittorie in carriera sulla terra battuta. E il totale è prevedibilmente destinato ad aumentare contro il tedesco Yannick Maden che ha sconfitto Kimmer Coppejans. Nadal non l'ha mai affrontato, ma ha spiegato di averlo studiato su Youtube.

Djokovic, il valore dell'efficienza

Nel passaggio dall'analisi all'applicazione si è sgonfiato Hubert Hurkacz. Il polacco ha continuato con improduttiva pervicacia a servire contro il rovescio di Djokovic. Il numero 1 del mondo, mai battuto al primo turno al Roland Garros, ha iniziato dal primo punto a rispondere aggressivo e a cercare gli angoli al servizio.

 

Il polacco, numero 188 del mondo un anno fa e oggi numero 44 con tre vittorie all'attivo contro un top 10, non si è praticamente mai ripreso dopo il break sofferto al primo game. La sua prevedibilità nelle scelte al servizio hanno consentito a Djokovic di prendere il controllo dello scambio già dalla risposta. Hurkacz, chiamato a difendersi lontano dal campo, ha perso fiducia nella prima, uno dei suoi colpi forti. Djokovic per tutto il primo set non ha praticamente mai servito al corpo. Ha costruito così un vantaggio psicologico e competitivo alimentato dal 72% di punti vinti con la prima e da sei turni di battuta tenuti a zero nel match.

 

La fluidità nella variazione delle traiettorie, sia al servizio, sia nel corso dello scambio, nella gestione delle rotazioni in back e in top, depotenziano Hurkacz, che scivola sempre più indietro per la testarda fedeltà a una strategia di gioco che non paga. Un eccesso di disciplina, il timore di pensare fuori dagli schemi non fanno altro che favorire le strategie di Djokovic a cui basta giocare un match normale per iniziare senza inattese insidie il ventesimo Slam da testa di serie numero 1.

 

Il percorso verso il quarto major consecutivo di Djokovic, mai battuto al primo turno in uno Slam dal 2006, prosegue contro Henri Laaksonen. Il lucky loser svizzero, che ha eliminato Pedro Martinez, non ha mai sconfitto un top 10 in carriera. Da un anno ha dovuto rinunciare al pesce. Cresciuto per i primi 16 anni in Finlandia, mangiava salmone tre o quattro volte a settimana. Poi però ha iniziato a sviluppare una forma di intolleranza che gli provocava dolori fortissimi a muscoli e tendini e febbre: dai sintomi che racconta sul sito dell'ATP si potrebbe pensare a forme di infiammazione da anisakis. Tornato vicino alla top 100 e al suo best ranking di numero 93 Laaksonen, numero 104 del mondo, ha scambiato il pesce con il pollo e il manzo. La salute ne ha evidentemente guadagnato. Il debutto nel main draw al Roland Garros, con annessa vittoria, è la migliore ricompensa. Esserci contro Djokovic è già un successo.