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Campioni internazionali

Tursunov-Sabalenka, una coppia davvero esplosiva

Lui, il coach, è Dmitry Tursunov, 36enne di Mosca ex top 20 ritiratosi un paio di stagioni fa. Lei, la giocatrice, è Aryna Sabalenka, 21enne di Minsk che ha già abbattuto il muro della top ten. La "strana coppia" è pronta a marciare su Parigi e Wimbledon.

di Vincenzo Martucci | 24 maggio 2019

 
La strana coppia del tennis donne è rissosa e imprevedibile, bella e altera, incomprensibile ai più come la lingua che parla e come il gioco d’istinto e di fiammate dell’atleta del tandem. E’ fatta da un allenatore russo e da una atleta bielorussa, due attaccanti da fondo campo forgiati dal duro lavoro che nascondono il tocco tennistico dietro il pugno del ko e lo sguardo da matti. Della serie: con noi è meglio non litigare. Lui, Dmitry Tursunov, anni 36, è arrivato al numero 20 Atp Tour di singolare nel 2006, aggiudicandosi 7 tornei, firmando una coppa Davis - nella semifinale 2006 superò Andy Roddick 17-15 al quinto set - e mettendosi in tasca circa 6 milioni di dollari di premi. Lei, Aryna Sabalenka, anni 21, a febbraio è arrivata al 9 Wta, ora è 11, con 3 trofei in bacheca e già due milioni e mezzo di dollari in banca. Dmitry il biondo è partito a 12 anni da Mosca grazie a papà ingegnere nucleare ed è sbarcato nell’Eldorado del tennis, in America: lei, Aryna, degna figlia di Sergey ex giocatore di hockey, è orgogliosa figlia di Minsk, dove torna tuttora appena può e ha combattuto col coltello fra i denti per arrivare a una storica finale di Fed Cup.

Carattere e personalità

Tursunov allena Sabalenka a diventare protagonista. Lei si ribella spesso e volentieri come un puledro che non sopporta le briglie, e inscena con lui simpatiche scenette quando lo chiama in aiuto in campo, e si sente dire in diretta: “Idee? Non ho idee, mi dispiace”. Anche se poi lo ringrazia pubblicamente: “Litighiamo, il nostro rapporto è pieno di altre bassi, ma se prima tiravo forte su ogni palla e adesso ho iniziato a pensare sul campo, il 50% del merito è del mio coach. Che mi tranquillizza: io tendo ad essere troppo emotiva”. Lui, quando giocava, era fumantino, tanto che, a Wimbledon 2006, nervosissimo, sul 7-8 del quinto set che poi perse con Nieminen, chiamò l’arbitro idiota e gli lanciò contro la racchetta, beccandosi 7500 dollari di multa e, nel 2008, a Birmingham, sotto di un set e di un break, lasciò il campo per protesta, dopo una chiamata negativa, e fu espulso dal torneo anche in singolare. E’ stato uno dei primi ad utilizzare twitter come mezzo di comunicazione di massa nel tennis, aprì un blog per lasciar spazio una volta alla settimana a un collega diverso e spiegò così per benino al New York Times, che gli aveva fatto i conti in tasca, di aver solo sfruttato il regolamento fallace per guadagnare 323.626 dollari utilizzando il ranking protetto - per i giocatori al rientro alle gare dopo un grave infortunio - proprio in occasione degli Slam. Dove i premi sono più alti. Dettaglio non trascurabile: si ritirava dopo una frazione di partita.

Da mina vagante a top ten

Il binomio Tursunov-Sabalenka, nato a luglio, sull’erba che tutti e due adorano perché si addice alla loro natura, produce continuamente fulmini e saette, ma anche ottimi risultati da parte di una delle più pericolose mine vaganti del circuito donne. Giocatrice dell’anno del 2018, che ha battuto Karolina Pliskova con 40 vincenti e 39 errori gratuiti e Caroline Wozniacki col bilancio 64-54. “Essere protagonista non è mai stata la mia priorità. Da allenatore, spero di poter aiutare qualcun altro a non commettere certi errori e a vivere un percorso meno tortuoso del mio”, racconta Dmitry. Che si arrabbia moltissimo con Aryna quando fa di testa sua: “Le parole servono prima del match, quando lei magari non ascolta. Quindi, se vuole mostrare il suo carattere che lo faccia, ma accetti poi le conseguenze delle sue decisioni”. Di certo, Tursunov ricorda benissimo com’era lui, da giocatore, quando impazziva di rabbia e polverizzava racchette: “Da coach sono sicuramente molto più calmo, ci sono sempre le frustrazioni, ma oggi sono diverse da allora. Quando non accettavo l’errore e m’infuriavo. Col tempo ho imparato che sbagliare è fatale, e cerco di spiegare ad Aryna che, controllare le emozioni è una parte importante del gioco stesso, anche se la pazienza è molto difficile in un giovane. E’ molto più comune la frustrazione perché le cose non vanno come vorresti”.

Un'ottima occasione

Parigi e Wimbledon danno fiducia alla strana coppia: l’anno scorso la virago bielorussa ci ha perso subito al primo turno e quindi ora punta a guadagnare punti in classifica preziosi. Sembra un’altra vita, da numero 48 del mondo, prima di coach Tursunov.